COMBONI, QUEL GIORNO

RCA – Rep. Centrafricaine

Sede: Bangui
Membri: 34 (2 vescovi, 22 sacerdoti, 3 fratelli e 7 scolastici)
Comunità: 8 + 2 residenze vescovili
Superiore Provinciale: P. Aldegheri Giorgio

Roma glielo “ruba” nel 1878, staccandolo dal suo vicariato ed assegnandolo ad altri missionari, e lui ci rimane male. Il territorio dell’Oubanghi–Chari, praticamente l’attuale Centrafrica, inizialmente faceva infatti parte dell’immenso Vicariato Apostolico dell’Africa Centrale, affidato a Comboni ed ai suoi missionari. Onestamente, al momento Comboni non ha personale sufficiente da lanciare in quella direzione. Chissà che in futuro, nel giro di qualche anno… Ma tre anni dopo Comboni muore. Nel 1894 la Santa Sede restituisce quasi tutto il territorio ai suoi figli, ma anche la giovane congregazione dei Figli del Sacro Cuore di Gesù non dispone ancora di forze sufficienti per avventurarsi nella zona. Bisogna quindi aspettare altri 70 anni prima che i comboniani raggiungano il Centrafrica. Sono preceduti da migliaia di rifugiati sudanesi, fra cui molti cristiani, che cercano di sfuggire alle vessazioni con cui gli arabi e il governo musulmani di Khartoum tentano di reprimere la sete di autonomia del sud del paese. Molti provengono dalle missioni da cui i comboniani e le comboniane sono stati espulsi in massa nel 1964. Mons. Domenico Ferrara, Prefetto Apostolico espulso dal Sudan, nel 1965 va in Centrafrica per assistere materialmente e spiritualmente i suoi cristiani. Questi gli chiedono di far tornare i “loro” missionari e suore. Anche il vescovo di Bangassou, la diocesi centrafricana in cui si sono riversati i rifugiati, insiste e appoggia la richiesta. Il 5 settembre 1966 i primi quattro comboniani, due padri e due fratelli, arrivano ad Obo. Poco dopo sono ad Abossi, a una decina di chilometri dal Sudan, fra i rifugiati che li accolgono con gioia. L’anno seguente, in dicembre, giungono ad Obo le comboniane, per aiutare una ventina di suore sudanesi della giovane congregazione di Nostra Signora delle Vittorie, fondata da Mons. Ferrara e guidata in passato dalla comboniana Sr. Bartolomea Pedretti. Abosi, Mboki, Bazia-Baiwo, sono i nomi che segnano anni di assistenza materiale, religiosa, sanitaria e scolastica ai rifugiati. Nel 1969 i comboniani assumono anche la missione di Obo. La comunità delle suore a Bimbo, a pochi chilometri da Bangui, e la parrocchia di Nostra Signora di Fatima nella capitale, consolidano la presenza comboniana nel paese.

Dopo gli accordi di Addis Abeba nel ’72, i rifugiati tornano lentamente in Sudan e comincia una nuova fase della missione comboniana in Centrafrica. Passata l’emergenza dei rifugiati, l’ultimo trentennio vede suore, padri e fratelli cercare di rispondere ai bisogni della Chiesa e del popolo centrafricano, in diverse zone e diocesi del paese. A distanza di anni, alcune comunità sono state lasciate, come Zemio e Obo. Attualmente, i comboniani lavorano a Bangui (3 comunità), Boda, Dekoa, Grimari, Mbaiki, M’bata (più Mongoumba e Safa) e Tokoyo. Dal canto loro, le comboniane sono presenti a Bangui (2 comunità), Batangafo, Kaga-Bandoro, Kembe, Tokoyo e Zomea, tra i pigmei. Giuridicamente, la Delegazione dei comboniani diventa Regione nel 1975. Due anni più tardi si apre la prima delle missioni comboniane in Ciad, che faranno parte della Provincia del Centrafica fino al 1989, quando vengono erette in Delegazione autonoma.
Da tempo, i due istituti hanno aperto a Bangui un postulato. I comboniani centrafricani sono 6, le suore 2. Per vari anni, i comboniani hanno assicurato la direzione del seminario maggiore nazionale di Bimbo (1987- 94) e l’attività della radio diocesana Notre Dame. Padri e fratelli si dedicano alla pastorale nelle parrocchie e nel campo della promozione umana e sociale, in tutte le sue dimensioni, mentre le suore sono particolarmente attente alla formazione della donna e alla pastorale sanitaria e progettano di aprirsi maggiormente al lavoro fra i pigmei. Per tutti, non mancano certo le sfide, in tutti i campi: dal dialogo con l’islam e un approccio fermo ma costruttivo con le sette, al flagello dell’Aids e l’impegno per la formazione di laici locali a tutti i livelli perché diventino sempre più protagonisti dello sviluppo democratico del paese e della crescita di una comunità cristiana matura e dinamica.

A poco più di cent’anni dai suoi inizi, nella ricerca di una pastorale comune, la Chiesa centrafricana si è data tre priorità: Formazione, Sanità, e impegno per la Promozione umana. Un programma in cui comboniani e comboniane, in spirito di servizio, sono pronti a fare la loro parte.