COMBONI, QUEL GIORNO

EC - Ecuador

Sede: Quito
Membri: 38 (1 vescovo, 27 padri, 10 fratelli)
Comunità: 10 + 1 residenza vescovile
Superiore Provinciale: P. González Ponce Rafael

"Pare che il S. Padre abbia accordata una tal grazia alla Repubblica dell'Ecuador in America, postulantibus quel Presidente e l'Arcivescovo di Quito: spero perciò che si accorderà anche a questa mia derelitta parte del mondo africano equatoriale...”

Chi scrive è Mons. Comboni. La grazia concessa all’Ecuador e che egli spera di ottenere anche per il suo vicariato è che il giorno “sacro al Cuore dolcissimo di Gesù in tutto il Vicariato dell'Africa Centrale sia Festa di Precetto e sia celebrato con Doppio di I classe con Ottava”. Nella lettera al vescovo di Brescia, l’accenno alla richiesta del presidente García Moreno dimostra un Comboni bene informato. Di fatto, pochi mesi separano la consacrazione al Sacro Cuore dell’Ecuador da quella del vicariato apostolico dell’Africa Centrale, fatta da Comboni il 14 settembre del 1873. Sudan e Ecuador, Comboni e García Moreno: due paesi e due uomini in continenti diversi, uniti da uno stesso atto di fede. Coincidenze, certo. Ma è perlomeno curioso che un’ottantina di anni dopo, il 2 aprile 1955, due sacerdoti e un fratello, “Figli del Sacro Cuore di Gesù”, arrivino proprio a Quito per iniziare una nuova missione comboniana!

Arrivare in Ecuador non è stato facile. E non solo per il viaggio in aereo durato ben…8 giorni, da Roma a Copenhaghen, Glasgow, Terranova, New York, Kingston (Giamaica), Barranquilla (Colombia), Guayaquil e finalmente Quito.

La cosa più difficile è accettare l’idea di andare in missione non più in Africa ma in America Latina! Quando Pio XII affida ai comboniani la Prefettura di Esmeraldas e nomina P. Angelo Barbisotti amministratore apostolico il 14 dicembre 1954, molti nell’istituto reagiscono. “Siamo nati per l’Africa!”, obiettano. Ma la Santa Sede non recede. Il fatto che P. Barbisotti, lasciato libero dai superiori di visitare tutte le comunità della congregazione e di portare con sé “tutti quelli che sono liberi e disposti a seguirlo” non ne trovi neppure uno, la dice lunga sull’opinione e i sentimenti prevalenti nell’istituto. Ben presto, i nuovi arrivati si rendono conto che per molti versi in
Esmeraldas, con una popolazione in maggioranza nera e una situazione di grande povertà sociale e religiosa, hanno incontrato la loro Africa. Ai PP. Barbisotti e Marro e a Fr. Fusetto si aggiungono altri confratelli, i primi di una lunga lista che dal 1959 si arricchisce della presenza delle prime suore comboniane, Sr. Albana, Alma e Ines.

È l’inizio della storia comboniana in Ecuador, una vicenda che si può schematicamente dividere in tre grandi periodi.

1955-1972: la missione comboniana

I primi anni sono caratterizzati da una massiccia opera di evangelizzazione e ri-evangelizzazione della prefettura di Esmeraldas, pastoralmente abbandonata da troppo tempo. Catechesi, celebrazione dei sacramenti, formazione delle comunità locali vedono impegnati un gruppo consistente di comboniani e comboniane, che contemporaneamente si preoccupano della scuola, della salute e del progresso sociale degli esmeraldegni. Molti padri, fratelli e suore vengono da un’esperienza missionaria in Africa, cominciando dal vescovo stesso, e ne fanno tesoro per costituire parrocchie, creare strutture, formare catechisti e responsabili in tutte le comunità. I fratelli educano generazioni di giovani al lavoro (il fiore all’occhiello di questo impegno è la “Ciudad de los muchachos”), mentre le suore si dedicano in particolare alle ragazze e alle donne, alle visite a domicilio e agli ammalati. A poco a poco, nasce una rete di dispensari e di scuole di taglio e cucito. È un lavoro che segue schemi tradizionali ma efficaci, fatto soprattutto con grande generosità e senza risparmio di energie, tanto che qualcuno poi potrà dire: “Questi missionari italiani hanno fatto più lavoro apostolico in 17 anni che non tutti gli altri missionari in oltre 400 anni di evangelizzazione”.

1973-1995: verso una Chiesa pluralista

Dopo la morte del pioniere, Mons. Angelo Barbisotti, Esmeraldas ha in Mons. Enrico Bartolucci il suo secondo vescovo e pastore. Tocca a lui gestire e per certi versi soffrire il passaggio da una missione esclusivamente comboniana ad una chiesa più aperta e pluralista, in cui arrivano e collaborano nuove forze di istituti diversi. In fedeltà al proprio carisma, la famiglia comboniana si rimette in movimento, consegnando parrocchie ed istituzioni giá avviate per aprire altri fronti in situazioni più “missionarie” in altre parti del paese, oltre i confini di Esmeraldas, prima a Manabi e poi a Guayaquil. L’arrivo di una dozzina di istituti religiosi e di vari sacerdoti “Fidei Donum” impone a tutti la conversione non sempre facile ad una “pastorale d’insieme”, che il vescovo incoraggia con fermezza e pazienza. Diminuiti di numero, i comboniani si dedicano alla “evangelizzazione delle culture”, lanciando nuove iniziative e sviluppando progetti le cui basi erano state gettate precedentemente, come la “Radio Antena Libre”, l’università cattolica, la rivista “Iglesia Joven” , trasmissioni radio e televisive, una Biblioteca specializzata, il seminario e molte altre attività. È di questo periodo l’impegno con i movimenti indigenisti e soprattutto afro, in cui si esprime oggi l’amore di Comboni alla “Nigrizia” e la sua fiducia che gli ultimi possano diventare protagonisti della propria liberazione. Da ricordare anche la campagna per l’iscrizione al registro civile di decine di migliaia di persone, che ricuperano così i loro diritti e identità nella società.

Dal 1980 ad oggi: animazione missionaria della Chiesa dell’Ecuador

All’interno del secondo periodo descritto sopra, s’inserisce un fenomeno che caratterizza lo sviluppo della presenza comboniana in Ecuador e che parte intorno agli anni ’80 per continuare fino ad oggi. Da un impegno prevalentemente di evangelizzazione e poi di pastorale parrocchiale e settoriale, rispettivamente nel primo e secondo periodo, padri, fratelli e suore iniziano ad impegnarsi sempre più decisamente sul fronte della animazione missionaria delle comunità cristiane che hanno contribuito a formare. È il frutto maturo di una presenza comboniana che tende appunto a far diventare gli Ecuadoriani stessi missionari sia della loro gente sia di altri popoli del mondo.

Per le suore, le tappe di questo progressivo impegno nel campo dell’animazione missionaria e orientamento vocazionale sono l’apertura in Quito della sede provinciale (1979), del postulato (1980) e del noviziato (1985). Per i comboniani, questo significa il lancio delle due riviste Sin Fronteras (3.500 copie) e Aguiluchos (1.500 copie) e l’apertura del Centro di Animazione Missionaria (CAM, 1981) e del postulato (1982) a Quito. Il desiderio e l’esigenza di animazione missionaria spinge poi tutti e due gli istituti a varcare i confini dell’Ecuador. Iniziano i comboniani nel 1981, con l’apertura di un CAM a Cali, in Colombia, seguito da un altro a Bogotá nel 1988. Il crescente sviluppo della loro presenza nel paese conduce poi all’erezione della Colombia in Delegazione autonoma nel 2002. Anche le comboniane si aprono alla Colombia, con una comunità di Animazione Missionaria a Medellín nel 1998. In Perù, dove sono presenti a Pueblo Libre (Lima) fin dal 1979, iniziano nel 1985 la comunità di inserzione e animazione di Nueva Esperanza, sostituita nel 2002 da quella di El Nazareno. Queste tre comunità appartengono però di fatto all’unica provincia Ecuador-Perù-Colombia (ECP). A partire dal 1994, operano in Ecuador anche vari Missionari Laici Comboniani provenienti da Spagna, USA, Messico, Germania e Colombia.

L’Ecuador si prepara a celebrare mezzo secolo di presenza comboniana. Il primo impatto, il lavoro di evangelizzazione e poi l’impegno per la realizzazione iniziale del Concilio hanno consegnato alla tradizione comboniana nomi di posti, di padri, fratelli e suore che non è possibile elencare qui, ma che rimangono impressi nella memoria della gente. Anche lo sforzo di collegare la Chiesa di Esmeraldas e dell’Ecuador al contesto latinoamericano e al movimento di rinnovamento di Medellin, che ha caratterizzato il secondo periodo di comboniano nel paese ha dato i suoi frutti. Mentre continuano il loro servizio e cammino di Chiesa con il popolo ecuadoriano, comboniani e comboniane, assieme alle Missionarie Secolari Comboniane presenti nel paese dal 1980 e ai primi Laici Missionari Comboniani locali, cercano ora di condividere il dono del carisma missionario ad gentes, aprendo all’Ecuador le strade della missione in tutto il mondo.