COMBONI, QUEL GIORNO

Eritrea: una “Corea del Nord africana”

Lunedì 13 novembre 2017
Le Nazioni Unite dipingono un paese in crisi, in cui non esistono istituzioni e processi democratici, la libertà di stampa è inesistente, il servizio militare è a tempo indeterminato e i rapporti con tutte le nazioni vicine sono pessimi. Anche le comunità religiose soffrono. «L’Eritrea è il paese con meno libertà al mondo». Ad affermarlo non è un oppositore del presidente Isayas Afeworki e neanche una dichiarazione dell’odiato governo etiope, bensì un documento ufficiale delle Nazioni Unite. Il rapporto, frutto del lavoro di una Commissione d’inchiesta sui diritti umani che ha preso in esame le testimonianze di 550 eritrei e ha visionato 160 scritti (ma alla quale è stato impedito di entrare nello Stato), accusa il governo eritreo di «sistematiche, diffuse e gravi violazioni dei diritti umani», tra le quali torture, violenze sessuali, sparizioni e lavori forzati. L’Eritrea è dipinta come una «Corea del Nord africana» nella quale non esistono istituzioni e processi democratici, la libertà di stampa è inesistente, il servizio militare è a tempo indeterminato e i rapporti con tutte le nazioni vicine sono pessimi. Ma come si è arrivati a questa situazione? La situazione attuale affonda le radici nella storia del paese. (...) Per continuare a leggere la News analysis su Omnis Terra cliccare qui.

“Preghiamo per la Chiesa perseguitata in Eritrea”:
appello dei Vescovi dell’Africa Orientale

 


Città di Asmara,
capitale dell'Eritrea.

 

“Dobbiamo seguitare a pregare per la Chiesa in Eritrea, che continua a essere perseguitata, con il governo che confisca proprietà ecclesiastiche, non permette la costruzione di chiese e minaccia l’esistenza stessa della Chiesa” afferma p. Ferdinand Lugonzo, Segretario Generale della Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa (AMECEA), in un colloquio con l’Agenzia Fides nel quale spiega il messaggio di solidarietà inviato ai cristiani eritrei da una delegazione dell’AMECEA: “Attualmente cinque seminaristi sono in prigione – dice p. Lugonzo – sembra per questioni relative al servizio militare obbligatorio”. La visita di solidarietà in Eritrea da parte della delegazione dell’AMECEA è iniziata il 30 ottobre e si è conclusa domenica 5 novembre 2017. La visita era tra i punti inseriti nella risoluzione finale della 18esima Assemblea Plenaria dell’AMECEA, che si è tenuta nella capitale del Malawi, Lilongwe, nel 2014.

Nel loro messaggio di solidarietà, i membri della delegazione spiegano che hanno incontrato non solo i responsabili e i laici della Chiesa cattolica, ma “abbiamo avuto l’occasione di incontrare alcuni leader civili a diversi livelli del governo”, come “i responsabili di altre comunità religiose”. Nel loro messaggio, i membri della delegazione incoraggiano “tutte le comunità religiose in Eritrea a cercare di lavorare in armonia per promuovere il bene comune” e rendono omaggio “alla testimonianza di fede e ai sacrifici dei primi missionari che hanno piantato i semi della fede nel Paese”.

La delegazione ha notato con soddisfazione che le autorità locali apprezzano gli sforzi effettuati dalla Chiesa cattolica, insieme ad altre comunità di fede, per il benessere degli Eritrei, ma, allo stesso tempo, ha osservato “con molta preoccupazione il fatto che la Chiesa opera in un ambiente molto difficile”.

La delegazione ha esortato esplicitamente il governo eritreo ad assicurare un ambiente favorevole “affinché la Chiesa ricopra il suo giusto ruolo nello sviluppo della popolazione”. In particolare, la delegazione AMECEA ha espresso preoccupazione per gli impedimenti alla costruzione non solo delle chiese, ma anche delle residenze per il clero e i religiosi a causa di quelli che sono descritti come “fattori esterni”.

La rappresentanza dell’AMECEA ha riconosciuto la forte testimonianza di fede dei membri del clero, dei religiosi e dei laici, lodandone la forza nel resistere in un ambiente difficile. Infine la delegazione ha chiesto al governo di Asmara, “pur conoscendo il conflitto sui confini tra Eritrea ed Etiopia”, il permesso ai Vescovi dell’Eritrea di partecipare alla 19esima Assemblea Plenaria dell’AMECEA che si terrà ad Addis Abeba nel luglio 2018.

La delegazione era guidata da Sua Ecc. Mons. Thomas Msusa, Arcivescovo di Blantyre (Malawi) e Vice Presidente del Comitato Esecutivo dell’AMECEA. Ne facevano parte Sua Eminenza il Cardinale John Njue, Arcivescovo di Nairobi (Kenya); Sua Ecc. Mons Michael Didi, Arcivescovo di Khartoum (Sudan); Sua Ecc. Mons. Joseph Anthony Zziwa, Vescovo di Kiyinda-Mityana (Uganda); Sua Ecc. Mons. John Baptist Odama, Arcivescvo di Gulu (Uganda); p. Ferdinand Lugonzo, Segretario Generale della AMECEA.

Fanno parte dell’AMECEA i Vescovi di Eritrea, Etiopia, Kenya, Malawi, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Uganda, e Zambia, con Gibuti e Somalia come membri associati.
(Agenzia Fides)