Martedì 19 dicembre 2017
“I medici mi hanno detto che l’incontro finale con il Padre dovrebbe essere prima del Natale 2018. Ho una grande voglia di spiccare questo salto nelle Sue braccia. Lui ora sorregge il mio incedere un po’ instabile, cerca di mettere le mie mani nelle mani del mio fratello o della sorella che soffre più di me. A volte, ed è il più delle volte, non può far altro che prendermi in braccio, tergendomi le immancabili lacrime.” Con questa parole ci augura un buon Natale 2017 padre Alberto Modonesi, 75 anni, comboniano italiano bresciano che ha vissuto tra Egitto, Sudan e Sud Sudan circa 45 anni. Il missionario è stato morso dalla vipera del deserto molti anni fa: è sopravvissuto ma con problemi di salute, soprattutto al fegato. Ha dovuto lasciare Juba dopo un attacco di malaria. Un anno fa gli è stato diagnosticato un cancro al pancreas con metastasi al fegato. Qui sotto la sua testimonianza.

AVVENTO e NATALE 2017

Carissimi:
È trascorso un anno circa dal Natale 2016, quando ho ricevuto il referto medico di essere stato attaccato da un cancro al pancreas con metastasi al fegato.

Allora l’avevo qualificato come un dono speciale, perché nella mia ingenuità e, forse nella mia eccessiva presunzione ed orgoglio, credevo che mi fosse facile accettare di camminare a fianco di Gesù e dei miei fratelli che soffrono. Invece mi sono accorto che sono stati proprio i miei fratelli e le mie sorelle più deboli, che mi hanno dato il coraggio di continuare la salita verso la Vetta, assieme a Gesù e in loro compagnia. È stato quindi un anno in cui ho contemplato fiori mai visti prima, i cui profumi mi hanno circondato e sono penetrati nel più profondo delle mie piccole piaghe cancerogene, portando sollievo, vita e desiderio di combattere.

Il primo fiore è stato l’incontro, dopo la prima seduta di chemioterapia, con una signora sui 30 anni di età. Era seduta accanto a me e alla fine del ciclo, improvvisamente si è messa a piangere. Prima che potessi proferire parola mi disse, asciugandosi le lacrime: “Non piango per me, ma per la mia piccola di 12 mesi” e mi si gettò al collo abbracciandomi. È stato un abbraccio che non dimenticherò mai.

Il secondo fiore è un ragazzo di 18 anni, Gabriele, che sta preparandosi alla maturità classica, ragazzo innamorato di alpinismo e di scalate in alta montagna. Ho diviso con lui la stessa cameretta del reparto oncologico e abbiamo scambiato le nostre esperienze di vita, che ci hanno arricchiti reciprocamente. Lui aveva dei noduli tumorali a livello dei polmoni che lo hanno portato rapidamente a scalare l’ultima vetta verso il Paradiso, dopo pochi mesi. Un folto gruppo di giovani sono stati affascinati dalla sua silenziosa testimonianza e dalla sua attenzione a tutti coloro che soffrivano più di lui. La fragranza e la freschezza della sua presenza è stato un dono incomparabile che serbo nel cuore.

Il terzo regalo è un mazzo di fiori i cui svariati colori e profumi mi hanno fatto gustare la bellezza e la grandezza della vocazione missionaria riflessa in una trentina di confratelli comboniani che sono venuti qui a Brescia per vari esami medici. Tutti hanno un desiderio immenso di lottare per riprendere le forze, così di poter ritornare il più presto possibile in missione. Le esperienze missionarie meravigliose, gioiose e dolorose con tutta la gamma degli insuccessi e delle delusioni mi aiutano a vivere la mia vocazione missionaria nella mia condizione di debole missionario.

Il più piccolo fiore, ma non meno splendido degli altri, è il mio fratellino Padre Renato, che il giorno 27 di ottobre 2017 mi ha consegnato queste parole (che aveva scritto nel lontano 2009), parole quasi profetiche: “Grazie Alberto per tutto. Le sofferenze ci preparano ad un Paradiso Eterno. I genitori e il Signore ci aspettano. Ti sono sempre vicino con affetto. Nella mia debolezza tutto posso con il Suo Aiuto”.

I medici mi hanno detto che l’incontro finale con il PADRE dovrebbe essere prima del Natale 2018. Ho una grande voglia di spiccare questo salto nelle SUE braccia.

LUI ORA sorregge il mio incedere un po’ instabile, cerca di mettere le mie mani nelle mani del mio fratello o della sorella che soffre più di me. A volte, ed è il più delle volte, non può far altro che prendermi in braccio, tergendomi le immancabili lacrime.

Abbraccio caloroso. BUON NATALE.
Alberto Modonesi