XXIV Settimana del Tempo Ordinario: E voi chi dite che io sia?

Immagine

Gesù, lungo la strada, svolge una specie di sondaggio d’opinione presso i suoi discepoli. La domanda è duplice: "Che dice la gente che io sia?" Essi non hanno difficoltà a riportare le opinioni correnti. Subito dopo, Gesù li interpella personalmente: "E voi chi dite che io sia?"

E voi chi dite che io sia?

Is 50,5-9; Salmo 114; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35

Gesù, lungo la strada, svolge una specie di sondaggio d’opinione presso i suoi discepoli. La domanda è duplice: "Che dice la gente che io sia?" Essi non hanno difficoltà a riportare le opinioni correnti. Subito dopo, Gesù li interpella personalmente: "E voi chi dite che io sia?" Le opinioni della folla non sono trascurabili. Considerano Gesù ,dal lato della fede ebraica, tra i più grandi: Giovanni Battista, Elia, i profeti. Questa classificazione di Gesù fra i profeti equivale ad affermare che egli ha una missione divina come quelli di cui si parla  nella storia della Bibbia.

Quanto Pietro afferma a nome dei discepoli supera di molto l’opinione delle folle: “Tu sei il Cristo!" In questa "confessione di fede” egli esprime la dignità messianica di Gesù. I profeti conducevano la storia al suo compimento. Ma Cristo è colui attraverso il quale si arriva al compimento. Il termine "Cristo", letteralmente, significa "unto". Il rito dell’unzione faceva parte della cerimonia di intronizzazione dei re d’Israele e conferiva l’investitura giuridica su  Israele. Quindi il termine usato da Pietro, nella riposta, esprime il compimento delle attese di Israele Tale professione di fede dovrebbe normalmente avere un unico esito positivo: suscitare un atto di fede che riconosca in Gesù il Messia. Quello che l’uomo spera cioè per gli ultimi tempi è già avviato  e diventato realtà in Gesù di Nazareth.

La riposta di Pietro inoltre riecheggia la professione di fede della prima chiesa. Essa riflette anche la tendenza dei discepoli ad attribuire a Gesù un ruolo messianico. Bisognava allora precisare il tipo di messianismo: non quello che spinge alcuni gruppi a lottare contro gli occupanti stranieri del territorio israeliano, o quello riformatorio degli Ebrei che si sono ritirati sulle rive del Mar Morto in attesa del giudizio finale. Anche Pietro sembra non cogliere ancora il pieno e reale significato di questo messianismo. In questo clima si comprende reazione di Gesù: “E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno“. L‘ordine di tacere imposto da Gesù è dettato soprattutto dal desiderio di fare i discepoli entrare in un‘altra prospettiva. Questo è confermato dalle istruzioni successive: “E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire... poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare“. Bisognerà che Gesù passi attraverso la morte perché la sua identità venga manifestata.

Gesù parla di sé in terza persona con l’immagine del Figlio dell’uomo, espressione messianica alternativa rispetto a quella degli ambienti popolari e dei gruppi religiosi impegnati : il Figlio dell’ uomo è il rappresentante di tutti gli altri uomini davanti a Dio. Egli affida, a nome di tutti, la sua causa a Dio che lo salverà . Per dare un senso alla sua morte Gesù si ispira  alla figura profetica del giusto perseguitato dagli uomini ma protetto e salvato da Dio . Sullo sfondo del terzo canto del “servo del signore (cf. prima lettura) si profila la figura di Gesù: egli supera le prove grazie alla sua fiducia nell’intervento vittorioso di Dio. La fiducia – fede di cui si parla non è quella che si accontenta di dichiarazioni verbali e sterili. Essa deve essere un autentica adesione e definiva appartenenza al Signore.
Don Joseph Ndoum