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Cosa resta della Settimana sociale? Parlano i delegati regionali

Mercoledì 8 novembre 2017
Da Cagliari [26-29 ottobre 2017] portano via “un nuovo modo di dialogare con le istituzioni”, tra i loro bagagli conservano la volontà di “mettere in rete le ‘buone pratiche’ a livello regionale”. Conclusa la Settimana sociale, i direttori regionali degli Uffici per la pastorale sociale e del lavoro ricominciano il loro impegno sul territorio con nuove strategie e nuovi obiettivi. Da nord a sud, azioni diverse in base alle specificità dei territori, ma guidate dal fil rouge che ha unito i diversi momenti dalla manifestazione: una “conversione culturale” legata “alla riscoperta del senso del lavoro”. [SIR – Filippo Passantino].

Un nuovo dialogo con la politica. Un cambiamento di rotta nel dialogo con gli interlocutori di primo piano nelle regioni, come la politica e le istituzioni locali, è prioritario nel Lazio. “La Settimana sociale ci ha permesso di parlare del lavoro in maniera diversa rispetto a quanto sta facendo il mondo della politica”, ha affermato Claudio Gessi, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale laziale. Per questo motivo, più che parole nuove serve un metodo nuovo per confrontarsi. Ne è convinto anche il rappresentante del Triveneto, don Marco Cagol. “L’attenzione al lavoro, che arriva anche al livello delle politiche, è stato un punto di forza di questa esperienza, a Cagliari. Bisogna reimmettere nel dibattito e nelle scelte una serie di valori”. Con una diretta conseguenza: “Porre delle domande alle amministrazioni locali sui grandi investimenti. Portano un lavoro buono? Ogni scelta è rispettosa dell’ambiente e della qualità del lavoro che produce? Bisogna riattivare un dibattito pubblico su questi aspetti”.

L’esigenza di fare rete. “Porteremo e svilupperemo a livello regionale il metodo delle buone pratiche”. Secondo Andrea Bucelli, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale toscana, è una strategia vincente non solo a livello nazionale. “La raccolta delle buone pratiche ha consentito di far emergere realtà di rilievo in Toscana, per esempio, nel settore del credito, che meritano attenzione e possono essere sviluppate”. Per questo motivo, a livello regionale, si continuerà a sviluppare un aspetto che ha caratterizzato la Settimana sociale. “Vogliamo tenere insieme le buone pratiche, fare rete tra realtà di eccellenza, seguendo la dottrina cristiana”.

Attenzione per i giovani. Fermare l’emorragia dei ragazzi che lasciano le terre del sud per andare altrove è un’esigenza concreta nelle regioni meridionali. Per riuscirci in Campania si punta a “innescare l’attaccamento al territorio”. E a farlo con un’attenzione particolare alle periferie. Lo conferma don Rino Morra, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana. “Lì si riesce a lavorare a stretto contatto con i giovani con particolari bisogni”. Per loro l’ufficio regionale porta avanti un progetto che, dopo il momento di riflessione di Cagliari, avrà un nuovo impulso. “Stiamo lavorando a parchi culturali, cioè itinerari che riprendano sentieri di arte e cultura, a volte poco valorizzati. I ragazzi faranno da guida e promoter”. In Sicilia, invece, si vuole “accompagnarli nel percorso che conduce al lavoro”, grazie all’aiuto di alcune associazioni ecclesiali, creando “un ponte tra i gruppi giovanili e le aziende”.

Un sostegno per i più deboli. Detenuti e chi ha perso il lavoro sono al centro di due progetti in Lazio e Lombardia che, dopo la Settimana sociale, troveranno nuovo vigore. L’ufficio regionale del Lazio ha avviato una collaborazione con Confcooperative e Coldiretti, perché “vorremmo realizzare una cooperativa tra i detenuti del carcere di Paliano, che sono già al lavoro ma non hanno ancora a disposizione lo strumento della commercializzazione”. In Lombardia, si studia “un’azione concordata a livello regionale” da definire “dopo il confronto con i direttori delle altre diocesi” in favore di chi è rimasto disoccupato. “Vogliamo trovare forme concrete di accompagnamento e orientamento per chi ha perso il lavoro”, ha spiegato il direttore regionale dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, don Walter Magnoni. Un’esperienza che trova origine, a Milano, nel progetto Siloe, che si occupa di aiutare le persone in percorsi di ricollocamento.
[SIR – Filippo Passantino]