COMBONI THAT DAY

Natale sul fiume Cayapa

Giovedì 4 gennaio 2018
“Vivere la notte di Natale con la popolazione indigena Ciaci-Cayapa, all’interno del fiume Cayapa nella provincia di Esmeraldas, è stato per me – racconta suor Daniela Maccari, missionaria comboniana – uno di quei regali con la cui la vita missionaria ci sorprende con novità che vanno al di là di ogni attesa e immaginazione. Passare il Natale con loro ha significato entrare nella loro cultura, spiritualità, riti e tradizioni, attraverso le quali hanno mantenuto e consolidato una identità e una fede oggi minacciata dalle sette evangeliche che fa tabula rasa di ogni tradizione, e dalla modernità che non ha pietà né sensibilità per nessun popolo, cultura, valori ancestrali, lingue antiche…”

Punta Venado è il più importante dei Centri Cerimoniali del popolo Cayapa o Chachis (si legge Ciacis) che vivono ai margini del fiume Cayapa, all’interno della selva di Esmeraldas. I Chachis sono un popolo con una lunga storia di migrazione, con diverse versioni, una delle quali racconta che furono espulsi o scappati da Quito verso la provincia di Imbabura all’arrivo dei conquistadores e nuovamente in marcia quando anche lì arrivarono gli spagnoli. La storia, intrecciata da leggende e racconti mitici, trasmessa da una generazione all’altra, ricorda Tutsá, l’antica terra dalla quale sono poi scesi dal nord al sud del Río Cayapa, formando piccoli villaggi sulle sue rive tra cui Santa María de los Cayapas, da circa 60 anni missione comboniana, dove le missionarie sono impegnate nella pastorale delle due popolazioni, afrodiscendenti ciacis, e nella Scuola e Liceo della missione.

Nel Centro Cerimoniale di PuntaVenado, la popolazione Chachi si raduna tre volte all’anno: Natale, Settimana Santa, Celebrazione dei Defunti.

NOTTE di NATALE. Vivere con loro la notte di Natale è stato per me uno di quei regali con la cui la vita missionaria ci sorprende con novità che vanno al di là di ogni attesa e immaginazione. Passare il Natale con loro ha significato entrare nella loro cultura, spiritualità, riti e tradizioni, attraverso le quali hanno mantenuto e consolidato una identità e una fede oggi minacciata dalle sette evangeliche che fa tabula rasa di ogni tradizione, e dalla modernità che non ha pietà né sensibilità per nessun popolo, cultura, valori ancestrali, lingue antiche…

Contro questo appiattimento c’è chi resiste con tenacità e noi missionarie con loro sosteniamo una lotta che vuole motivare i giovani a non dimenticare ed appartarsi dai loro valori. Racconterò più tardi un’esperienza significativa su questo argomento.

Il NATALE, a Punta Venado, è iniziato con l’arrivo in canoa delle diverse famiglie e le imbarcazioni cariche di tutto il necessario per vivere questi tre giorni nel Centro Cerimoniale: pentole, fornelli, bombole di gas, bibite, grappoli di banane, sacchi di riso, pesci, patate, zucchero, mortaretti in abbondanza, e i tipici regali per i diversi momenti che gli organizzatori offrono a tutti i partecipanti: acqua ardente, bottiglie di  birra, brandy, profumi e sigarette.

CIAMPU’ – LA BEVANDA TIPICA. Due giorni prima di tutto questo, nei diversi villaggi, le donne hanno macinato il mais e preparato, aiutate anche dagli uomini, con ore e ore di paziente rimescolare, una specie di polenta in giganteschi paioli di rame, lasciata indurire e che poi verrà messa nel frullatore con acqua, dolce di canna da zucchero e erbe aromatiche per servire come bevanda, il tipico ‘ciampú’. Ogni tre o quattro ore, le donne, tutte in fila con la pentola di ciampu´davanti, si preparano a servirlo a tutti partecipanti.

CIBO – BEVANDE – REGALI – MUSICA. Nella cerimonia, ogni persona ha un compito: distribuzione di bevande, di piatti tipici composti da riso, banane, pesce o carne; distribuzione di regali: sigarette, acqua ardente, profumi. Ci sono gli anziani suonatori di marimba, del cununo e il bombo, due tipi di tamburo con forma e suono diverso, che resistono due giorni e due notti intere. E chi suona le campane della cappella, una delle quali ha una storia che rimonta a un veliero del tempo della conquista che una donna, non si sa esattamente dove l’abbia trovata, però sì è certo che se l’è caricata fin qui, a Punta Venado e insieme a lei, altre persone hanno portato le statue antichissime di tre santi, il Cristo del Cayapa, una Madonna e un’altra scultura ormai irriconoscibile e ridotta a un pezzo di legno deteriorato davanti alle quali la gente continua ad accendere candele e pregare.

PADRINI E MADRINE. Tra gli organizzatori della festa ci sono padrini e madrine di Gesù Bambino che dalla Chiesa lo portano, dondolandolo in un lunghissimo lenzuolo, a passo lento e solenne, accompagnati dalla marimba e dai tamburi, alla Casa Grande dove rimane tutta la notte del 24 e alle sei del mattino del 25 ritorna alla cappella, sull’altare, per circa tre o quattro ore, il tempo in cui si svolge il matrimonio ancestrale delle coppie che il giorno prima si sono sposate con il rito cattolico, durante la Messa nella quale sono stati celebrati anche 25 battesimi seguiti dal “Baile Santo” la Danza Santa, eseguita solo da bambini, segno di innocenza e purezza. Con una ulteriore processione, Gesù Bambino, che in realtà sono due statuette, un bambino e l’altro che sembra una bambina e nessuno sa spiegare il perché, ritorna alla Casa Grande dove per tutta la giornata e la notte dal 25 al 26 continua la festa e la danza dei giovani sposi.

Un momento importante nel rito religioso del matrimonio è il ‘segno dell’alleanza’, che tra la popolazione Chachi non è l’anello bensì l’uovo, segno e simbolo di unità. Lo sposo prima e poi la sposa, intercambiano questo gesto, offrendo e mangiando metà uovo ciascuno.

Anche l’abbigliamento e i colori hanno un gran significato per chi li indossa in questa cerimonia, sia la religiosa che l’ancestrale. Per il popolo Chachi il matrimonio è fondamentale per mantenere l’unità tra loro e l’armonia con la natura con la quale vivono in sintonia, anche se, negli ultimi anni, l’estrazione dell’oro, abbondante nella zona, crea enormi problemi di contaminazione del fiume e di divisione tra chi sta a favore e contro gli immediati benefici dell’estrattivismo. La questione è grave non solo per i Chachis ma per tutte le popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi, Cayapa, Santiago, Onzole, Bogotá ed altri della provincia di Esmeraldas dove l’estrazione incontrollata dell’oro ha provocato la più grande tragedia ambientale. La lotta è continua e purtroppo impari di fronte alle Concessioni dello Stato alle grandi Compagnie straniere e all’estrattivismo clandestino.

TRE CELEBRAZIONI DEL MATRIMONIO CIACI. Nel Centro Tradizionale di Punta Venado è interessante vedere professionisti, avvocati, medici, insegnanti, giovani universitari che oltre al matrimonio civile e religioso, vengono al Centro Cerimoniale per il matrimonio ancestrale che dà loro identità e appartenenza a un popolo che se pur piccolo ha radici profonde e grandi valori.

Non manca per questo la correzione degli anziani e la giustizia indigena per chi trasgredisce le leggi della moralità e della tradizione perché “qui non si viene a giocare, è cosa seria” ripetono i saggi del popolo che, con il consenso dei presenti e alla loro presenza, usano la frusta e il ceppo.

Un caso di infedeltà, con il meritato castigo, è stato denunciato, discusso e dialogato a lungo anche in questo NATALE e tutto alla presenza di tutti, adulti, giovani e bambini che con curiosità guardano, ascoltano e imparano.

Concludo qui il mio alcuni momenti del mio primo Natale Chachi o Cayapa, riconoscente all’accoglienza di questa popolazione e alla comunità delle Comboniane di Santa María che mi hanno dato l’opportunità di un Natale diverso, ricco di valori, colori e l’abbraccio di tanti bambini Chachis.