COMBONI COMO HOY

ET - Ethiopia

Sede: Addis Ababa
Membri: 36 (2 vescovo, 27 padri, 4 fratelli e 3 scolastici)
Comunità: 9 + 1 bishop's house
Superiore Provinciale: P. Ocaña Iglesias Julio

Senza metterci piede, Comboni conosce l’Abissinia da un testimone d’eccezione, il suo amico Mons. Massaia, “compagno indivisibile” per alcuni mesi a Parigi nel 1865, con il quale conserva un rapporto di amicizia e venerazione per tutta la vita. Massaia dimostra una sincera ammirazione per la passione missionaria e il Piano di Comboni. Dal canto suo, questi considera l’anziano e famoso “apostolo dei Galla”, “un santo”. Al punto che gli ruba e tiene come reliquia i sandali con cui ha percorso a piedi in lungo e in largo l’Abissinia, andando tra l’altro a consacrare vescovo di nascosto Mons. De Jacobis.

È proprio da questa terra che il Signore chiama due giovani, venduti come schiavi e poi riscattati, che diventano i primi sacerdoti africani “comboniani”, cioè compagni di Comboni nella missione dell’Africa Centrale: Antonio Dobale e Pio Hadrian.

Pio Giuseppe Hadrian, è “nativo di Abissinia, nella penisola del Sennar, presso il Nilo Azzurro”. Riscattato da D. Olivieri, diventa monaco benedettino a Subiaco. Di salute cagionevole, una volta ordinato sacerdote torna in Africa come missionario del Comboni. Purtroppo muore a El Obeid nell’agosto del 1873, dopo neppure un anno dalla sua partenza per l’Africa. Ha circa 26 anni. Antonio Dobale invece è il ragazzino “galla”, cioè dell’etnia oromo, riscattato personalmente da Comboni a Aden nel 1861. Educato a Verona, passa poi al Collegio Urbano di Roma, dove è consacrato sacerdote nel 1877. Entra nell’istituto comboniano e parte per l’Africa. Lavora a Khartoum, poi Comboni lo mette a capo della colonia di Malbes, la minuscola comunità che realizza in piccolo il suo sogno di una società cristiana secondo le intuizioni del Piano. Purtroppo, anche Don Antonio muore prematuramente a El Obeid nel 1881, un mese prima di Comboni. Si consuma così il sacrificio dei primi missionari comboniani etiopici in Sudan.

Mezzo secolo più tardi, altri comboniani arrivano nella patria di Dobale e Hadrian.

Nel 1937 Roma istituisce la Prefettura Apostolica di Gondar, affidandola al comboniano Mons. Villa. Le truppe italiane in Etiopia chiedono l’assistenza di alcuni cappellani. I comboniani chiedono di poter occuparsi anche della gente, e dal 1937 al 1941 aprono nove missioni ed un seminario minore. Anche le suore comboniane vengono a dare una mano, con cinque comunità, di cui una nella Prefettura del Tigrai. La sconfitta italiana blocca tutto, compresi i missionari, prigionieri di guerra o rimpatriati, meno un gruppo che ottiene di fermarsi in Eritrea.

A Gondar i comboniani ci tornano solo dopo 25 anni. Due anni prima, però, alla fine del 1964, inizia la missione tra i Sidamo, ad Awassa, nel sud dell’Etiopia. Nel 1965 arrivano anche le suore. Comincia un lavoro intenso di evangelizzazione e sviluppo. Dal 1970 al ’74 le suore aprono ben 12 comunità, di cui 6 fra i Sidamo. Awassa diviene prima Prefettura e poi Vicariato Apostolico, con a capo Mons. Gasparini, consacrato vescovo nel 1979. Nel 1994 gli succede Mons. Ceresoli.

Attualmente, dopo aver sviluppato e consegnato al clero locale o ad altri religiosi alcune parrocchie, i comboniani sono impegnati in 7 comunità di prima evangelizzazione nel vicariato di Awassa. Ogni comunità porta avanti anche iniziative di promozione sociale, fra cui 13 scuole con circa 8.000 studenti, 6 centri sanitari affidati a vari gruppi di suore, e 1 programma di sviluppo agricolo. A tali impegni vanno aggiunti la direzione del Centro Catechistico Pastorale, del Seminario Maggiore e dell’ufficio per lo sviluppo del Vicariato. Nell’arcidiocesi di Addis Ababa invece, oltre alla comunità provinciale, ha sede il postulato, che è anche centro di animazione missionaria e promozione vocazionale per tutto il paese. Da poco è stata aperta una missione per la prima evangelizzazione a Gelgel Beles, nello Stato di Benishangul, fra i Gumuz. Dal 2002, il gruppo comboniano in Eritrea si è costituito in Delegazione autonoma. I comboniani etiopici sono 22 (9 Padri, 2 Fratelli, 11 Scolastici).

La recente apertura di una comunità di suore e una di missionari fra i Gumuz nel Benishangul, una popolazione abbandonata finora da tutti, sottolinea l’impegno della famiglia comboniana per la prima evangelizzazione.

Oltre che a questa priorità, la presenza comboniana in Etiopia deve far fronte alla crescita dell’Islam e delle sette, alla necessità di un vero dialogo interreligioso e fra le Chiese, come pure ai problemi sempre più gravi della povertà e della giustizia sociale, e al bisogno di ricostruire e rafforzare un clima di democrazia e pace. Il tutto, lavorando accanto e con la gente, perché gli etiopici divengano sempre più protagonisti del loro sviluppo e futuro.