COMBONI COMO HOY

U - Uganda

Sede: (Mbuya) Kampala
Membri: 103 (3 vescovi, 70 sacerdoti, 19 fratelli e 11 scolastici)
Comunità: 32 + 1 bishop's house
Superiore Provinciale: P. Hategek’Imana Sylvester

Comboni sogna a lungo di arrivare in Uganda, per predicare il vangelo ad africani non ancora toccati dall’islam. Si dà da fare per organizzare una spedizione verso la regione dei laghi, che è parte del suo immenso vicariato. Ne parla anche con l’esploratore Stanley. Questi, scrive Comboni nel 1878, “mi diede opportune istruzioni per giungere fino alle sorgenti del Nilo e piantarvi una missione cattolica, e mi fece una raccomandazione presso il Re M’tesa….” Una serie di circostanze sfavorevoli gli impedisce però di realizzare il suo progetto. La zona viene anzi affidata al cardinale Lavigerie e ai suoi Padri Bianchi, che sbarcano vicino ad Entebbe, sul Lago Vittoria, nel 1879.

Nell’ultimo scorcio della sua vita, Comboni segue da lontano con interesse e apprensione le vicende di quella missione. A quasi trent’anni dalla sua morte, nel 1910, il secondo successore di Comboni, Mons. Geyer, guida personalmente lungo il corso del Nilo il primo gruppo di comboniani che dal Sudan entrano nel nord Uganda, ad Omach, tra gli Alur. La malattia del sonno li obbliga ben presto a spostarsi.

L’anno seguente si apre così la missione di Gulu, fra gli Acholi. È l’inizio di una vera epopea missionaria, che tra grosse difficoltà fa sorgere a poco a poco numerose missioni in tutto il territorio del nord Uganda, dal West Nile (1917) al Lango (1930) al Karamoja (1933).

A pochi anni dagli inizi, nel 1918, arrivano a Gulu anche le Suore comboniane, per dedicarsi in particolare alle donne. Il lavoro di prima evangelizzazione e sviluppo si svolge in un intreccio che vede collaborare fianco a fianco i due istituti comboniani, ciascuno con i propri doni e caratteristiche, nel campo della pastorale e catechesi, dell’assistenza sanitaria, della scuola e della promozione integrale della gente e del suo territorio. Il nord del paese, infatti, è considerato arretrato e primitivo e perciò spesso trascurato dalle autorità del tempo. È impossibile anche solo elencare le chiese, catecumenati, centri catechistici, dispensari, maternità, ospedali, scuolette rurali e scuole di ogni tipo e grado, secondarie, magistrali, agrarie e tecniche costruite e dirette dai missionari comboniani, suore, fratelli e sacerdoti, in tutto il nord. La seconda guerra mondiale porta con sé l’internamento di tutto il gruppo per 18 mesi a Katigondo, vicino a Masaka. Ma è solo una pausa.

Gli anni ’50 e l’inizio dei ’60 segnano l’apice dell’impegno nel settore della scuola. Il periodo che precede l’indipendenza è marcato da un particolare impegno nella formazione sociale e politica di leaders cristiani, perché sappiano assumersi le loro responsabilità nella conduzione del paese. A ciò contribuisce il mensile “Leadership”, stampato dalla tipografia di Gulu, che pubblica il giornale “Lobo Mewa” e numerosi sussidi per la formazione religiosa, liturgica, morale e civica della gente. Dopo la nazionalizzazione delle scuole, i missionari sono più liberi di impegnarsi nel lavoro pastorale.

L’espulsione in massa dei comboniani dal Sud Sudan nel 1964 diventa l’occasione per aprire nuove presenze al Sud, nelle diocesi di Kampala, Hoima e Kabale e per inserire la presenza comboniana nel tessuto ecclesiale del resto del paese. Le vicende politiche che dai tempi di Idi Amin alla presa di potere dell’attuale presidente Museveni hanno sconvolto il paese anche attraverso la lotta armata, hanno certo reso più difficile ma non impedito il lavoro missionario. La testimonianza più importante data dai missionari durante questi anni è la capacità e volontà di restare a fianco della gente, anche in situazioni di grave pericolo personale. Una decisione che costa la vita a 10 di loro, 9 padri e una suora.

La storia della presenza comboniana in Uganda non è certo esente da lentezze, incapacità e sbagli, ma conta al suo attivo tante realtà suscitate dalla grazia di Dio, come il martirio dei catechisti acholi Jildo e Daudi, beatificati nel 2001, e la fioritura di varie congregazioni religiose locali, maschili e femminili. Fondati e/o accompagnati da comboniani/e, questi istituti guardano a Comboni come ad un loro antenato nella fede, la roccia che li ha generati attraverso l’opera dei suoi figli e figlie. Dall’albero piantato a Gulu, Prefettura Apostolica nel 1923 ed ora arcidiocesi, sono nate le diocesi di Arua, Lira, e Moroto, che a loro volta hanno già dato origine a quelle di Nebbi e Kotido.

Molte comunità cristiane conservano nel cuore la memoria di tante comboniane e comboniani, che riposano nei cimiteri delle missioni o che sono partiti per non più tornare. Fratelli, suore e sacerdoti che hanno speso la vita per l’Uganda come pastori, medici, infermiere, insegnanti, costruttori, linguisti, meccanici, ostetriche, antropologi, ma soprattutto come madri e padri, fratelli e sorelle dei “loro” ugandesi. Solo tre nomi, scelti fra i troppi che qui non è possibile ricordare: Sr. Gabriella Menegon, viva nel cuore dei suoi lebbrosi di Alito, P. Bernardo Sartori, l’apostolo dello West Nile e P. Giuseppe Ambrosoli, il medico della carità di Kalongo. Di questi ultimi due è iniziato il processo per una eventuale canonizzazione.

Per molti anni la presenza comboniana in Uganda è stata massiccia: le comboniane hanno aperto complessivamente 42 comunità, mentre i comboniani nel 1971 toccano la punta massima di 344. Le cifre attuali (16 comunità per le comboniane e meno di 150 membri per i comboniani) indicano un progressivo ridimensionamento, una presenza più discreta, volta ad affiancare e collaborare con la chiesa locale, cercando di suscitare e mantenere viva in essa lo stesso spirito missionario e la passione per l’evangelizzazione dei poveri che ha condotto i comboniani in Uganda.

Le sfide

Uno sguardo sommario alle zone in cui sono ancora presenti, può aiutare a capire le sfide e gli impegni che aspettano i comboniani e le comboniane nella missione in Uganda oggi.

West Nile (Diocesi di Arua e di Nebbi)

Fra le tre parrocchie della diocesi di Arua, due sono vicine al confine col Sudan e presentano notevoli difficoltà, anche perché la maggioranza della gente è musulmana.

La diocesi di Nebbi, eretta da pochi anni tra gli Alur, sta ancora facendo i primi passi, alla ricerca di una sua identità. Si continua la presenza nei centri di animazione spirituale e pastorale per tutto il West Nile.

Acholi (Arcidiocesi di Gulu)

Gulu, fra gli Acholi, è la più antica missione comboniana, madre di tutte le Chiese del nord Uganda. È anche quella che conta il maggior numero di opere e strutture ecclesiali, sanitarie, scolastiche o di altro genere, dal seminario al centro catechistico, dall’ospedale alla tipografia, affidate ormai alla responsabilità della Chiesa locale. Ma la situazione sociale ed ecclesiale è resa difficile e precaria dall’insicurezza e dalle atrocità causate dall’Esercito di Liberazione del Signore (LRA) che dal 1986 affligge i distretti di Gulu, Kitgum e Pader. Il governo non ha dimostrato la capacità o volontà di risolvere il problema. Oltre che per un rinnovato impegno di evangelizzazione, dopo tanti anni di violenza e divisioni, la presenza delle suore e dei missionari comboniani in questa zona è testimonianza di solidarietà e fonte di speranza per il popolo. Qui sono stati uccisi P. Egidio Biscaro nel 1990 e P. Raffaele Di Bari nel 2000.

Lira

La diocesi di Lira, fra i Lango, ha zone che richiedono ancora un lavoro serio di evangelizzazione. Importante anche la collaborazione comboniana nel centro catechistico e pastorale, come pure l’aiuto per l’apostolato della radio diocesana Radiowa. I comboniani sono incaricati anche del santuario mariano di Iceme, meta di pellegrinaggi.

Karamoja (Diocesi di Moroto e di Kotido)

È la più giovane delle missioni comboniane, fra la popolazione semi-nomade dei Karimojong. È certamente un’area di prima evangelizzazione. I primi sacerdoti locali sono stati ordinati solo venti anni fa. La missione è resa più difficile dalle ricorrenti razzie di bestiame, carestie e lotte fra i diversi clan, che sottolineano l’esigenza di un coinvolgimento più efficace ed intelligente della Chiesa in progetti di sviluppo e promozione umana. Altri due missionari, P. Mario Mantovani e Fr. Godfrey Kiriwo, sono stati uccisi nell’agosto 2003, vittime della mancanza di sicurezza nella zona, portando a 14 il numero dei “martiri comboniani” in Uganda.

Il Sud (Diocesi di Kampala e Mbarara)

In genere, tra i Baganda ed altre popolazioni bantu del sud, la Chiesa è ben stabilita.Oltre all’impegno fra i Bayima di Mbarara e nella pastorale rurale ed urbana a Kampala, si collabora a livello nazionale nel campo dei Mass media (Radio Maria, Leadership), della coordinazione delle strutture sanitarie della chiesa, nell’università di Makerere e nei seminari nazionali come pure nell’impegno per la giustizia e la pace e nell’animazione missionaria della Chiesa locale. .

Uno dei frutti della presenza comboniana in Uganda è il numero di giovani che chiedono di entrare nella nostra famiglia. 15 suore comboniane, oltre 30 sacerdoti e 4 fratelli comboniani ugandesi lavorano in varie parti del mondo, mentre vari candidati sono ospiti delle case di postulato e noviziato in Uganda. Accanto ad essi recentemente sta crescendo il numero di laici che si sentono chiamati a condividere il carisma di Comboni,diventando apostoli della loro stessa gente come Laici Missionari Comboniani.