COMBONI COMO HOY

Inizia il Festival della Missione a Brescia

Giovedì 12 ottobre 2017
Un fiume di entusiasmo sta scorrendo da varie parti d’Italia. I rivoli di giovani, di missionarie e missionarie, di persone affascinate dall’incontro dei popoli stanno confluendo gioiosamente su Brescia. Dal 12 al 15 ottobre la città sarà pervasa da molteplici eventi, frutto di una meravigliosa rete di collaborazione fra istituti missionari italiani, con l’Ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana (Cei) per la cooperazione missionaria fra le Chiese e il Centro missionario diocesano di Brescia. Insomma, un’occasione da non perdere! Nella foto: “The Sun”, la band rock vicina ai temi della fede.


Vi aspettiamo
al
Festival della Missione


Il Festivale circola per le strade, sosta nelle piazze e negli spazi pubblici, si raccoglie in preghiera nelle Chiese, e raggiunge anche le case. I giovani e le giovani da altre parti d’Italia che vengono ospitati nelle famiglie sono oltre 500. La presenza missionaria, nelle sue varie articolazioni di testimonianze, ha già raggiunto quota 200. Già un migliaio le iscrizioni al concerto dei The Sun.

Questo Festival è un evento in uscita, lieto di incontrare ogni persona, per andare insieme nella profondità della vita, perché la Missione è soprattutto incontrarsi, dialogare, ascoltarsi ed accogliersi. «È quello di cui la società e la Chiesa hanno più bisogno oggi per sognare una nuova umanità, fatta di interculturalità, diversità e tanta voglia di giustizia e di pace», sottolinea il comboniano Giorgio Padovan.

Concerto dei THE SUN
"
Non muri ma ponti"

Per il concerto dei THE SUN "Non muri ma ponti" di Sabato 14 ottobre alle ore 21.00 presso il GRAND TEATRO MORATO (ex PalaBrescia) in Via S. Zeno 168 vi chiediamo gentilmente di registrare la vostra partecipazione cliccando qui. La PARTECIPAZIONE RIMANE SEMPRE LIBERA E GRATUITA. Questa modalità permetterà all’organizzazione di gestire l’afflusso di persone. Ringraziandovi della vostra disponibilità vi aspettiamo numerosi.

Mostra

Beati i perseguitati
I martiri della missione dal 2000 a oggi

Storie di martiri del nostro tempo, da Annalena Tonelli a don Andrea Santoro, da padre Fausto Tentorio alle tre saveriane uccise in Burundi. Figure che hanno lasciato un’eredità profonda sulla spiritualità del nostro tempo. Da venerdì 13 a domenica 15 ottobre dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Insieme con passione e gioia

Suor Elisa Kidanè scrive su Nigrizia, la rivista dei missionari comboniani, raccontando il Festival della missione in programma a Brescia, nella speranza che questo evento possa contribuire a ridare entusiasmo e ad osare nuove vie per annunciare il Vangelo.

Non è un film già visto. Questa volta il mondo missionario, dopo anni di latitanza o di timidi approcci con il pubblico prende il coraggio ed esce allo scoperto. Con qualcosa di inedito. Organizza un festival che racconti la missione, con linguaggi comprensibili a chiunque, e dire che è ancora possibile. E per farlo ha scelto una modalità in linea con lo stile di papa Francesco: in mezzo alla gente.

Per una volta sono state bandite conferenze con noiose analisi di esperti sullo stato di salute della missione. Niente convegni dove si usano linguaggi ostici e incomprensibili ai più.
Il festival – Brescia 12-15 ottobre – vuole parlare alla gente incontrandola nella sua quotidianità, per strada, nelle piazze e perché no, prendendo insieme un aperitivo. Vuole ribadire che la missione è possibile se siamo capaci di annunciare l’Evangelii gaudium in maniera semplice e diretta. Un festival che vuole avvicinare, raccontare e ascoltare. Un festival che vuole raggiungere il cuore.

Qualcuno si è domandato se era proprio necessario organizzare un evento di questa portata. Chi ha fatto parte della regia organizzativa sa quanto lavoro ed energia ha richiesto la programmazione. Ma la risposta è ovviamente sì. Dopo anni di inverno in cui i discorsi più ricorrenti tra le file dei missionari doc sono stati crisi, invecchiamento e mancanza di ricambio generazionale, soprattutto in Europa, il risultato di questo malessere ha paralizzato in molti casi il coraggio di guardare oltre. A tutto ciò si aggiunge la generale depressione economica che ha spinto molti istituti a giocare al ribasso, a tirare i remi in barca, a leggere gli eventi con uno sguardo puramente pecuniario, perdendo in questo modo il coraggio della profezia evangelica. Ecco dunque un festival, per scuoterci dalla sonnolenza, per uscire dal catastrofismo diffuso, per dare una boccata di ossigeno alle menti sature di pessimismo.

Dunque celebrare un Festival della Missione non solo è necessario ma urgente. Di fronte alle complesse situazioni geopolitiche, siamo spesso incapaci di dare risposte adeguate; a volte sembra che le situazioni ci sopraffacciano. Poi nella giungla di interpretazioni sulla missione, diventa quasi impossibile raccontare la nostra, e perfino tra noi missionari opponiamo a questa parola i variegati distinguo. Tutto ciò, ahimè, non scalfisce minimamente né l’opinione pubblica e né le persone che da anni seguono e ammirano il lavoro dei missionari e missionarie nel mondo. Ammirazione, punto.

Una scommessa

Dobbiamo quindi voltare pagina per osare qualcosa di nuovo. La cosa curiosa è che l’iniziativa è partita dal mondo laicale, venuto in soccorso probabilmente vedendoci un po’ in affanno soprattutto per quanto riguarda il nostro approccio comunicativo. La proposta abbozzata è stata subito accolta e fatta propria dalla Conferenza degli Istituti Missionari Italiani (Cimi) e da Missio, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), dando al festival un ampio respiro nazionale. La diocesi che si è resa disponibile a ospitare questo primo festival è stata quella di Brescia, che ha a dato la gestione della programmazione al Centro missionario diocesano.

La novità di questo festival sta nella sua parola d’ordine: Insieme e la password, facile da ricordare: passione e gioia. Questi gli ingredienti essenziali con i quali si è iniziato a “cucinare” il festival con l’obiettivo di coinvolgere i giovani, le famiglie, ma anche le persone lontane dal mondo missionario. Di qui l’idea di uscire per le strade e “farsi incontrare”, o come direbbe papa Francesco, avvicinare la gente non attraverso il proselitismo ma per attrazione.

Il festival, con il suo ricco programma di incontri, concerti, spettacoli, mostre ed eventi vuole fare rete. Questo è l’obiettivo di chi ha scommesso su questo festival: lavorare insieme, istituti missionari, associazioni, laici, giovani. Per raccontare, con passione, la gioia di uscire dai propri ranghi e camminare accanto ai popoli. Tutti i popoli.

Durante la programmazione, per esempio, un elemento importante è stato il criterio scelto per individuare le persone chiamate a dare testimonianza. Si è voluto dare priorità non tanto a “noti personaggi” quasi fossero specchietto per allodole, ma a uomini e donne che ogni giorno sul campo tentano di dire ed essere missione, testimoni che credono che ogni gesto concreto aiuta a ridisegnare questo nostro mondo in quel progetto che sta dentro il Regno dei cieli.

Si parlerà di immigrazione e della tratta delle persone, ma anche di coraggiose alternative al lamento del “siamo in pochi”... come dimostrano, ad esempio, le nuove comunità intercongregazionali che sono state aperte nelle periferie esistenziali. Insomma, il programma è ricco e come si può leggere dal sito www.festivaldellamissione. it si alterneranno testimonianze missionarie “dirette”, eventi culturali (presentazioni di libri e/o film), mostre fotografiche, momenti di ascolto della Parola e di preghiera, feste in piazza, concerti, spettacoli teatrali, proposte di animazione missionaria, degustazioni gastronomiche.

Tre giorni che speriamo ci faranno capire qual è lo spirito della vera missione.
C’è ovviamente grande attesa, per questa “prima edizione”, e come tale dovremmo attendere l’apertura del festival per capire se siamo sulla strada giusta. Comunque il solo fatto di provarci, è già una sfida non indifferente. Mission is possible e noi ci crediamo.