Domenica 10 giugno 2018
Un grande fervore ma spesso rivestito di pietismo. E con la crisi economica una presenza a rischio. [Testo di Michele Zanzucchi, in Avvenire]

Il coraggio e la vitalità della presenza cattolica. L’importanza e la necessità del dialogo interreligioso nonché ecumenico. Il futuro della regione nella prospettiva della fine del petrolio. Ne abbiamo parlato con monsignor Camillo Ballin, 73 anni, vicario apostolico dell’Arabia settentrionale in Kuwait. «La presenza cristiana nella Penisola arabica – spiega il presule, veneto di Fontaniva – dopo una forte crescita, da qualche anno è calante, perché l’epoca del denaro facile sta finendo con la crisi del petrolio, aumentano le tasse, si approfitta di ogni minimo sgarro per rispedire a casa loro i lavoratori stranieri, si parla di una fortissima diminuzione prevista dei lavoratori stranieri. Se la crisi economica si aggravasse, i cristiani da queste terre potrebbero di nuovo sparire, o quasi».

Una panoramica esterna della chiesa di Nostra Signora del Rosario,
a Doha, capitale del Qatar.

Qual è la situazione nei Paesi della Penisola arabica che ricadono nel suo vicariato?
70 anni fa il Kuwait era aperto: all’epoca fu attribuito ad esempio il terreno dove è stata edificata la chiesa attuale. In un’altra città è stato chiesto più volte un analogo permesso di costruzione, invano. Perciò si organizza il culto in grandi locali sotterranei. Non sono chiese clandestine, sono tollerate. In Qatar la situazione è positivamente indirizzata: il governo è orientato a concedere l’apertura di luoghi di culto. Le relazioni con il governo sono buone e godiamo di una libertà che non esiste in altri Paesi. In Bahrein il terreno per la nuova Cattedrale ci è stato regalato dal re in persona. Io stesso ho un passaporto del Bahrein che mi permette una grande mobilità. Nel piccolo Stato del Bahrein c’è libertà di culto e vengono concessi permessi di costruire chiese. Nel consiglio del re siedono una donna cattolica e una ebrea. Recentemente sono stati concessi dei terreni per edificare altre cinque chiese.

L’Arabia Saudita merita un discorso a parte. Ci sono segnali di apertura, come testimoniano le visite del patriarca maronita RaÏ e del cardinale Tauran…
Da circa un anno anche nel regno wahhabita per eccellenza, quello considerato da sempre il più ‘chiuso’, qualcosa si sta muovendo sotto il governo del re Salman e di suo figlio, il dinamico e potente Muhammad. Anche nel campo della libertà religiosa si notano dei passi in avanti, modesti ma incoraggianti: in questo periodo, ad esempio, la ‘polizia religiosa’ non entra più nelle case private, che sono i soli luoghi in cui vengono svolte le cerimonie religiose non musulmane. I fedeli cattolici in Arabia Saudita non sono pochi, giungendo ad essere un milione e mezzo, filippini in particolare, che si riuniscono regolarmente nelle loro case per il culto officiato da alcuni preti.

Stupisce il fervore delle comunità cattoliche…
C’è molto fervore nei fedeli che frequentano le nostre parrocchie. Ma tale fervore spesso si riveste di pietismo. Per questo le nostre parrocchie cercano di aiutare questi immigrati, la cui fede è granitica almeno nelle sue espressioni esterne, ad andare al di là delle forme per entrare nella sostanza del Vangelo. Il fatto di essere una minoranza, poi, spinge tanti fedeli ad avere atteggiamenti un po’ chiusi e spiritualisti.

Il Medio Oriente è terra di ecumenismo, anche nella Penisola arabica?
I rapporti sono buoni, le visite reciproche sono regolari, tutto scorre su binari formalmente corretti. Ma le relazioni sono solo ufficiali, ogni Chiesa è gelosa delle sue pecorelle. Le Chiese non-cattoliche, più piccole, hanno una maggior facilità nell’avere rapporti umani con i fedeli. Da noi ci sono masse di persone e quindi il rapporto diventa di massa. I protestanti sono spinti da una forte vena proselitistica, mentre gli anglicani hanno una notevole sensibilità sociale. Tra i cattolici esistono i diversi riti tradizionali dell’Oriente (latini, grecocattolici, maroniti, siro-malabar, siromalankara, copti…), anche se esiste solo un vescovo per ognuno dei due vicariati: ma ogni tradizione è gelosa del suo spazio.

Si registrano battesimi di musulmani?
I protestanti talvolta li praticano, anche se sono vietati dalla legge. Noi cattolici, invece, non battezziamo. In 48 anni sono stato messo al corrente di pochissime richieste di battesimo da parte di musulmani, e quasi nessuna era sincera, erano dettate dalla voglia di emigrare. E poi non possiamo rischiare di dover chiudere le nostre parrocchie per un battesimo. Per cui, in 49 anni, non ho mai battezzato nessun musulmano.

La fine del petrolio viene vissuta come un incubo?
A parte il fatto che la fine di gas e petrolio non è ancora vicina (si parla di un orizzonte di 50 anni), è evidente come la nuova crisi economica nella Penisola arabica porterà a forti cambiamenti di vita. Bahrein e Arabia Saudita stanno introducendo una sorta di Iva (al 5%), la politica dei visti di lavoro all’ingresso è sempre più restrittiva, le espulsioni aumentano, in Arabia alcune professioni (vendita di cellulari, farmacisti…) vengono vietate agli stranieri. Bisogna che le popolazioni locali si familiarizzino con la necessità di lavorare per vivere. Non è facile.

Michele Zanzucchi
Avvenire mercoledì 6 giugno 2018