Tornano con forza i temi della Vita e della Fede nelle tre letture di questa domenica: la vita come progetto iniziale e definivo di Dio (I lettura), la vita che, grazie alla fede, vince la malattia e la morte (Vangelo), e la vita condivisa nella carità (II lettura). Foto: La guarigione della figlia di Giairo (1886, Albert von Keller).

Fede necessaria per essere Missionari per la Vita

Sapienza  1,13-15; 2,23-24; Salmo  29; 2Corinzi  8,7.9.13-15; Marco  5,21-43

Riflessioni
Tornano con forza i temi della Vita e della Fede nelle tre letture di questa domenica: la vita come progetto iniziale e definivo di Dio (I lettura), la vita che, grazie alla fede, vince la malattia e la morte (Vangelo), e la vita condivisa nella carità (II lettura). Nel Primo Testamento, il credente biblico aveva, in generale, una conoscenza e rapporti molto nebulosi riguardo alla morte e alla vita ultraterrena. Fanno eccezione alcuni testi prossimi al Nuovo Testamento, come il libro della Sapienza (I lettura), che appare determinato nel darci una delle più belle definizioni di Dio, come “Signore, amante della vita” (11,26). Il testo odierno afferma che “Dio non ha creato la morte… ha creato l’uomo per l’incorruttibilità” (v. 13.23). Le cose della creazione sono buone, “in esse non c’è veleno di morte” (v. 14) sono fatte per esistere, sono portatrici di salvezza, perché provengono dal Dio della vita.

Con il suo progetto di vita, Dio non intendeva esimere le sue creature da una fine naturale, che è retaggio di ogni essere limitato. Purtroppo il piano divino è stato rovinato, sia pure parzialmente: “per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo” (v. 24). Infatti, il peccato, che è la morte spirituale, a cui l’uomo si abbandona liberamente, ha stravolto anche l’ordine naturale e continua ad aggravare nella sofferenza i passi cadenti dell’esistenza umana. Non ha molto senso (sarebbe solo uno sterile rimbalzare di ipotesi teoriche!) domandarsi se la morte naturale ci sarebbe stata senza il peccato di Adamo. È meglio prendere atto semplicemente della nostra realtà attuale, l’unica che abbiamo.

Dio ha messo in atto per noi la rivincita sulla sofferenza e sulla morte, per mezzo della fede, alla quale Gesù invita i personaggi dei due miracoli che l’evangelista Marco racconta con abbondanti dettagli (Vangelo). La donna che perde sangue da dodici anni (tempo lungo e completo), dilapidata da medici e cure, ritenuta legalmente impura (per contatto con il sangue), ora è del tutto spacciata. Le resta solo la scorciatoia della fede, nascosta e segreta: toccare il lembo del vestito di Gesù. Le basta raggiungerlo, toccarlo, e il miracolo è fatto: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita” (v. 34). Ormai è salva, in pace, sana: è figlia, perché Gesù le ha dato la vita. È il miracolo della fede! La stessa fede alla quale Gesù invita Giàiro, il papà della bambina dodicenne appena morta: “Non temere, soltanto abbi fede!” (v. 36). A Gesù basta prendere la fanciulla per mano e dirle: “alzati!” E lei si alza, cammina e riprende a mangiare (v. 41-42).

San Paolo invita i cristiani di Corinto (II lettura) a scoprire nella fede il valore evangelico della condivisione dei beni a favore di chi è nel bisogno. Nel caso specifico, l’appello paolino è a favore dei poveri nella comunità di Gerusalemme, ma le tre motivazioni teologiche su cui l’apostolo si basa sono valide per ogni tempo e situazione. Anzitutto, l’esempio di Cristo, che ha scelto di farsi povero per noi (v. 9), è un invito ad assumerne sentimenti di condivisione e di gratuità. Inoltre, Paolo sottolinea il valore dell’uguaglianza (v. 13-14) come esigenza della vera fraternità che si ispira al Vangelo. Infine, alludendo all’esperienza degli israeliti con la manna nel deserto, Paolo mette in guardia i cristiani dalla tentazione di accumulare i beni per sé dimenticando gli altri (v. 15). Sono indicazioni preziose per motivare e sostenere le necessarie iniziative di cooperazione missionaria, ma anche i grandi progetti e le campagne di sviluppo, promozione umana e integrazione, a favore degli affamati, dei migranti e di altri gruppi umani che vivono nell’indigenza.

Nelle tre letture di oggi, la fede appare come la risposta capace di offrire una soluzione globale a realtà vitali come la salute, la vita, la fraternità. (*)  La fede, infatti, è capace di dare consolazione nella sofferenza e speranza anche davanti alla morte; è capace di creare e sostenere una fraternità nuova, una vita di condivisione nella carità. Una vita di fratelli, uguali e solidali, è possibile! È l’utopia del Vangelo? Sia benvenuta, anche se esigente!. Rimane sempre come un ideale davanti a noi. È questo  -e non può essere un altro-  il programma di quanti sono chiamati e optano per essere missionari per la Vita! Come Gesù, come Paolo…

Parola del Papa

(*)  “I due episodi (Vangelo) – una guarigione e una risurrezione – hanno un unico centro: la fede. Il messaggio è chiaro, e si può riassumere in una domanda: crediamo che Gesù ci può guarire e ci può risvegliare dalla morte? Tutto il Vangelo è scritto nella luce di questa fede: Gesù è risorto, ha vinto la morte, e per questa sua vittoria anche noi risorgeremo… La Parola di Dio di questa domenica ci invita a vivere nella certezza della risurrezione: Gesù è il Signore, Gesù ha potere sul male e sulla morte, e vuole portarci nella casa del Padre, dove regna la vita”.
Papa Francesco
Angelus di domenica 28.6.2015

Sui passi dei Missionari

- 1/7: S. Oliviero Plunkett (1629-1681), nato in Irlanda, studiò a Roma e insegnò teologia nel Collegio romano di Propaganda Fide; fu arcivescovo di Armagh (Irlanda) e martirizzato a Londra.

- 1/7: B. Antonio Rosmini (1797-1855), sacerdote italiano e fondatore, uomo di straordinaria profondità di pensiero e di vita cristiana. Per alcuni suoi scritti fu incompreso e condannato ingiustamente dalla gerarchia della Chiesa, verso la quale, però, egli serbò sempre amore e obbedienza.

- 1/7: B. Ignazio Falzon, chierico di Malta (La Valletta, 1813-1865), dedito all’istruzione cristiana e alla conversione di militari e marinai.

- 1/7: B. Assunta Marchetti (1871-1948), missionaria italiana in Brasile, esemplare nel servizio agli orfani degli emigranti italiani; cofondatrice delle Suore Missionarie di S. Carlo (Scalabriniane).

- 3/7: S. Tommaso, apostolo, professò la sua fede in Cristo risorto e, secondo la tradizione, annunciò il Vangelo in India.

- 4/7: S. Elisabetta di Portogallo (1271-1336), terziaria francescana, fece opera di pacificazione e riconciliazione in famiglia, e tra Portogallo e Spagna.

- 6/7: B. Maria Teresa Ledóchowska (1863-1922), lavorò per la liberazione degli schiavi africani e fondò le Suore Missionarie di S. Pietro Claver, che offrono molteplici aiuti alle missioni, specialmente per la stampa di bibbie, catechismi e altri sussidi religiosi.

- 6/7: B. Nazaria I. March Mesa (1889-1943), spagnola, emigrò in Messico, da dove partì come  missionaria in Bolivia e Argentina; fondò le Missionarie Crociate della Chiesa per la promozione sociale e lavorativa delle donne.

- 6/7: Memoria del P. Leopoldo Cadière (1869-1955), francese della Società MEP; lavorò 63 anni in Vietnam (a Hué, dov’è sepolto), come missionario in parrocchia, professore in seminario, studioso di storia, linguistica, costumi ed etnologia religiosa; è autore di circa 250 ricerche scientifiche.

- 7/7: B. Pietro To Rot (Papua-Melanesia, 1912-1945), martire, sposato, catechista assiduo fino alla fine, ucciso dai giapponesi, con una iniezione letale, alla fine della II Guerra Mondiale.

- 7/7: B. Maria Romero Meneses (1902-1977), salesiana del Nicaragua, dedita alle opere di carità.

- 7/7: Memoria di Atenagora I (1886-1972), Patriarca ecumenico di Costantinopoli dal 1948; promosse nuove relazioni ecumeniche nel Consiglio mondiale delle Chiese e specialmente con il Papa di Roma; nel 1964 ebbe uno storico incontro con Paolo VI a Gerusalemme.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.euntes.net    “Parola per la Missione”

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