Nobel per la pace a chi combatte la violenza sessuale nei conflitti

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Sabato 6 ottobre 2018
Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad. i vincitori del premio Nobel per la pace 2018. L’annuncio è stato dato ieri a Oslo alle 11 ora italiana. Questa la motivazione del premi: «Per i loro sforzi per mettere fino all’uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati». Il premio consiste in 9 milioni di corone svedesi, parti a circa un milione di dollari.

Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad i vincitori del premio Nobel per la pace 2018. L’annuncio è stato dato ieri a Oslo alle 11 ora italiana. Il premio consiste in 9 milioni di corone svedesi, parti a circa un milione di dollari.

Il medico ginecologo congolese Mukwege cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, mentre Murad è una donna yazida irachena, attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale del Daesh, che nel suo villaggio uccise migliaia di persone.

Questa la motivazione del premi: «Per i loro sforzi per mettere fino all’uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati».

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Avvenire venerdì 5 ottobre 2018

Papa Francesco con Nadia Murad Basee Taha in Piazza San Pietro.

Una storia impressionante nell’Iraq del nord

Da schiava dei miliziani dell’Is ad ambasciatrice delle Nazioni Unite per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. Un ruolo che la vede “alleata del Papa” e per questo ha voluto fortemente incontrarlo il 3 maggio del 2017. E’ impressionante la storia che Nadia Murad Basee Taha, ventiduenne yazida, ha raccontato a Papa Francesco, a margine dell’udienza generale in Piazza San Pietro. Rapita nel suo villaggio di Kocho, nel nord dell’Iraq, il 3 agosto 2014, ha visto morire sei fratelli e la madre. Portata con due sorelle a Mosul, Nadia ha subito ogni sorta di soprusi fino a essere venduta più volte come schiava. Dopo tre mesi è riuscita a fuggire rocambolescamente. Da allora la giovane donna denuncia coraggiosamente le atrocità perpetrate contro la sua gente, portando avanti «la battaglia perché nessuna persona subisca simili violenze e venga trattata come una bestia». Due anni fa ai nostri microfoni, Nadia Murad parlava di come poter arrestare il terrorismo dell’Is, di come prevenire ogni forma di razzismo e odio, (Ascolta l’intervista di Fausta Speranza a Nadia Murad) e delle sue aspettative per una soluzione da parte della comunità internazionale. Nonostante tanto dolore e tanta violenza subita personalmente, dalla sua famiglia e da tante giovani yazide innocenti, la Murad continuava a parlare di bene, amore e preghiera: “Più il male mi toccava e più trovavo in me tutti gli insegnamenti di mia madre e della mia gente, ma soprattutto la forza di Dio che mai mi ha abbandonata. Più il male mi toccava, più trovavo il bene dentro di me..”

Mukwege: mondo inerte di fronte a stupri arma di guerra

Il 27 novembre del 2014, il dottor Denis Mukwege, oggi Nobel per la pace, riceveva al Parlamento Europeo, il Premio Sakharov, attribuito a chi si distingue nella difesa dei diritti umani. In quella occasione, in una intervista a Fausta Speranza lanciava un forte messaggio: “In un mondo di inversione di valori, rifiutare la violenza significa essere dissidenti”. Nelle parole di Mukwege la denuncia dell’uso dello “stupro come l’arma più economica di guerra”, del significato di questa violenza per le donne e di quanto poco ne sia intesa la gravità oggi e di come punire chi la commette. Nell’ospedale Panzi a Bukavu Mukwege ha assistito alcune delle migliaia di donne stuprate nella Repubblica del Congo in quella che definisce “una situazione formale né di guerra né di pace, ma di autentica impunità”. La sua è una denuncia coraggiosa.
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