COMBONI, QUEL GIORNO

Rifugiati Rohingya: Storie terribili arrivano dal Bangladesh

Villaggi bruciati, intere famiglie sterminate, donne e ragazze violentate, i media non ne parlano più, ma i rifugiati Rohingya continuano a fuggire portando con sé storie terribili. Da agosto la comunità Rohingya subisce gravi violazioni dei diritti umani nello stato Rakhine, in Myanmar. Oltre 537 mila rifugiati sono già fuggiti dal paese e hanno cercato protezione nel vicino Bangladesh. Altre migliaia stanno arrivando in questi giorni. Sono donne, bambini e uomini che hanno vissuto gli orrori più atroci. Alcuni di loro hanno visto i propri cari perdere la vita mentre attraversavano il golfo del Bengala per superare il confine e raggiungere la salvezza nei campi rifugiati di Kutupalong e Nayapara. Chi riesce ad arrivare in Bangladesh è affamato, sfinito e con urgente bisogno di cure mediche. I nostri operatori lavorano giorno e notte per far fronte a questa crisi umanitaria. Ma non basta. Dobbiamo fare di più e in fretta. L’Onu chiede aiuti.

Mercoledì 18 ottobre 2017 Villaggi bruciati, intere famiglie sterminate, donne e ragazze violentate, i media non ne parlano più, ma i rifugiati Rohingya continuano a fuggire portando con sé storie terribili. Da agosto la comunità Rohingya subisce gravi violazioni dei diritti umani nello stato Rakhine, in Myanmar. Oltre 537 mila rifugiati sono già fuggiti dal paese e hanno cercato protezione nel vicino Bangladesh. Altre migliaia stanno arrivando in questi giorni. Sono donne, bambini e uomini che hanno vissuto gli orrori più atroci. Alcuni di loro hanno visto i propri cari perdere la vita mentre attraversavano il golfo del Bengala per superare il confine e raggiungere la salvezza nei campi rifugiati di Kutupalong e Nayapara. Chi riesce ad arrivare in Bangladesh è affamato, sfinito e con urgente bisogno di cure mediche. I nostri operatori lavorano giorno e notte per far fronte a questa crisi umanitaria. Ma non basta. Dobbiamo fare di più e in fretta.
Mercoledì 18 ottobre 2017 “Non solo è di un’importanza universale, ma avrà delle ripercussioni universali”. Lo dichiara all’agenzia Fides il presidente della REPAM (Rete Ecclesiale Panamazzonica), il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, commentando l’annuncio della convocazione di un’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica, fatto domenica scorsa da papa Francesco dopo la Messa di canonizzazione di 35 beati, tra cui anche i 30 protomartiri del Brasile. [Zenit]
Mercoledì 18 ottobre 2017 Nel 2016 gli italiani espatriati all’estero sono stati più di 124mila; il 15,4% in più rispetto all'anno precedente. E sono soprattutto giovani che non rientreranno più. Attualmente sfiorano i cinque milioni. In dieci anni sono aumentati del 60.1%. La sfida è trasformare l’unidirezionalità in circolarità. Fuga obbligata ma anche voglia di riscatto. Sono le motivazioni che sempre più spingono gli italiani ad emigrare all’estero. E a partire non sono solo giovani, ma anche famiglie intere e pensionati. È la fotografia scattata dal Rapporto italiani nel mondo 2017 della Fondazione Migrantes. [SIR]
Tuesday, October 17, 2017 Last weekend we celebrated the feast of St. Daniel Comboni in the Parish of St. Daniel Comboni Doba Diocese. We celebrated 150 years since the formation of the congregation, 40 years of our presence here in Chad, and 20 years in the parish. After testimonials and presentations by some Comboni Sisters and Priests working in the diocese of Doba on October 7th,The newly consecrated Bishop of Doba, Martin Wengue BANI, celebrated the Thanksgiving Eucharist on the October 8th.
Martedì 17 ottobre 2017 Il Papa chiede alla Fao di "cambiare rotta", superando i conflitti e i cambiamenti climatici, le due cause della relazione tra fame e migrazioni. "Introdurre nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell'amore", la proposta. Appello per il disarmo e per fermare il ricorso alle armi di distruzione di massa. "La gestione della mobilità umana richiede un'azione intergovernativa coordinata e sistematica". “Cambiare rotta” significa introdurre nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell’amore. Declinare, cioè, il termine “umanitario”, tanto in voga in questo settore, come “principio di umanità”.
Lunedì 16 ottobre 2017 «I missionari laici a vita sono pochi. Troppo pochi. Sono più popolari oggi forme di laicato missionario legate al volontariato internazionale o all’impegno come famiglia, a tempo determinato. Ma una Chiesa in salute si esprime anche con forme di donazione personale totale». Erano chiamati i “fratelli”. Alcuni insegnavano il catechismo, erano eccellenti nel canto liturgico e si prendevano cura di chiese e cappelle. La maggior parte, invece, costruiva scuole, luoghi di culto, ospedali… Si intendevano di infermieristica e di cucina. Non mancavano i barbieri. Vivevano e lavoravano quasi in simbiosi con i “padri”. Nelle vecchie missioni del Pime in India, Cina e Myanmar il nome di alcuni di questi missionari laici è più ricordato di quello dei vescovi. Li ha fatti grandi (e santi) l’amore sconfinato per la gente, le missioni, la Chiesa e Dio. Erano tempi di scarsa elaborazione teologica, ma profonda spiritualità e duro lavoro. Fratel Felice Tantardini, di cui parla il fascicolo allegato e che speriamo di vedere presto beato, è partito per l’allora Birmania  nel 1922 ed è morto nel 1991.
Lunedì 16 ottobre 2017 Si è svolto a Brescia, dal 12 al 15 ottobre 2017, il festival della missione promosso dalla Conferenza degli istituti missionari italiani (CIMI), dalla Fondazione Missio e dalla Diocesi di Brescia. “Il progetto, si legge nell’introduzione al festival, nasce dalla consapevolezza di un’insufficiente capacità del mondo missionario di comunicare se stesso nella società e nella cultura di oggi. I missionari e le missionarie continuano a godere di “buona stampa” e l’opinione pubblica ha una considerazione positiva di loro, ma il messaggio di cui sono portatori e che testimoniano con la vita – l’annuncio del Vangelo “agli estremi confini” – non scalfisce abbastanza le coscienze, né apre brecce nel sentire collettivo”.
Lunedì 16 ottobre 2017 In occasione dell’Angelus di domenica 15 ottobre 2017, recitato in Piazza San Pietro al termine della Messa con rito di canonizzazione, il papa Francesco ha annunciato la convocazione di un Sinodo speciale per la regione Panamazzonica, che si svolgerà tra due anni a Roma. “Accogliendo il desiderio di alcune Conferenze Episcopali dell’America Latina, nonché la voce di diversi Pastori e fedeli di altre parti del mondo, ho deciso di convocare un’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica, che avrà luogo a Roma nel mese di ottobre 2019”, ha detto il Papa. Nella foto (REPAM): Bambini del popolo Munduruku nel fiume Tapajós.
Lunedì 16 ottobre 2017 Il primo governo autonomo indigeno del Perù è stato istituito da 85 comunità wampis alla fine di novembre. Si tratta di una scelta che potrebbe avere grande rilevanza per tutte le lotte popolari e indigene della regione. La popolazione amazzonica wampis l’ha fatta dopo un lungo percorso di lotte contro le imprese petrolifere, minerarie e forestali che estraggono profitti depredando il loro territorio. Gli indigeni ritengono di non potersi più affidare a ipotetici atti di giustizia da parte delle istituzioni e di chi detiene il potere formale e sostanziale in Perù. [GPIC. Notizie dal Blog di Gian Paolo, Vol. 5 - N 10].
Lunedì 16 ottobre 2017 L’account Twitter di papa Francesco, @Pontifex, disponibile in ben nove diverse lingue, tra le quali anche il latino, ha superato quota 40 milioni di seguaci o “follower”. Lo ha annunciato oggi, mercoledì 11 ottobre 2017, la Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. Da parte sua, l’account Instagram @Franciscus, lanciato il 19 marzo del 2016, si avvicina a quota cinque milioni di “follower”. Nel corso degli ultimi 12 mesi il numero di iscritti al servizio @Pontifex ha conosciuto un balzo in avanti di oltre nove milioni di seguaci, così rivela un comunicato del dicastero. Il dato dimostra “la costante attenzione della gente — persone comuni, cristiane e non, leader politici, ancora altri esponenti della cultura — per i tweet del Santo Padre”.
Mercoledì 18 ottobre 2017 Villaggi bruciati, intere famiglie sterminate, donne e ragazze violentate, i media non ne parlano più, ma i rifugiati Rohingya continuano a fuggire portando con sé storie terribili. Da agosto la comunità Rohingya subisce gravi violazioni dei diritti umani nello stato Rakhine, in Myanmar. Oltre 537 mila rifugiati sono già fuggiti dal paese e hanno cercato protezione nel vicino Bangladesh. Altre migliaia stanno arrivando in questi giorni. Sono donne, bambini e uomini che hanno vissuto gli orrori più atroci. Alcuni di loro hanno visto i propri cari perdere la vita mentre attraversavano il golfo del Bengala per superare il confine e raggiungere la salvezza nei campi rifugiati di Kutupalong e Nayapara. Chi riesce ad arrivare in Bangladesh è affamato, sfinito e con urgente bisogno di cure mediche. I nostri operatori lavorano giorno e notte per far fronte a questa crisi umanitaria. Ma non basta. Dobbiamo fare di più e in fretta.
Lunedì 16 ottobre 2017
“Dal primo Capitolo Generale al quale ho partecipato (1975) fino ai giorni nostri, si ripete continuamente lo stesso ritornello: evangelizzare con mezzi poveri, coltivare uno stile di vita semplice e austero, semplificare le strutture troppo grandi e onerose, superare l’individualismo, far ricorso al discernimento comunitario e provinciale nell’uso dei beni, ecc. Una tale insistenza non vorrà dire, forse, che ai buoni propositi non sono seguiti le decisioni e gli atteggiamenti più adeguati?”, si domanda P. Manuel Ferreira Horta [nella foto], economo delle riviste comboniane del Portogallo.
Notiziario Mensile dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù
Rifugiati Rohingya: Storie terribili arrivano dal Bangladesh [01:06]
Festival della missione: con la musica dei “The Sun” [05:51]
É preciso preservar e defender a Amazónia brasileira [02:54]