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Commentario - IV Domenica di Quaresima / C (a cura di P. Ballan)

L'abbraccio del Padre misericordioso rigenera persone e società


Riflessioni

Bella notizia! “La festa nella casa del Padre è appena cominciata... Venite tutti!” È l’invito di Gesù (Vangelo), per spiegare l’amore senza limiti di Dio padre e madre, per mezzo dell’altissima pagina, conosciuta come la “parabola del figlio prodigo”. Un titolo parziale, in quanto tiene conto solo del figlio minore e trascura il maggiore, che è ugualmente, o ancor più meritevole di rimprovero. Il titolo più vero sarebbe: ‘parabola del padre misericordioso’, in quanto è lui il protagonista: il suo amore è al centro di tutto il racconto. Il libro di Luca è già conosciuto come il ‘Vangelo della misericordia’, ma in esso il capitolo 15° (con le tre parabole) è definito ‘un vangelo nel Vangelo’. La notizia più bella!
Di questa parabola molto nota e commentata, basta mettere in evidenza solo alcuni aspetti. Molto opportunamente, il brano evangelico scelto per la lettura liturgica di oggi include i primi versetti di Luca 15, dove si vede il contesto della parabola: Gesù accoglie pubblicani e peccatori e mangia con loro; appaiono anche i destinatari: i farisei e gli scribi che mormorano (v. 1-3). I destinatari appariranno di nuovo alla fine nel personaggio del fratello maggiore.
Da sottolineare i cinque verbi, con i quali Luca descrive l’amore effusivo del papà per il figlio che ritorna: lo vide (da lontano) e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò (v. 20). Seguono i comandi del papà per sancire la piena riabilitazione del figlio ritrovato: il vestito più bello (segno della dignità in famiglia), l’anello al dito (il potere), i sandali ai piedi (segno dell’uomo libero). E poi il vitello grasso (per le occasioni solenni) e la grande festa per tutti (v. 22-23). Proprio la festa sembra essere l’elemento che infastidisce maggiormente il figlio maggiore che ritornava dai campi (v. 25.29.30). Il papà esce per convincerlo a capire il perché di tanta gioia: bisognava far festa, è tornato tuo fratello! (v. 32).
In ciascuno di noi convivono i due fratelli, il minore e il maggiore, ambedue con atteggiamenti riprovevoli e ugualmente bisognosi di conversione. Per Gesù, il modello su cui misurarsi è il Padre misericordioso: accoglie tutti senza limiti, perdona con gratuità, vuole far vivere tutti nella sua casa. Riguardo a questo itinerario di conversione, Henri J. M. Nouwen ha scritto uno stupendo libro di meditazioni  -Il ritorno del figlio prodigo-  partendo dal famoso quadro di Rembrandt. Ecco uno dei messaggi forti: “Sono destinato ad occupare il posto di mio Padre e offrire agli altri la stessa compassione che Lui ha offerto a me. Il ritorno al Padre è in definitiva la sfida a diventare il Padre”.
La parabola di Gesù resta aperta, senza conclusione. Non è scontato che il fratello maggiore sia entrato alla festa; non sappiamo se il minore abbia smesso di fare stupidaggini; sappiamo invece che in quella casa ci sono posti per tutti e che ci sono ancora molti posti da riempire... Una cosa è certa: sull’amore del padre non ci sono dubbi per nessuno, figli e servitori! Ora tutti sanno che in casa Egli ama avere figli, non schiavi; persone che condividono il suo progetto di amore, non solo le cose da fare (v. 31). Soltanto vivendo nella casa del Padre troviamo vita e felicità, perché Egli vuole il nostro vero bene, la nostra realizzazione, e ci insegna come e dove trovarla. Non siamo noi creatori e architetti del nostro destino. Non troveremo vita e felicità inseguendo il nostro successo personale lontani dalla casa del Padre; lo troveremo ponendoci con semplicità e fiducia alla sequela del Signore.
Nella casa di quel buon papà si è inaugurato un nuovo modo di vivere, non più da schiavi ma da figli. Una esperienza simile a quella del popolo di Israele (I lettura) che, dopo 40 anni di deserto, attraversato il fiume Giordano, prende possesso della terra promessa, dove non mangerà più con la precarietà dello straniero, ma si nutrirà con i frutti di casa, coltivati da lui stesso (v. 12). S. Paolo ricorda che ogni buona esperienza è da condividere con altri (II lettura). Chi ha fatto l’esperienza della bontà misericordiosa di Dio e ha cominciato a vivere con Lui un rapporto nuovo come figlio e amico (v. 17), sente il bisogno di coinvolgere altri nella stessa esperienza di vita e di riconciliazione (v. 18-19). In questo consiste la missione: condividere l'esperienza e portare anche altri ad accogliere nella propria vita l'amore misericordioso e rigeneratore del Padre! Missione è annunciare la misericordia del Padre e operare perché la misericordia diventi il tessuto di rapporti nuovi fra le persone e fra i popoli. (*) Questo è un servizio missionario di qualità per la crescita di una umanità nuova.

Parola del Papa

(*)  “Il mondo degli uomini può diventare sempre più umano solo se introdurremo nel multiforme ambito dei rapporti interumani e sociali, insieme alla giustizia, quell'«amore misericordioso» che costituisce il messaggio messianico del Vangelo".

Giovanni Paolo II
Enciclica Dives in Misericordia, 30.11.1980, N. 14

 Sui passi dei Missionari

- 15/3: S. Luisa de Marillac (1591-1660), vedova, fondatrice, assieme a S. Vincenzo de’ Paoli, delle Figlie della Carità.

- 15/3: B. Artemide Zatti (1880-1951), salesiano, medico missionario in Patagonia (Argentina).

- 15/3: ‘Compleanno’ di S. Daniele Comboni (1831-1881): nacque a Limone sul Garda (Brescia) e morì a Khartoum (Sudan), come vescovo Vicario apostolico dell’Africa Centrale.

- 17/3: S. Patrizio (385-461), nato in Inghilterra, fu il grande missionario ed evangelizzatore dell’Irlanda; fu vescovo di Armagh ed è patrono dell’Irlanda.

- 18/3: S. Cirillo (+386), vescovo di Gerusalemme, noto per le sue catechesi; fu spesso perseguitato dagli ariani.

- 19/3: S. Giuseppe, uomo “giusto” (Mt 1,19), sposo della B. V. Maria, padre putativo di Gesù, Patrono della Chiesa universale.

- 20/3: B. Francesco Palau y Quer (1811-1872), sacerdote dei carmelitani scalzi; fu vittima di varie persecuzioni, fondatore, dedito alle missioni popolari.