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Politiche di sviluppo per le popolazioni indigene

Venerdì 24 ottobre 2014
“La mia Delegazione – ha detto l’arcivescovo Bernardito C. Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite – desidera sottolineare l’importanza di leggi giuste per regolamentare il rapporto tra le popolazioni indigene e le industrie estrattive che operano nelle terre ancestrali: terre che, in molti casi, hanno anche una grande importanza culturale e ambientale”. Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento pronunciato il 20 ottobre alla 69ª sessione dell’Assemblea Generale, sul tema delle popolazioni indigene.

 

Intervento dell’osservatore permanente della Santa Sede
presso le Nazioni Unite


Signora Presidente,
La Santa Sede apprezza la Conferenza mondiale sulle popolazioni indigene che si è appena conclusa e prende debitamente atto del documento conclusivo, che aiuterà nella promozione e nella tutela dei diritti delle popolazioni indigene.

La mia Delegazione è inoltre lieta di notare, nel Rapporto del Segretario Generale, i risultati ottenuti per quanto riguarda i fini e gli obiettivi del Secondo Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo.

Tuttavia, c’è ancora molto da fare per salvaguardare i diritti umani e le libertà fondamentali delle popolazioni indigene in molte parti del mondo, e occorre compiere sforzi ancora maggiori — a livello internazionale, nazionale e locale — per stabilire politiche di sviluppo che coinvolgano davvero le popolazioni indigene e ne rispettino l’identità e le culture specifiche.

La Santa Sede crede fermamente che non si debba tollerare alcuna discriminazione basata su razza, sesso, religione o etnicità. Pertanto, la mia Delegazione apprezza gli sforzi compiuti in diversi Paesi per eliminare ogni discriminazione nei confronti delle popolazioni indigene e per promuovere la loro partecipazione piena ed effettiva al processo decisionale, soprattutto sulle questioni che le riguardano direttamente o indirettamente.

Signora Presidente,
Promuovere la specificità e le culture indigene non significa necessariamente ritornare al passato; di fatto, implica il diritto delle popolazioni indigene di andare avanti guidate dai loro valori collettivi consacrati dal tempo, come il rispetto per la vita e la dignità umana, i processi decisionali rappresentativi e la conservazione dei rituali comunitari. Dinanzi alla globalizzazione, l’industrializzazione e l’urbanizzazione, tali valori non devono essere semplicemente messi da parte.

In questo contesto, la mia Delegazione desidera sottolineare i seguenti principi:
— Alle popolazioni indigene nel mondo spettano gli stessi diritti fondamentali allo sviluppo di ogni altra persona, popolo o nazione.
— La realizzazione del loro diritto allo sviluppo deve essere il più possibile coerente e in armonia con la loro identità specifica e i loro valori.
— Le popolazioni indigene stesse devono aver voce nel proprio sviluppo.

In tal senso, ci si dovrebbe astenere dall’attuare criteri o stabilire politiche estranee o inaccettabili per quanti sono coinvolti. Le politiche formulate per le popolazioni indigene senza la loro partecipazione attiva nel processo decisionale potrebbero fare più male che bene, specialmente se esse non ne rispecchiano o non rispettano l’identità e il sistema di valori. Occorre resistere alla tentazione di rivolgersi a loro soltanto o soprattutto per un effetto folkloristico. Il loro contributo al processo decisionale è fondamentale, poiché potrebbe essere in gioco la sopravvivenza stessa della loro identità e della loro eredità.

Se gli sforzi internazionali a favore dello sviluppo di standard relativi ai diritti umani delle popolazioni indigene sono importanti, sotto molti aspetti le politiche nazionali e locali sono ancor più decisive per il rispetto dell’identità specifica e della cultura delle popolazioni indigene e per la tutela dei loro diritti. In questo contesto, la mia Delegazione desidera sottolineare l’importanza di leggi giuste per regolamentare il rapporto tra le popolazioni indigene e le industrie estrattive che operano nelle terre ancestrali: terre che, in molti casi, hanno anche una grande importanza culturale e ambientale.

Signora Presidente,
Come il Segretario Generale ha evidenziato nel suo Rapporto, l’agenda post-2015 sarà un’occasione per proporre iniziative che affrontino i bisogni delle popolazioni indigene. In aggiunta a ciò, la Santa Sede suggerisce che i documenti conclusivi post-2015 approvati debbano anche prestare la dovuta attenzione alla situazione delle popolazioni indigene, e che tutte le eventuali iniziative che le riguardano dovrebbero essere ispirate e guidate dal principio del rispetto della loro identità e cultura, comprese le tradizioni specifiche, le credenze religiose e la capacità di decidere il proprio sviluppo in cooperazione con i relativi Governi nazionali e gli organi internazionali competenti.

In conclusione, Signora Presidente, la mia Delegazione desidera ribadire l’impegno di lunga data della Santa Sede a favore della promozione dello sviluppo integrale degli oltre 370 milioni di indigeni, distribuiti in circa novanta Paesi in tutte le regioni del mondo.
Grazie, Signora Presidente
In: L’OSSERVATORE ROMANO, venerdì 24 ottobre 2014
Foto Survival