Indice Scritti
N. 202 (190) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/23
Venezia, 5/3 = 67
Mio carissimo D. Francesco!
[1410] Sono 10 giorni che arrivai a Verona dall'eterna città. Se pria di lasciare il Veneto nel passato novembre non ho potuto venire a Vicenza, questa volta non sarà così, spero, mentre in due o tre giorni voglio essere nella sua cara Vicenza. D. Guella m'avea fatto sperare di vederlo a Verona, ove dovea venire con una falange di collegiali: ma le mie speranze andarono fallite. D. Clerici è fuori di casa: se vi fosse qui presente, certo m'imporrebbe di salutarla. Partii da Roma alla 8 di sera del giovedì 21 feb. e alle 9 e mezza della sera del venerdì 22, cioè in 25 ore e mezza io entrava in Verona. Il collegio nostro ha fatto una vistosa eredità da Fregoso, cioè 400 campi e circa 30,000 fiorini: l'istituto, dice D. Tomba è assicurato: ma vi vorrà molto a riscuotere tutto: supponiamo che sia la metà, perché, dice il proverbio: denari e santità metà per metà: ad ogni modo è una fortuna.
[1411] L'Istituto cammina discretamente. Io porterò in Africa a Cairo le morette per la via di Roma, ove resteranno un mese, perché ne ricevo dell'altre da Venezia e dalla Francia, e voglio tutte presentarle al Papa: sono un po' disgustato perché non mi si vuol concedere per soli due mesi una maestra: s'intende che tutto pago io, e che l'Ist.o non isborsa nemmeno un soldo: ma non si capisce nulla. D. Tomba del resto è buonissimo con me: resta a vedere quello che succederà quando io avrò trasportate le more. A voce tante cose. Mi saluti D. Tilino et alios: offra i miei ossequi a Mons.r Vescovo etc. e a tutti i miei conoscenti.
Con tutto il cuore un saluto del
Suo affez.mo am. D. Daniele














