da Maboma, novembre 2007

Miei cari amici nel Signore,
la pace vi accompagni sempre.
E’ notte: come due anni fa’, quando si affacciò alla mia finestra il vecchio catechista Stanislao, accusato di stregoneria per la morte del capo Samuele. Vi ricordate la sua vicenda? Oggi però Gesù -è la festa di Cristo Re- si è manifestato il Signore nel piccolo villaggio di Njenjekazo, dove Stanislao ha passato gli ultimi dei suoi lunghi decenni d’apostolato. Ed è con la storia di Stanislao che termina l’anno liturgico. Alcuni fra voi, per le loro scelte personali, non seguono il ritmo di vita della Chiesa; per me, sono i fatti della vita che, spesso, me lo fanno sentire come il tempo vero, quello “della vita” del Padre Dio.
Era stato impossibile allora sostituire il vecchio Stanislao: un malessere nel nuovo catechista sarebbe stato interpretato come una sua vendetta. Poi, un anno fa, abbiamo scelto un’altra via: ogni domenica il catechista Sebastiano partiva dal centro, faceva 15 km e dirigeva la celebrazione domenicale a Njenjekazo. Sebastiano non è certo un gran che, neanche sposato in chiesa; ma Dio sa trarre i suoi figli anche dalle pietre e ha fatto meraviglie: la cappella è risuscitata ed oggi, festa di Cristo Signore, vi ho celebrato una delle mie più belle eucaristie, con canti, fiori, ed un nutrito gruppo di pigmei che vivono nell’accampamento inserito nel villaggio. Pure loro erano là con le loro danze e la loro allegria, benché tutti quasi senza vestiti. Abbiamo ringraziato Stanislao e Sebastiano, ed installato il nuovo catechista responsabile della comunità, neanche lui sposato in chiesa. Se la veda un po’ Cristo a costruire la sua chiesa con amici che nemmeno possono accostarsi all’Eucaristia, centro e fine dell’attività della Chiesa! Per me questo è un mistero! L’unico sbozzo di risposta mi rimane la forza creatrice della Parola, il Verbo, sacramento di salvezza e fonte di comunicazione e comunione con il Padre, nonostante tutto.
Nell’omelia mi sono arrischiato a ricordare un fatto: Stanislao, rimasto vedovo, si cercava un’altra moglie. Si procurò una capra: con quella la moglie sarebbe arrivata, anche se, mai sarebbe riuscito a soddisfare tutte le esigenze della tradizione locale per fare un vero matrimonio. La capra se la rubarono prima che la consegnasse. Ne comprò un’altra al mercato: era sana la mattina, la notte morì misteriosamente. Stanislao rimase senza donna e ha tirato avanti una vecchiaia di stenti e fatiche, ma sempre con la sua comunione: così ha mantenuto in vita la debole fiammella di fede nella sua comunità.
Segno di speranza questa giornata, ma non del tutto. La cappella si era sfasciata ed è stata costruita: fa la sua bella figura, anche se è solo di paglia e fango. Stanislao aveva la sua casetta proprio accanto alla cappella. Pure questa si è sfasciata, ma nessuno ha fatto nulla e adesso lui vive in una minuscola catapecchia, tenuta insieme da qualche pezzo di bambù e da due tegole: alla prossima stagione delle piogge gli cadrà addosso. Ponendogli al collo un bel crocefisso, segno di ringraziamento per i decenni di lavoro svolto, ho fatto appello alle autorità locali e alla comunità: restituite il bene ricevuto ricostruendogli una casetta, piccola ma degna del vegliardo che mi ha messi sul cammino della fede. Sarà un segno che Natale arriva anche quest’anno a Njenjekazo.
Una breve parola sull’anno che termina. E’ stato pieno d’avvenimenti e Maboma, credo, ha varcato la soglia per un nuovo inizio. La riorganizzazione della comunità sacerdotale arricchita d’un comboniano congolese, l’inizio anche se con dubbi e difficoltà d’un semi-internato per i giovani pigmei, la ristrutturazione di una delle casette e il recupero di un vecchio edificio per l’educazione dei giovani pigmei, la riabilitazione di un grande stagno per l’allevamento di pesci, gli sforzi per rimettere in piedi l’educazione nell’Istituto pedagogico in cui insegniamo religione, inglese, francese, geografia per 19 ore settimanali eccetera, eccetera; ma soprattutto ha continuato il progetto delle scuole, delle visite degli accampamenti, della formazione degli animatori, a servizio dei nostri fratelli pigmei. E tutto grazie a “Il Canale di Trento” a “Cuore amico di Brescia”, al gruppo di “Amici di Avellino” e a tutti voi. Grazie di cuore
Un’ultima notizia lieta voglio condividervi: l’anno terminerà con i battesimi, cresime e relativi matrimoni di due coppie di pigmei che da 11 mesi seguono la catechesi. Una coppia è insieme da venti anni e sono rimasti fedeli alla loro unione anche senza figli: una gran bella catechesi per i bantu che sopportano male una cosa simile. L’altra coppia battezzerà i tre bambini piccoli della dozzina che ha messo al mondo, gli altri già grandi seguiranno la catechesi prima del battesimo. Altre tre coppie d’un altro accampamento hanno appena cominciato la preparazione che durerà un anno.
La vita avanza, il Regno cresce, di nascosto, nel silenzio grazie al lavoro di tanta gente semplice ed alle preghiere che arrivano come pioggia fecondatrice attesa o inattesa da ogni parte. Cosa possiamo aggiungere noi servitori inutili, se non un grazie allo Spirito e a tutti quanti si sentono uniti a noi nella missione? E’ la comunione dei “santi”, di quei peccatori che formiamo la Chiesa perchè crediamo nel perdono dei peccati e nella risurrezione da ogni morte.
Buon Natale, Felice Anno 2008: cosa ci riserverà? La gioia della sorpresa è sempre più grande dell’angustia dell’attesa.
Con amicizia, affetto e riconoscenza.

Gian Paolo
Maboma 25 Novembre, Festa di Cristo Re
P. Gian Paolo Pezzi