Il documento è già stato pubblicato dal Consiglio Generale. In occasione dell’Assemblea Generale gli Economi provinciali avranno l’occasione di approfondirlo e dibatterne confrontandolo con le situazioni concrete provinciali.

di Alessandro Guarda

Roma, 16.08.2008

Descrizione del fenomeno
121 - § 1. Le conoscenze contemporanee sulla personalità umana ci dicono quanto sia importante il rapporto che abbiamo con le varie realtà materiali che ci circondano e l’uso che ne facciamo. Esso infatti rispecchia la nostra identità e ci dice quanto siamo liberi e poveri nel senso più autentico che la nostra storia missionaria ci ha tramandato, e cioè pronti a consegnarci fino alla morte al Signore senza null’altro che noi stessi, capaci di vivere nell’essenzialità come segno profetico della nostra scelta preferenziale per i poveri.
§ 2. È facile comprendere che le possibilità di abusi in campo economico sono diverse. Semplificando, ricordiamo tre modalità e situazioni in cui si verifica più facilmente un uso indebito del denaro: nei confronti di terzi, nei confronti dell’Istituto, nell’incoerenza religiosa (infedeltà al voto).

Nei confronti di terzi
122 - § 1. L’uso indebito di denaro verso terzi può essere fatto sia con azioni che hanno conseguenze legali, sia con l’abuso della fiducia del donatore.
§ 2. Le azioni con conseguenze legali riguardano:
1. cambio illegale di valuta estera, ovvero cambio di valuta in modi non prescritti dalla legislazione del Paese in cui si opera. L’adesione a pratiche concussive va esclusa nella maniera più assoluta. Il criterio generale è di utilizzare le eventuali strutture messe in essere dalla Conferenza Episcopale e di cercare il bene della missione, considerandolo come partecipe del bene più grande del Paese ospitante.
2. investimenti in banche situate in paradisi fiscali.
3. evasione di tasse ed imposte varie, per un beneficio amministrativo immediato, mettendo a rischio il buon nome e il patrimonio futuro dell’Istituto.
4. fondazioni di enti ed associazioni, senza curarsi delle conseguenze legali connesse e della possibilità di mantenere gli impegni assunti.
5. sfruttamento di operai o di altri impiegati, dando salari ingiusti e/o evitando di pagare le garanzie obbligatorie (assicurazione ecc.).
§ 3. Si abusa della fiducia dei donatori con l’uso indebito di somme ricevute espressamente e formalmente per una destinazione e poi girate per altri scopi. È il caso di:
1. progetti che si fanno finanziare completamente da due o più enti diversi;
2. campagne fatte per uno scopo particolare e i cui fondi vengono poi usati per altri fini (RV 31.6);
3. abuso del nome legale dell’Istituto per operazioni private, di altri organismi o non permesse dalla legislazione vigente.

Nei confronti dell’Istituto
123 - L’uso illecito di denaro nei confronti dell’Istituto si può configurare come:
1. sottrazione di denaro per scopi personali o a beneficio della propria famiglia.
2. uso indebito di denaro, con rischi non autorizzati.
3. investimenti non autorizzati a rischio elevato.
4. prestiti non autorizzati.
5. spese straordinarie non debitamente autorizzate.
6. vendita non autorizzata di beni dell’Istituto.
7. conti bancari personali.
8. non tenere distinti i fondi dell’Istituto da quelli della Chiesa locale o di altri enti.
9. spese non necessarie in costruzioni o altro che si configurano come vere ingiustizie nei confronti dei poveri.

Incoerenza religiosa
124 - § 1. Il religioso che fa spese personali o comunitarie non autorizzate o eccessive, oppure si procura beni (viaggi, automobili, mezzi informatici, ecc.) al di fuori delle procedure previste, contraddice il suo impegno a vivere secondo il voto e lo spirito di povertà. La gravità di questi comportamenti non risiede nella monetarizzazione del bene ottenuto, ma in un duplice processo negativo:
1. l’induzione di forze che abbassano la comune tensione verso l’ideale di una perfetta libertà in Cristo, talora creando esigenze veramente eccessive;
2. l’accettazione di uno stile di vita che è fonte di contro-testimonianza, venendo a collocarci in quella parte minoritaria del mondo che può disporre anche del superfluo di fronte a tanti che vivono in condizioni di estrema povertà.
§ 2. In questa dimensione va anche considerata l’incoerenza di depositi bancari presso istituti di credito che finanziano normalmente la produzione di armi e di altre attività immorali.

Doveri dell’Istituto
125 - § 1. Il primo dovere dell’Istituto e di ogni suo membro nel campo economico è l’impegno a vivere con coerenza e trasparenza il voto di povertà professato, dando testimonianza di un uso evangelico e controcorrente del denaro e dei beni materiali per la costruzione del Regno, e cioè di una società più giusta, solidale e fraterna. Tale testimonianza personale e collettiva esige anche gesti concreti di condivisione dei beni con la Chiesa locale e con i bisognosi, tenuto conto dei singoli luoghi e situazioni (CIC 640).
§ 2. Nel designare l’economo provinciale e locale, il superiore provinciale deve cercare persone che non solo abbiano una propensione a questo tipo di servizio, ma possibilmente anche una preparazione adeguata alle responsabilità da disimpegnare, incoraggiandoli ad aggiornarsi periodicamente con corsi organizzati nel Paese. Inoltre è importante che siano di salde convinzioni e prassi di vita religiosa.
§ 3. Per coerenza alle esigenze della vita religiosa e per stimolare il senso di responsabilità nell’uso del denaro, che proviene in gran parte dai poveri in favore dei più poveri, l’Istituto chiede ad ogni missionario di rendere conto periodicamente al superiore locale delle sue entrate ed uscite.
§ 4. L’economo provinciale, consapevole delle penalità civili e canoniche in relazione a trasgressioni finanziarie, è attento alle operazioni economiche di ogni comunità e ne esamina accuratamente i conti ed i rapporti almeno una volta all’anno, dandone relazione al superiore provinciale nel caso di abusi che richiedano il suo intervento.
§ 5. I superiori ai vari livelli devono seguire e fare rispettare la legge ecclesiastica per cui «chierici e religiosi che contro le disposizioni dei canoni esercitino l’attività affaristica e commerciale, siano puniti a seconda della gravità del delitto» (CIC 1392).

Diritti dell’Istituto
126 - I diritti dell’Istituto nel campo economico sono speculari ai suoi doveri. Esso può e deve esigere:
1. coerenza nel religioso e severità da parte del superiore nel sanzionare le mancanze contro la povertà (per es. l’esistenza non autorizzata di conti personali), che sono violazione di un obbligo grave, uno scandalo e una contro-testimonianza come le mancanze contro la castità o l’obbedienza;
2. un resoconto amministrativo periodico e accurato all’autorità competente da parte dei responsabili dell’economia ai vari livelli (personale, comunitario, provinciale e generale);
3. l’assunzione della propria responsabilità personale da parte del confratello che ha agito in violazione o contro l’autorizzazione dei superiori. «Se un missionario contrae debiti, impegni ed obbligazioni senza permesso, egli ne è responsabile» (RV 169.4; CIC 639), tenendo in debito conto i diritti acquisiti da terzi in buona fede per crediti maturati da obbligazioni stipulate da un membro della comunità comboniana a nome della stessa.

Norme di condotta per la prevenzione dell’illecito finanziario
127 - § 1. Nel campo economico, il primo strumento di controllo e aiuto per prevenire abusi è la pratica della collegialità, attraverso i vari consigli e commissioni di consultazione obbligatoria sia per gli economi che per i superiori. Per i singoli confratelli, il luogo naturale del confronto è il consiglio di comunità.
§ 2. Per quanto riguarda i conti correnti, le proprietà e i contratti, si agisca con correttezza e prudenza:
1. per i conti correnti (postali e bancari), si faccia uso della doppia firma, con particolare attenzione all’operatività di questa procedura, ovvero si faccia in modo che le persone incaricate siano realmente disponibili in loco.
2. per le proprietà si faccia in modo che i beni immobili siano di proprietà dell’Istituto, della provincia, o di un ente giuridicamente riconosciuto che li rappresenti, in modo che la loro alienazione sia tutelata dalle relative norme civili.
3. per i contratti, in considerazione del fatto che questa categoria ricopre una vasta tipologia di atti, si provveda affinché quelli di maggior rilievo finanziario siano deliberati dal consiglio competente (cfr. RV 196.6, DGE 4.17 e DP).
§ 3. Il superiore mantenga un dialogo aperto, cordiale e sincero con l’economo. A lui affida la realizzazione di tutte le decisioni economiche prese in consiglio, ma al tempo stesso gli chiede tutte le informazioni necessarie per una vera conoscenza della situazione della comunità a lui affidata (locale, provinciale o d’Istituto).
§ 4. Una corretta amministrazione è spesso resa più difficile dalla complessa legislazione civile che la regola. Oltre a tenersi ragionevolmente aggiornati in materia, gli economi – comunque attenti a quanto disposto dalla RV, dal direttorio provinciale e dal manuale dell’economo locale - faranno ricorso a professionisti competenti e di fiducia (commercialisti, avvocati, notai…) nelle situazioni di maggior complessità in relazione alla legislazione civile del luogo.

Norme di condotta per la prevenzione degli illeciti finanziari
128 - § 1. Eventuali abusi in campo economico da parte di un religioso, normalmente vanno affrontati e risolti a livello locale, da un intervento privato, fraterno ma fermo, del superiore. Se questo non è efficace e l’abuso perdura, si veda di risolvere il problema in consiglio di comunità e, in ultima istanza, col ricorso al superiore provinciale.
§ 2. Ogni religioso consapevole di gravi abusi amministrativi commessi dall’economo o da un altro confratello, ha l’obbligo di comunicare i propri dubbi al superiore locale e di informare il superiore provinciale.
§ 3. Qualora più membri di una comunità fossero certi che il superiore abusa del proprio ufficio, specialmente se ne derivano danni seri alla comunità o alla provincia, hanno l’obbligo di comunicarlo all’autorità superiore.

Violazioni che richiedono provvedimenti amministrativi
129 - Le violazioni che richiedono provvedimenti amministrativi da parte dell’autorità competente sono:
1. Fondazioni di enti ed associazioni, senza curarsi delle conseguenze legali connesse e della possibilità di mantenere gli impegni assunti (n. 122 §2.4). Il trasferimento, con atto amministrativo del superiore provinciale, può aiutare il confratello a considerare la sua provvisorietà e a comprendere che le opere della missione sono attività della comunità, segnatamente quelle che creano obblighi verso la comunità cristiana.
2. Sfruttamento di operai o di altri impiegati, dando loro un salario ingiusto e/o evitando di pagare le garanzie obbligatorie (n. 122 §2.5). L’economo locale sarà richiamato all’esatto adempimento dei doveri inerenti alla corretta gestione del personale e, qualora non provvedesse nei termini stabiliti dall’autorità competente, sarà rimosso dall’incarico.
3. Progetti fatti finanziare completamente da due o più enti diversi e Campagne fatte per uno scopo, i cui fondi vengono invece usati per altri fini (n. 122 §3.1-2). L’obbligo di informare tempestivamente l’ente o le persone che hanno contribuito al finanziamento del progetto o della campagna, e di chiedere l’autorizzazione per una diversa destinazione dei fondi stessi, incombe contemporaneamente sul confratello interessato e sui responsabili provinciali (superiore provinciale ed economo provinciale). L’avvenuto illecito indurrà lo stesso superiore provinciale a maggior prudenza nell’autorizzare progetti presentati da confratelli che non hanno rispettato lo spirito e la lettera della RV. Qualora l’illecito sia di rilevanti dimensioni economiche, ovvero sia reiterato, il provvedimento amministrativo di bloccare le risorse economiche presso l’economato provinciale potrà essere un aiuto alla corretta gestione amministrativa.
4. Prestiti non autorizzati (n. 123.4). Il superiore provinciale inviti il confratello interessato a recuperare le somme indebitamente prestate. Qualora la situazione non lo permettesse, provvederà al suo trasferimento seguendo le procedure amministrative del caso.
5. Non tenere distinti i fondi dell’Istituto da quelli della Chiesa locale o di altri enti (n. 123. 8). La formazione dei confratelli nell’ambito amministrativo è la prima cosa da fare per ottenere una corretta gestione economica. Qualora le disposizioni atte a definire correttamente la gestione di cui si tratta fossero state disattese, il superiore provinciale provvederà a richiamare il confratello. Se poi questi non ottempera alle disposizioni impartite, può essere esonerato dalla amministrazione di uno o dell’altro settore (comunità religiosa e Chiesa locale), onde evitare improprie ed indebite confusioni. In ogni caso gli si ricordi che la crescita della Chiesa locale passa per la fatica dell’autonomia finanziaria.
6. Spese non necessarie che si configurano come una vera ingiustizia nei confronti dei poveri (n. 123.9). Spesse volte le spese di cui si tratta sono in funzione della gloria del missionario più che del bene della Chiesa. Una volta accertato che determinate spese non rientrano nel progetto della Chiesa locale (diocesi), non sono state approvate dalla comunità locale e quindi risultano indebitamente eseguite, il superiore provinciale esiga chiarimenti dal confratello interessato e, se ciò è possibile, gli chieda di vendere i beni in questione e di passare il corrispettivo acquisito al patrimonio della provincia per il servizio della carità. Qualora la spesa si configuri come relativa a beni immobili non cedibili, il superiore provinciale valuterà l’opportunità di trasferire il confratello, con le procedure di rito, ad altra comunità.

Violazioni penalmente perseguibili
130 - § 1. Le violazioni ai casi non contemplati nel n. 129 sono tutte penalmente perseguibili. Si farà anzitutto attenzione alla consistenza dell’abuso.
§ 2. Vengono considerati particolarmente rilevanti, e bisognosi quindi di una adeguata sanzione penale, i seguenti illeciti: sottrazione di denaro per scopi personali o a beneficio della propria famiglia (n 123.1), vendita non autorizzata di beni dell’Istituto (n. 113.6) e conti bancari personali (n. 123.7). Per questi abusi, e per gli altri di reale consistenza economica, il superiore provinciale determinerà la procedura da seguire secondo le norme anteriormente definite in questo codice.

Procedura
131 - § 1. Nei casi in cui, per la tutela dell’Istituto e la correzione dell’abuso commesso, è necessario un provvedimento amministrativo, questo verrà adottato con proprio atto dal superiore provinciale, il quale, a riguardo delle situazioni più significative, avrà cura di sentire il parere del suo consiglio. Contro tale atto, l’interessato può sempre fare ricorso nelle forme stabilite dal CIC 1732-1739.
§ 2. Nei casi in cui la violazione è penalmente perseguibile, il superiore competente, avuta cognizione dell’abuso per diretta conoscenza o su segnalazione, farà le opportune verifiche chiedendo anche la collaborazione dell’economo provinciale, o di altri tecnici competenti, in modo da poter instaurare il procedimento sulla base di una conoscenza approfondita della situazione.
1. Normalmente si userà il procedimento per decreto extragiudiziario (CIC 1720), riservando il processo canonico ad abusi veramente rilevanti o comunque nei casi di pervicace comportamento abusivo del confratello.
2. L’eventuale condanna alla pena dell’ammonizione sarà iscritta nel fascicolo personale e conservata nell’archivio del superiore provinciale come definito dal CIC 1339 §2.
3. La pena della penitenza (CIC 1340) può essere imposta per l’emendamento del colpevole. Evidentemente, il contenuto materiale della stessa sarà in relazione all’abuso commesso e al come, nei limiti del possibile, lo stesso sia riparato.
4. Le altre pene previste dal CIC 1336 (esclusa quella definita al can. 1336 §1.5: dimissione dallo stato clericale) possono essere comminate se ritenute necessarie per la conversione del colpevole.

Dimissione dall’Istituto
132 - Nel caso in cui il confratello, già ritenuto colpevole (con sentenza penale passata in giudicato) di abuso del nome legale dell’Istituto (n. 122 §3.3), sottrazione di denaro (n. 123.1) e conti bancari personali (n. 123.7), reiteri il comportamento sanzionato, il superiore competente può attivare la procedura del CIC 696 §2, ovvero la dimissione dall’Istituto con le procedure di cui al can. 695 §2. La disposizione contenuta nel presente numero costituisce la norma del diritto proprio prevista dal CIC 696 §1.

Attribuzione di competenza alle norme del direttorio provinciale
133 - Fatto salvo quanto previsto al n. 130 §2, il direttorio provinciale, di cui al n. 9, può legittimamente determinare con maggior precisione – in considerazione delle specifiche condizioni del luogo ove il missionario agisce – le fattispecie in esame.

di Guarda Alessandro

Parte economica del documento conosciuto come Codice di Condotta