di p. Luciano Verdoscia

Di tribolazioni e difficoltà ne abbiamo attraversate tante, ma quest’esperienza ci riempie di gioia. È gioia vera quella che riesce a trasformare tutto: la puzza in profumo di cielo e un mon-do, da cui i più vorrebbero scappare, in luogo desiderato per incontrare uomini, donne e bambini bisognosi ma amati da Dio di un amore eterno.

Cairo, Natale 2008


Carissimi,
oggi la puzza ad Eizbet el Nakhl è particolarmente forte, acida, penetrante sino alla nausea. Anche le nostre operatrici, che pure vengono dallo stesso quartiere, mostrano segni di insoffe-renza. Non sono solo gli odori che si sviluppano dalla decomposizione dei rifiuti organici a ren-dere il fetore insopportabile, ma anche le fogne, che ormai da varie settimane inondano la strada che conduce al nostro Centro dei ragazzi. Anche all’interno della palazzina le acque fognarie traboccano dal pozzetto situato sotto la stretta rampa di scala che va ai piani e alle classi. Ab-biamo più volte chiamato degli idraulici, che qui, in questo quatiere, si immergono senza pro-blemi a piedi nudi nel putridume degli scarici cercando con le mani e attrezzi da sturo di tirar fuori ciò che potrebbe ostruire il tubo, ma il problema è l’insufficiente capacità della rete di ge-stire il deflusso delle acque sporche, piene di tutto.
Una maestra mi suggerisce di sospendere il programma per qualche giorno perchè è diventa-to difficile accedere al Centro. Bisogna camminare su pietre messe appositamente, cercando di non scivolare nella melma. Dopo essermi consultato con alcuni responsabili abbiamo pensato di continuare. È un po’ più difficile del solito, ma qui un problema in più o uno in meno non fanno poi tanta differenza. Il disastro ambientale è tale che occorreranno lunghi anni prima di poter vedere delle incisive modifiche.
All’interno della modesta struttura cerchiamo comunque di far sì che le piccole aule in cui si raccolgono i nostri ragazzi siano tenute pulite. Continuiamo a spiegare la necessità dell’igiene e dell’ordine come sistema di vita, e speriamo vivamente che nel tempo incideremo un pochino nel rendere i nostri bambini, gli adulti di domani, capaci di poter meglio gestire gli spazi di vita.
Qui, ai confini del mondo, non sono tante le persone che vengono a trovarci. Non è facile arrivare in quest’angolo della Terra e tanto meno pensare di poter svolgere un po’ di volontaria-to, ma, nonostante tutto, sono sempre sorpreso da coloro che hanno il coraggio e la costanza di dedicare qualche ora la settimana ai bambini del nostro povero mondo.
Di tribolazioni e difficoltà, per essere franchi, ne abbiamo attraversate tante, ma non sa-remmo grati a Dio se non vi comunicassimo che quest’esperienza ci riempie di gioia. È gioia vera quella che riesce a trasformare tutto: la puzza in profumo di cielo e un mondo, da cui i più vorrebbero scappare, in luogo desiderato per incontrare uomini, donne e bambini bisognosi ma amati da Dio di un amore eterno.
Nel pensare al Natale mi sono chiesto cosa significa per me attendere il Signore o mettersi in cammino guidati dalle stelle, come i Magi, o ricevere l’annuncio degli angeli come i pastori. Ricordo con rinnovato stupore le scene del presepe che da bambino, con mio padre ed i miei fra-telli, di anno in anno cercavamo di costruire: “Ecco qui i Magi, in marcia, lontani, in fondo la strada, per giungere da Gesù il 6 Gennaio.”
La realtà mi sollecita a guardare il nostro affollato e disatrato quartiere. D’improvviso, mi viene a mente che Gesù oggi, come ieri, nasce per noi, qui, in una stalla. Sapete... il nome dato al quartiere dei raccoglitori di immondizie è ‘Zaraib’ che significa ‘stalle’? Beh, è proprio così a motivo degli asini, delle capre e dei maiali che nella zona in cui operiamo vengono allevati e che, insieme a cani, gatti e miriadi di topi, strapopolano questo quartiere. Se il Signore avesse concretamente scelto di nascere in quest’epoca e al Cairo, forse… dato lo stile che caratterizza gli interventi di Dio, non avrebbe disdegnato questo posto. Chissà come sarebbe questa baracco-li, stracolma di rifiuti, se la notte di Natale gli angeli la adornassero di luccichii dorati ed argen-tati e se cantassero le melodie del cielo: “Adeste fideles... Tu scendi dalle stelle… Gloria a Dio nell’alto dei cieli...”
Carissimi, Dio ha veramente posto la sua dimora tra i derelitti della terra! Buon Natale!

p. Luciano Verdoscia, i suoi collaboratori e tutti i bambini
Se anche qui gli angeli cantassero “Tu scendi dalle stelle”