Commissione Centrale GPIC
La Commissione GPIC comboniana del Brasile, ha organizzato a Belém un incontro fra tutti i comboniani coordinatori di GPIC che saranno presenti al Foro Sociale Mondiale. La Commissione Centrale ha inviato a tutti una lettera perché questo incontro segni la svolta per l'una miglior coordinazione delle nostre attività. Il nostro sito Web www.comboni.org presenterà in queste settimane una serie di articoli sulla presenza dei Comboniani nel lavoro di GPIC.

Roma, 02.01.2009

La chiesa missionaria, di cui i Comboniani sono parte attiva, è sempre stata, spesso per situazioni d’emergenza oltre che per scelta, una realtà ecclesiale sensibile ai nuovi temi sociali.
Prima si parlava di promozione umana, evangelizzazione integrale, annuncio e sviluppo; negli ultimi trent’anni il linguaggio è andato cambiando, grazie anche al marco referenziale di documenti pontifici come, “Il commercio internazionale delle armi”, “Per una miglior distribuzione della terra”, “Una considerazione etica sul debito internazionale”.
Dal messaggio di Giovanni Paolo II, Non c’è pace senza giustizia, si è imposta la formula “Giustizia e Pace” il cui eco operativo più efficace è il Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace. Ma è la spinta ecologica, bisogna riconoscerle il merito, che ha portato a completare l’espressione con l’aggiunta “Integrità del creato”.
La Teologia della Liberazione, poi, promovendo un nuovo modo di leggere la Bibbia, ha radicato il sociale e il politico nella fede, e ha tradotto il concetto di “Redenzione” in quello biblico e pastoralmente fecondo di “Liberazione”. Il suo impegno sociale, a volte con deviazioni, anzi grazie anche a queste, è stato un impulso non trascurabile nel promuovere e diffondere una visione di apostolato specificamente cattolico che integri religioso e sociale.
I Missionari Comboniani, sull’esempio di Comboni che lottò contro la tratta dei neri operata da schiavisti arabi e che con la “Cooperativa Agricola Malbes” stabiliva in Africa un precedente operativo simile a quello delle “Missioni” dei Gesuiti in America Latina, sono per tradizione aperti alle nuove ispirazioni evangeliche in campo sociale e disponibili ad assumerne rapidamente, magari con esagerazioni e deviazioni, le iniziative operative.
Nel 1994, ad esempio, come frutto del 1° Sinodo Africano, lanciavano a Nairobi l’Istituto della Pastorale Sociale (Institute of Social Ministry), inserito nell’Università Cattolica e destinato a laici e consacrati che integrano appunto il religioso con il sociale.

Un impegno formalmente assunto

Il Capitolo Generale del 2003 segna una svolta decisiva in questo campo: “Giustizia, Pace e Integrità del Creato sono parte integrante della missione della Chiesa”, afferma nei Documenti finali. “A partire dal Capitolo del 1985 è stata una priorità nel nostro Istituto e deve continuare ad esserlo, coordinata a livello centrale dal segretario generale dell’evangelizzazione”. In questo modo, mentre sanciva la scelta di valori operata nel 1985, la rendeva operativa e si stabiliva che in ogni paese, dove i Comboniani lavorano, si organizzasse la “Commissione Giustizia, Pace, Integrità del Creato” con la sigla GPIC, JPIC secondo le lingue.
Queste Commissioni hanno promosso innumerevoli progetti: dall’impegno per la pace in Uganda, alla difesa dell’Ambiente in Brasile, dalle attività in favore della Giustizia fra gli Afroamericani, alla presenza accanto agli immigrati in Europa. Iniziative apprezzate e contrastate che hanno reso nomi come Lele Ramin, Franco Masserdotti, Alfredo Fiorini, Liliana Rivetta parte del patrimonio spirituale della Chiesa in America Latina e in Africa.
Una delle intuizioni di Comboni era che l’Africa, allora, e il mondo e la società tutta oggi, non si evangelizzano che unendo gli sforzi e articolando in forma globale le presenze. Con lo sguardo di chi vive, lavora, lotta e soffre alle frontiere della Chiesa e della società, i Capitolari del 2003 decisero quindi che i Comboniani si facessero “presenti in importanti organismi decisionali (parlamenti nazionali, ONU, UE) per favorire politiche più solidali con le vittime dell’ingiustizia”.
Oggi l’Istituto comboniano aderisce a Vivat International, un’ONG iniziata dai Missionari Verbiti e che esercita advocy e lobbying alle Nazioni Unite in favore degli esclusi; collabora con i Padri Bianchi in Aefjn (Africa & Europe, Faith & Justice Net) nello spazio del Parlamento Europeo; partecipa all’iniziativa ONG Group Tavola di Roma che la Segreteria di Stato Vaticana sta organizzando come piattaforma di tutte le ONG d’ispirazione evangelica.
Dai Comboniani è venuta l’idea di creare un Gruppo Inter Congregazionale per la formazione di laici e consacrati, impegnati nei campi della Giustizia, Pace, Integrità del Creato. Ne sono nati i seminari a Roma nel 2006 per l’Europa, a Kinshasa (RDC) nel 2007 per l’Africa Centrale Francese, in Ghana nel 2008 per l’Africa Inglese; sono in cantiere quelli a Cochabamba (Bolivia) del 2009 per il Cono Sud dell’America e di Bamako (Mali) per l’Africa Occidentale Francese; e già si pensa a quelli di due o tre settimane in Ecuador e in Kenya.
Non sono scelte di tipo ecologico, secondo l’accezione comune del termine. La responsabilità cristiana per il creato è “difendere non solo la terra, l’acqua, l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso”. Sulla linea di queste parole di papa Benedetto, anche se applicate in modo diverso, si può dire che tre sono i principi orientatori dell’azione nei campi di GPIC.
La difesa del Creato non va isolata dal contesto sociale, culturale e religioso in cui si inserisce: è una visione del mondo, che richiede conversione, atteggiamenti, obiettivi nuovi a tutti i livelli.
I problemi ecologici vanno visti nei loro vincoli con l'attuale struttura economico-finanziaria, risultato di scelte politiche: la difesa dell'ambiente esige quindi strutture riconosciute, capaci di fare pressione, lobby e advocacy, sulle strutture economiche e politiche per orientarne le priorità.
Le questioni ambientali vanno insieme alla difesa della vita di tutti: non ha senso separare le conseguenze dello stesso sbagliato modello di sviluppo. E il riscatto dell'ambiente deve cominciare fra le fasce più dimenticate della società, poiché le più affettate dal degrado della Natura.

World Social Forum e Foro Sociale Comboniano

Quando nel 2006 si seppe che il World Social Forum alla sua settima edizione sarebbe stato per la prima volta celebrato in Africa, a Nairobi esattamente, divenne spontanea per i Comboniani l’iniziativa di prendervi parte.
Il WSF ha per statuto l'aconfessionalità e l'apoliticità intesa come rifiuto del partitismo. In realtà è manipolato da chi, partendo da queste premesse, sfrutta gli spazi a propri fini ideologici.
La croce con una donna incinta al posto del Cristo era a Nairobi propagandata con dispendiosi volantini a colori formato gigante. Ad occhi missionari, il WSF appare come un nuovo areopago, senza ma bisognoso di Vangelo. Una provocazione da accogliere. Come altri Istituti religiosi e missionari, i Comboniani furono presenti, vi si prepararono con due giorni di preghiera e riflessione e, finito il WSF, ne ripresero i temi con intense giornate di lavoro per identificare linee comuni di azione. Nasceva così il Foro Sociale Comboniano (FSC). A Belém (Brasile), in concomitanza con l’8° WSF i Comboniani terranno il loro 2° Foro Sociale.
Al 1° FSC non tutto fu positivo, anzi! L’analisi che ne fece la Commissione europea riunita ad Elwangen il maggio scorso è piuttosto critica: mancanza di preparazione, animatori non sempre all’altezza, tentativi di imporre le proprie idee, “molte parole, poche conclusioni”. E terminava paventando il rischio che il prossimo evento a Belém diventi un evento solo locale e molto brasiliano. Forti di queste osservazioni e dell’esperienza di Nairobi, il 2° FSC è stato minuziosamente preparato: basta consultare la pagina www.comboni.org, Missionari Comboniani, Giustizia e Pace, Foro Sociale, per rendersene conto.
La Commissione europea non risparmiò critiche nemmeno al Foro Sociale Teologico che si tenne nei giorni precedenti al WSF, lamentando che molti “Teologi oratori” fossero arrivati a Nairobi “per parlare e andarsene”. E certamente critiche ci furono anche per l’evento del WFS stesso, riprendendo quelle apparse sui giornali kenioti del tempo: organizzazione scadente, appalti di servizi poco chiari, parole, e parole autoreferenziali.
E a Belém? “Il WSF correrà il pericolo di parlare dell'Amazzonia –scrive Dom Pedro, vescovo di Araguaia-. Sembra che tutti sappiano cosa si deve fare in Amazzonia: ambientalisti, industriali, politici, ONG. I popoli indigeni, i ribeirinhos, gli emigranti, gli agricoltori sono loro che il mondo dovrebbe ascoltare, per capire come si possa vivere con poco e in pace con la natura. Il WSF dovrebbe essere più umile e ascoltare coloro che durante secoli sono sopravvissuti da queste parti. Invece i tanti sapienti di questo mondo verranno a dire agli indios cosa devono fare, come cacciare, ecc. L'Amazzonia ha camminato in questi 500 anni con i missionari. Prima dei politici e degli sfruttatori, sono arrivati i missionari, in barba ai loro difetti. E per questo non vogliono lasciar parlare la Chiesa: é molto più facile nascondersi dietro slogan. Si fa il mito dell'Amazzonia per averne i vantaggi: i capitalisti per sfruttarne le ricchezze chiamandolo progresso, gli ecologisti per lasciar tutto com’è perché per loro il bioma vale più della vita umana. Ma dove vanno i miliardi di dollari de “la Vale del Rio Doce” che guadagnano gli azionisti?”.
“Nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra”. “Lo Spirito che li ha plasmati [terra e cosmo…] è il Bene in persona che, mediante il linguaggio della creazione, ci indica la strada della retta via”.
I Missionari Comboniani vogliono accogliere questo invito di papa Benedetto. Essere presenti nei grandi eventi mondiali e accanto ai centri di potere, andare a Belém in Amazzonia, una regione chiave per l’ecosistema mondiale, non è pretesa di protagonismo, anche se deviazioni magari necessarie e inevitabili ci possono essere. E’, nello spirito evangelico, seguire l’ispirazione di Comboni: farsi “pietra nascosta” nell’edificio del Regno che si sta costruendo trasversalmente alla storia umana. E’ accogliere il messaggio di Chico Mendes, martire dell’Amazzonia nel 1988, operaio della gomma e passare dal grido dei poveri al grido della terra.

Commissione Centrale GPIC

Foto. Gian Paolo Pezzi. WSF di Nairobi.

Uhuru Park. Donna simbolo. Bambini di Korokocho spettatori della maratona finale.
La presenza dei Comboniani in GPIC. Introduzione N° 0