Assemblea Generale Economi – Pesaro, 16 settembre 2008

1. Breve sintesi della realtà continentale
1.1 Situazione Socio-politica
1.1.1 Nel continente c’è il desiderio di costruire una nuova società. Troviamo oggi un numero sempre crescente di persone che si dedicano a portare avanti politiche affermative su diritti individuali e collettivi.
1.1.2 Esiste una mobilitazione di movimenti popolari e associazioni su temi inerenti ai processi democratici di ogni paese.
1.1.3 È in aumento “la rete” di organismi nazionali e internazionali.
1.1.4 Un progressivo “passo” per l’integrazione e la sovranità dei paesi. Si stanno rivedendo le costituzioni, leggi elettorali, fiscali, etc… L’aspirazione a vivere sempre più in una democrazia partecipativa e democratica.
1.1.5 Maggiore preoccupazione con lo stato sociale: sanità, educazione, ambiente, infrastrutture, etc…
1.1.6 C’è una preoccupazione maggiore con le popolazioni indigene e afro-discendenti: scuola, sanità, bilinguismo, etc…
1.1.7 La politica estera più che rafforzare le relazioni politiche/umane tra i paesi, privilegia gli scambi commerciali (NAFTA, ALCA, Mercosur, etc…).
1.1.8 Problemi dell’insicurezza che sta diventando un ostacolo alla crescita dei paesi e delle città, in particolare.
1.1.9 Mobilità. Oltre ad essere un’umiliazione e violenza alla persona si sta caratterizzando sempre di più come perdita di abitazione, di impiego e di beni. C’è un flusso migratorio sostanziale verso i paesi del “nord” (in particolare USA ed Europa).
1.1.10 Molte le minacce alla vita. Tra queste si evidenziano, per intensità, la violenza del crimine organizzato (narcotraffico, guerriglia, terrorismo e sequestri…). La maggior parte della popolazione coinvolta nel crimine è giovane (14-25 anni).
1.1.11 Sensibilità alla biodiversità (ambiente, amazzonia, acqua…).
1.1.12 Una mancanza di prospettive (economiche, sociali e culturali) per la maggior parte dei giovani, che vanno ad accrescere il numero di coloro che vivono in mobilità.
1.1.13 Tratta dei minorenni.
1.1.14 Traffico di droga.
1.1.15 La vulnerabilità delle famiglie, soprattutto di quelle povere, che marcate dalla miseria diventano sempre più “luoghi” di privazione, di instabilità e di logorio dei lacci affettivi e di solidarietà (disgregazione famigliare).
1.1.16 Mancanza di politiche pubbliche/assistenziali per la popolazione adulta (anziani).
1.1.17 Forte attrazione dei giovani (soprattutto statunitensi) al “cambiamento,” anche quello impersonato dal candidato presidenziale americano Barac Obama.
1.1.18 Tendenza di un certo numero di paesi dell’america Latina a separarsi dall’influenza degli Stati Uniti d’America.
1.1.19 Populismo come forma di governo, mettendo a rischio i processi democratici dei paesi interessati.

1.2 Situazione Economica
1.2.1 Continua la forte diseguaglianza nella distribuzione delle ricchezze. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
1.2.2 Riduzione della classe media con aumento delle classi povere.
1.2.3 Come in tutti i continenti l’economia reale, che produce beni e presta servizi, è ampiamente subordinata alle decisioni prese nell’area della finanza.
1.2.4 La corsa al bio-combustibile (agro-combustibile) ha creato cambiamenti significativi nell’ambito dello sviluppo rurale e commerciale:
a. l’aumento dei prezzi del paniere alimentare mette in difficoltà la popolazione di basso reddito.
b. il favorire le monoculture
c. Ha pregiudicato le produzioni locali e ha indotto i piccoli proprietari a migrare rendendoli vulnerabili alla minaccia della fame.
d. la concentrazione del mercato agricolo nelle mani di poche imprese internazionali aumenta la dipendenza e l’insicurezza alimentare.
1.2.5 L’impatto dell’aumento del petrolio sui beni di primo consumo.
1.2.6 Continua una forte presenza di lavoro in regime di schiavitù nella produzione dei beni: privazione della libertà e usurpazione dei diritti del lavoratore.
1.2.7 Aumento del micro credito per la creazione di piccole e medie realtà produttive.
1.2.8 Crescita dell’economia informale.
1.2.9 La situazione di precarietà finanziaria negli Stati Uniti influenza i mercati economici mondiali.

2. Stile Economico Comboniano
Nel continente America/Asia si nota una generale convergenza delle province/delegazioni verso uno stile di sobrietà, condivisione ed autosufficienza economica. In particolare, sembrerebbe che il desiderio di una maggior sobrietà nello stile di vita delle comunità e province/delegazioni sia il “motore” che alimenta le varie scelte fatte.
2.1 L’idea del Fondo Comune come stile di vita, prima ancora che amministrazione di beni materiali, è un processo di maturazione che si sta portando avanti in tutte le province/delegazioni. Alcune di esse hanno già cominciato a praticare in un modo o nell’altro il nuovo sistema economico incoraggiato dall’ultimo Capitolo (2003). Infatti, in tutte le province/delegazioni una percentuale delle entrate di ogni comunità (fra il 15 e il 90%, oppure ogni sei mesi quello che supera il necessario per due mesi di spesa) vengono trattenute dalla provincia/delegazione per necessità specifiche o più generali. Nella maggior parte dei casi, il denaro così raccolto viene ridistribuito in uno o più fondi “ad hoc” (per esempio: malattie, studi, viaggi, ecc.) a cui tutti i confratelli/comunità possono attingere a seconda delle necessità, così che tutti possano beneficiare allo stesso modo senza discriminazioni. In questo modo, molte delle spese che gravavano su ogni comunità sono ora assunte dalla provincia/delegazione, dando alle singole comunità più sicurezza e tranquillità per quanto riguarda la gestione della loro contabilità ordinaria.
2.2 Nelle province/delegazioni c’è una maggiore sensibilità a non accumulare i beni materiali, soprattutto le donazioni a favore di progetti. Si sta anche lavorando per limitare le spese che non corrispondono ad una logica di sobrietà.
2.3 In vari casi, il provinciale/superiore di delegazione è intervenuto in modo fermo per abolire la presenza di conti bancari individuali. Anche i progetti sono ora gestiti in un’ottica provinciale/di delegazione anziché personale, migliorando così le condizioni di trasparenza e responsabilità.
2.4 Si è anche cominciato a lavorare all’autosufficienza economica delle comunità, soprattutto attraverso lo sviluppo delle attività di animazione missionaria. Questo non per un’ideologia di indipendenza dalle donazioni provenienti dai paesi europei, quanto invece per educare le comunità cristiane in cui si opera a farsi carico del lavoro missionario della Chiesa.
2.5 Sono in aumento le province/delegazioni che hanno costituito il Segretariato dell’Economia e che periodicamente fanno un’assemblea degli economi locali. Queste realtà sono effettivi luoghi di incontro, confronto, valutazione e scambio, in cui si raggiunge una migliore comprensione delle problematiche economiche della provincia/delegazione. Il consiglio provinciale/di delegazione si serve degli orientamenti dati dal Segretariato dell’Economia per attuare scelte economiche più efficaci e di maggior beneficio per la provincia/delegazione stessa.
2.6 Allo stesso tempo, si nota una maggiore sensibilità di tutti i confratelli, e soprattutto degli organi direttivi ai vari livelli, alla questione dell’eticità e responsabilità sociale. Di conseguenza, anche nel campo finanziario si pone sempre più attenzione agli investimenti etici e socialmente responsabili, contribuendo così anche alla “evangelizzazione” delle attuali tendenze di mercato. Per una migliore attuazione di queste scelte “politiche” in campi che sono spesso molto complessi, alcune province/delegazioni si avvalgono dell’aiuto di professionisti che danno consigli specializzati per quanto riguarda le varie questioni tecniche, legali e finanziarie.
2.7 Si sta pensando di prepare dei corsi di economia per postulanti, novizi e scolastici, così che siano pronti a svolgere futuri compiti nel campo economico in modo più efficace.

3. Problemi Comuni
Fra le varie difficoltà rilevate a livello di provincia/delegazione, si sono individuati i seguenti punti in comune:
3.1 Continuare la sensibilizzazione delle comunità e dei singoli confratelli verso uno stile di vita più sobrio e solidale.
3.2 Migliorare il livello di condivisione all’interno della provincia/delegazione, istituendo il Fondo Comune dove non c’è ancora, e potenziandolo dove è già presente.
3.3 Potenziare le attività di Animazione Missionaria per poter aumentare la capacità di autosufficenza di tutte le comunità.
3.4 Migliorare la politica economica nelle province/delegazioni.
3.5 Superamento del concetto di economo provinciale/di delegazione come semplice contabile, per passare a quello di economo “amministratore” (che, in linea con i valori evangelici e al Regola di Vita, studia e suggerisce orientamenti di politica economica per tutta la provincia/delegazione).
3.6 Attuare in modo concreto un programma di formazione degli economi ad ogni livello.
3.7 La mancata programmazione della rotazione degli economi crea problemi nello svolgimento del lavoro nelle comunità e nelle province/delegazioni.

4. Le Sfide Attuali
4.1 Riconsiderare il ruolo dell’economia come una dimensione umana a favore della vita L’economia è una parte integrante della vita umana, tanto che il suo obbiettivo principale è quello di favorire la vita in tutte le sue dimensioni. Constatiamo che il peccato dell’egoismo ha snaturato questo ruolo fino a rendere l’aspetto economico un cammino di morte per la maggior parte dell’umanità ed un attacco alla natura, vista semplicemente come un bene da sfruttare senza nessuna considerazione. Ci sentiamo interpellati da questa realtà e vediamo che questa situazione è una chiamata di Dio verso una profonda conversione del nostro essere e del nostro fare. Pensiamo sia urgente una riflessione da parte di tutto l’Istituto a proposito:
4.1.1 Degli investimenti etici del capitale a nostra disposizione. Coscienti della complessità di questa realtà, ci rendiamo conto che dobbiamo intessere reti di comunicazione con esperti e professionisti che ci aiutino nella lettura della realtà economica e finanziaria.
4.1.2 Degli investimenti etici e socialmente utili, dove i ricavi non sono calcolati in denaro, ma in cambiamenti sociali a livello locale.
4.1.3 Di operare in comune con altri Istituti religiosi, organismi ecclesiali ed altri enti di diversa natura, scelte economiche che abbiano maggior influenza nel campo finanziario.
4.1.4 Di una politica della non-capitalizzazione intesa come scelta di giustizia a favore della persona che non possiede.
4.2 Il Fondo Comune come stile di vita
Il Fondo Comune è uno stile di vita basato sulla solidarietà, la comunione e la responsabilità personale e comunitaria, che si traduce in una dinamica economica. Da questa visione consideriamo una sfida il sentirci tutti responsabili della ricerca di beni a favore della nostra provincia/delegazione, Istituto e Chiesa Locale, nella trasparenza delle operazioni economiche e nella partecipazione attiva alla programmazione provinciale/delegazione
4.3 La formazione degli economi
4.3.1 Davanti a una realtà economica sempre più complessa nelle sue dinamiche locali e internazionali, a meccanismi economici che cambiano, ed alla responsabilità di attuare una gestione economica basata sul Vangelo, sentiamo l’urgenza e l’importanza della formazione degli economi.
4.3.2 È importante anche la formazione economica dei candidati per aiutarli a comprendere le dinamiche che stanno alla base di una corretta amministrazione dei beni.
4.4 L’autosufficienza economica delle province/delegazioni
La sfida di rendere le province/delegazioni dove lavoriamo economicamente autosufficienti.
4.5 Codice deontologico
Lo sforzo di aiutare fraternamente i confratelli in particolare difficoltà, e ristabilire la giustizia nelle relazioni con le persone affidate alla nostra cura pastorale (Codice di Condotta #9).


PROPUESTAS PARA LA ASAMBLEA

A favor-en contra-abstenciones

1. Se propone que el Secretario General de la Economía en diálogo con el provincial responsable continental del sector organice, para el año 2010, un curso de formación para los ecónomos provinciales/delegación. (10-0-0)
2. Continuar el camino hacia el Fondo Común Provincial/Delegación como estilo de vida y como dinámica económica. (9-0-1)
3. Que los proyectos sean expresiones de una programación provincial. (10-0-0)
4. Que las inversiones financieras tengan criterios éticos y favorezcan preferentemente una mayor responsabilidad social. (10-0-0)
5. Que el dinero destinado a proyectos no se capitalice en los economatos o procuras, sino que se utilice lo más pronto posible por los fines para los cuales fueron destinados. (10-0-0)
6. Profundizar y concretizar el camino hacia una mayor autosuficiencia económica del continente americano/asiático. (10-0-0)
7. Que todas las provincias tengan el Secretariado de la Economía Provincial/delegación y realicen la asamblea anual de los ecónomos. (10-0-0)
8. Que en todas las provincias/delegaciones se continúe la reflexión y su aplicación del Código Deontológico de manera especial en su dimensión económica. (10-0-0)
9. Inserir en los programas formativos de la FB una formación en economía básica. (9-0-1)
10. Se propone que el Secretariado General de la Economía prepare un texto del ecónomo, a nivel de instituto, con unos principios económicos prácticos y pedagógicos para una mejor formación de los formandos y otros miembros del instituto. (10-0-0)
11. Pedir a las procuras de no mantener cuentas personales de miembros del instituto sin autorización expresa del superior provincial. (10-0-0)
12. Una programación provincial/delegación que tenga en cuenta de la rotación de los ecónomos y su preparación al cargo. (10-0-0)
13. Completar el inventario de los bienes (bienes inmuebles, carros, motos, computadoras y sus accesorios, muebles) de la provincia/delegación. (9-0-1)
14. Que en cada provincia/delegación se redacte o revise el vademecum de los ecónomos de la provincia/delegación. (8-0-2)
15. El continente América/Asia invita a una mayor solidaridad económica de todas las provincias/delegaciones hacia sus miembros de origen presentes en otras provincias/delegaciones. (10-0-0)