1950 – 2050, il Secolo della Città

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di RASNA WARAH

E’ ormai di moda, insistente e ripetitivo che la missione si deve spostare dal campo alla città. Perché. L’autore guarda il fenomeno solo dal punto di vista sociologico ma il suo sguardo suggerisce una serie di domande che vanno da “che missione” a “perché e come fare la missione in città”.

Roma, 30.04.2009


I 100 anni tra il 1950 e il 2050 sono stati definiti come il “Secolo della Città”, e secondo Anna Tibaijuka, direttore esecutivo di Un-Habitat, “saranno ricordati come la più grande trasformazione sociale, economica e ambientale della storia – l’urbanizzazione dell’umanità”.
L’Africa, il continente che si sta urbanizzando più rapidamente in tutto il mondo, sarà semi-urbanizzato entro il 2050, e la sua popolazione urbana di 1.2 miliardi rappresenterà quasi un quarto di quella del mondo. Ma come si metteranno le cose per le città africane?
Secondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite che sarà lanciato questa settimana, la previsione per le città africane non è soltanto fosca, ma veramente scoraggiante.
Mentre le città del Nord Africa hanno risultati relativamente buoni su una serie di indicatori relativi allo sviluppo, l’Africa sub-Sahariana sta sperimentando disuguaglianze in aumento e crescenti livelli di povertà urbana.
‘‘The State of the World’s Cities 2008/9’’ nota che l’Africa Sub-Sahariana ha i più alti livelli di povertà urbana nel mondo, con alcuni paesi che registrano livelli di povertà di oltre il 50 %. Questa povertà spesso si manifesta nelle baraccopoli.
Nel 2005, sei su dieci dei residenti urbani della regione abitavano negli slum –in proporzione quasi il doppio in rapporto al resto del mondo in via di sviluppo, e quattro volte la situazione del Nord Africa, che ha la più bassa diffusione di slum del mondo (grazie principalmente agli investimenti in opere pubbliche e infrastrutture e a un impegno politico per prevenire la formazione degli slum).
La grande differenza tra le città del Nord-Africa e quelle dell’Africa sub-Sahariana è evidenziata anche dagli esempi della distribuzione del reddito, con le prime che godono di livelli relativamente bassi di disuguaglianza, mentre le seconde esibiscono livelli di disuguaglianza tra i più alti del mondo.
Le città del Sud Africa hanno i più alti livelli di disuguaglianza del mondo, un fatto attribuito alla politica della passata apartheid che ha portato a fallimenti strutturali e di sistema nella distribuzione del reddito che devono ancora essere smantellati nell’era post-apartheid.
Altri paesi africani che esibiscono alti livelli di disuguaglianza urbana includono la Namibia, il Botswana e il Kenya.
Un’altra tendenza osservata nelle città africane è quella di un primato urbano –concentrazioni di gente e di investimenti alto in modo sproporzionato nelle più grandi città, generalmente la capitale.
Questo spesso significa che i pubblici servizi e le infrastrutture sono concentrati in un’unica grande città, con le città più piccole che hanno minore accesso alle risorse pubbliche.
Questo può portare a disparità regionali e ad un irregolare sviluppo urbano all’interno dei paesi.
Per quanto esista una correlazione tra la prosperità economica e l’urbanizzazione, in Africa, l’urbanizzazione è spesso il risultato di forze negative, come il conflitto, che spesso porta ad un’affluenza di migranti dalle regioni devastate dalla guerra, il che inasprisce sia i livelli di povertà che la diffusione degli slum nelle città.
Luanda, Khartoum e Kinshasa hanno sperimentato un’alta crescita urbana a causa del protrarsi delle lotte civili nelle aree rurali.

Tuttavia, non tutte le notizie sulle città africane sono cattive. La crescita dei livelli di urbanizzazione nel continente potrebbero portare a migliorare gli indicatori della salute e dell’educazione, e produrre il tipo di prosperità sperimentato nelle economie emergenti dell’Asia.
Gli alti tassi di crescita economica registrati in anni recenti potrebbero anche portare a redditi più alti e a ridotti livelli di povertà a lungo termine.
L’espediente sta nell’assicurare che i benefici della crescita economica portino beneficio a gruppi più ampi di gente e non rimangano concentrati.
Il Ruanda è tra i paesi africani che stanno tentando di assicurare che l’urbanizzazione e la modernizzazione portino beneficio a più ampie parti della gente del paese.
I paesi del Nord Africa, come la Tunisia, sono sulla strada giusta per non avere più slum. Il Sud Africa sta rispondendo ai suoi eccezionalmente alti livelli di disuguaglianza facendo opere pubbliche, quali i servizi per l’acqua ed altri servizi di base, più accessibili ai gruppi a basso reddito.
A breve termine, tuttavia, le città africane devono aspettarsi di soffrire a causa delle disuguaglianze in aumento e della crescita degli slum –fenomeni che presumibilmente peggioreranno come risultato dell’attuale crisi finanziaria globale.
Il superamento della crisi esigerà non soltanto una sana gestione economica, ma anche la messa in opera di politiche pro-poveri più aggressive, il che dovrebbe includere lo sviluppo delle risorse umane e l’investimento in infrastrutture.
Tuttavia, una risorsa che le città africane sembrano avere in abbondanza è il capitale sociale –la rete che lega insieme le comunità.
Lo State of the World’s Cities 2008/9 mostra che i residenti urbani nel mondo in via di sviluppo, particolarmente in Africa, fanno assegnamento su una varietà di reti sociali per sopravvivere, e questa forma di capitale si fa critica quando cercano lavoro o casa.
Sfortunatamente, i modelli di urbanizzazione adottati da molti paesi africani minacciano di spezzare questi legami che generano fiducia all’interno delle comunità.
Molte città africane, inclusa Nairobi, stanno diventando sempre più segregate, con comunità chiuse che vivono in proprietà fortificate, e con gli slum avvelenati concentrati in aree che mancano dei minimi servizi di base.
Questa tendenza sembra prospettare che la possibilità di un’urbanizzazione sostenibile nel continente si ancora più difficile da raggiungere.

di RASNA WARAH
Nota. Ms Warah è l’editore di ‘‘State of the World’s Cities Report 2008/9: Harmonious Cities.
FOTO. Rivolta a Nairobi (Kenia) ed elezioni a Johannesburg (Sud Africa)
Allegato


RAPPORTO ONU SU POPOLAZIONE URBANA: NEL 2030 ABITANTI CITTÀ RADDOPPIERANNO
Entro il 2030, la popolazione urbana in Africa raddoppierà passando dagli attuali 373 milioni a oltre 759 milioni di persone: lo sostiene l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (Un-Habitat) presentato in Kenya, a Nairobi. In base al rapporto, il continente sta attraversando una fase di profondi cambiamenti demografici anche se permangono forti differenze: l’Africa orientale, attualmente l’area meno urbanizzata del mondo, sta rapidamente cambiando, mentre i tassi di urbanizzazione sono in lieve calo nel nord arabo e nel cono australe già relativamente urbanizzate. “La popolazione, contrariamente alle aspettative – sostiene il rapporto – non si concentrerà nelle attuali metropoli, ma tenderà per almeno due terzi del totale a trasferirsi nelle città di media grandezza che adesso contano non più di 500.000 abitanti”. Il restante terzo sarà invece assorbito da quelle che sono già oggi metropoli a tutti gli effetti: nel 1950, le egiziane Alessandria e il Cairo erano le uniche città africane a superare il milione di abitanti; nel 2005 erano 43 a superare questa soglia con una media di due milioni e mezzo di abitanti e una popolazione totale di 110 milioni di individui; nel 2015 – secondo il rapporto - saranno 53 le città a superare il milione di abitanti, con una media per città di oltre tre milioni di persone e una popolazione totale di circa 168 milioni di abitanti. A crescere saranno anche i tre attuali grandi agglomerati del continente: entro il 2025 Kinshasa (Repubblica democratica del Congo) conterà quasi 17 milioni di abitanti, Lagos (Nigeria) e il Cairo sfioreranno invece i 16 milioni: rispettivamente - è la conclusione del documento di Un-Habitat - occuperanno l’11°, il 12° e il 13° posto nella classifica delle metropoli più popolate del mondo. Tendenze che, secondo Un-Habitat, dovrebbero essere prese in considerazione fin d’ora dai governi africani per assicurare alle attuali città di media grandezza infrastrutture e adeguati piani di sviluppo e espansione urbanistica.
13/11/2008 12.09

Le notizie sulle città africane sono tutte cattive?