p. Rino Bonvini, mccj

La crisi economica, ecologica e dei valori produce un substrato favorevole per lo sviluppo dei disturbi mentali. L’assenza di strutture adeguate per queste persone amplifica il problema. Un’esperienza significativa in cui convivono professionalità e amore ai poveri.

Roma, 01.05.2009
ALLEGATO. Testimonianze

Ho conosciuto i missionari comboniani nel 1984. In quel tempo questa rivista nella quale oggi condivido la nostra esperienza brasiliana, ci ha fatto sognare una nuova maniera di essere missionari. Le denunce coraggiose e le prese di posizione inequivocabili sulla questione del traffico internazionale d’armi nel quale il nostro paese era (e forse e’...) coinvolto ci sorprendevano. Disturbare il sonno dei politici denunciandoli come trafficanti d’armi e criticare la partecipazione italiana in guerre senza senso suscitava in noi la voglia di lavorare insieme per costruire una società realmente nuova e più fraterna, dove la spiritualità non diventa uno strumento estetico e anestetico al servizio della cultura dominante, ma una comunione con il Cristo risorto, presente nel popolo crocifisso dalle ingiustizie sociali.

L’incontro con l’esperienza della Chiesa Latinoamericana e particolarmente di quella brasiliana, attraverso il GIM di Venegono fu un altro fatto fondamentale. Scoprire una conferenza episcopale capace di collocare i poveri e gli ultimi al centro dell’evangelizzazione con campagne della fraternità che annualmente propongono un tema sociale da approfondire per aiutare la sintesi tra fede e vita, aprendo un cammino per una partecipazione politica della Chiesa al servizio degli esclusi, ci stimolava a scoprire nuove forme di servizio e di azione.
Questi semi, coltivati in vari anni di formazione teologica e psichiatrica, sono oggi diventati frutti, nel Movimento di Salute Mentale Comunitaria del Bom Jardim. (Buon Giardino)

I missionari comboniani hanno iniziato Il loro lavoro a Fortaleza, quinta maggiore citta brasiliana con la formazione di un gruppo di CEBS, Comunità Ecclesiali di Base. L’ Area Pastorale del Bom Jardim, una proposta alternativa al modello della parrocchia tradizionale è stata un laboratorio di esperienze che ha stimolato i liders comunitari a responsabilizzarsi come protagonisti dell’ evangelizzazione.
In questo contesto ben preparato sono iniziate nel 1996 le attività del MSMCBJ, offrendo spazi di accoglienza e di ascolto per le persone portatrici di disagio, sofferenza psichica ed esistenziale, con l’ obbiettivo di trasformare il dolore in crescita e sapienza di vita.
La salute mentale è uno dei problemi che attualmente preoccupa molto l’ OMS, organizzazione mondiale della salute. La depressione è considerata attualmente Il quarto problema più inabilitante nel mondo e nel 2030 si prevede che possa diventare Il secondo.

L’aumento esponenziale del consumo di farmaci psicotropici, particolarmente ansiolitici è un altro fatto preoccupante.
La crisi economica, ecologica e dei valori produce un substrato favorevole per lo sviluppo di vari disturbi mentali. L’assenza di strutture adeguate per l’accoglienza e il trattamento di queste persone amplifica la dimensione del problema.
Molte persone portatrici di un disturbo di salute mentale, diventano anche facile preda di alcune istituzioni religiose e sette che promettono cure spirituali contro i demoni che sarebbero i responsabili di queste malattie.
Come affrontare la sfida di questa nuova categoria di esclusi? Come coniugare le conoscenze psichiatriche e psicologiche con la dimensione di una spiritualità che libera e che non rinchiude nella paura di essere posseduti da uno spirito maligno?

Come stimolare la comunità a partecipare attivamente nel contesto delle politiche pubbliche e convincere le autorità dell’ urgenza del problema che richiede risposte e strutture adeguate?
A tutte queste domande abbiamo cercato di rispondere con il nostro lavoro, organizzando spazi terapeutici e di prevenzione al servizio dei poveri della periferia di Fortaleza in un ambiente caratterizzato da indicatori sociali molto preoccupanti, con indici di violenza, esclusione, disoccupazione, dipendenza chimica, tra i peggior della città.
Tutto è iniziato ascoltando la gente e scoprendo che il problema maggiore era la povertà “interiorizzata”. Le persone perdono il senso della vita, si accasciano su se stesse, rifiutano di credere che le cose possono migliorare, che possiedono le risorse per trasformare la crisi in evoluzione. L’autostima si riduce ai minimi termini e lascia spazio ad altri sintomi più gravi che possono diventare una vera e propria malattia psichiatrica come la depressione. La cosa peggiore è quando si convincono che questa è la volontà di Dio, che devono soffrire per pagare qualche errore commesso nel passato. Alcune esperienze religiose finiscono per confermare queste percezioni distorte, trasformando le persone in dipendenti spirituali di questa o quella setta.

Per accogliere e ascoltare tutte queste persone che cercavano aiuto sono stati organizzati gruppi di terapia comunitaria. Una tecnica semplice ed efficace inventata dallo psichiatra brasiliano Adalberto Barreto. Questi gruppi sono diventati uno strumento prezioso per iniziare una nuova esperienza di salute mentale basata su un approccio sistemico comunitario. La prospettiva sistemica vede i problemi come il risultato dell’interazione di multipli fattori, personali, familiari e sociali e utilizza una visione bio-psico-socio-spirituale dell’ essere umano.
La persona è parte del problema ma anche della soluzione, che non viene offerta preconfezionata dagli esperti. Il terapeuta non da consigli e non giudica. Il suo ruolo principale è favorire un processo di coscientizzazione del potenziale della persona, aiutandola a scegliere il cammino migliore per uscire dalla crisi. La crisi non è vista solo come un pericolo distruttivo, ma anche come un’opportunità per crescere e migliorare. Una pedagogia maieutica che diventa il presupposto per aiutare la persona a costruire la propria autonomia, senza dipendere da chi pensa di avere la verità in tasca.

La parola terapia (dal greco θεραπεία) significa servire Dio, e deriva dal verbo “therapeuin” che si traduce come Servo di Dio, colui che è al servizio di Dio.
Gli Esseni di Qumran e i padri del deserto già utilizzavano tecniche terapeutiche per ristabilire l’equilibrio e l’armonia delle persone che procuravano un sollievo dalla sofferenza psichica. In tutte le culture e tradizioni esistono figure come shamani, curanderos, medicine man, che utilizzano varie tecniche per la cura dei disturbi psicologici.
In genere si tratta di ristabilire un equilibrio con le forze naturali e soprannaturali, utilizzando anche erbe e medicine alternative di vario genere associate a rituali sacri.

Con questa prospettiva è nata e cresciuta la nostra esperienza, consapevoli dell’urgenza di coniugare la spiritualità con le scienze psichiatriche al servizio della salute e del benessere dei più poveri e abbandonati.
Gruppi di terapia comunitaria, di riscatto dell’autostima, di biodanza, di costellazione familiare di arte-terapia. Corsi professionalizzanti, di preparazione universitaria, di coscientizzazione ecologica, di terapia familiare. Collaborazione con le varie università locali per favorire una formazione più umana, spazi per l’accoglienza di detenuti che possono pagare una pena alternativa. Partecipazione nelle varie istanze locali che si preoccupano con le problematiche delle donne, dei bambini di strada, degli indigeni e delle politiche pubbliche. Un progetto per la prevenzione della tossicodipendenza e del lavoro minorile che coinvolge bambini e adolescenti dai sette ai quattordici anni.
Un raggio d’azione che oggi coinvolge una cinquantina di operatori e un centinaio di volontari, tra i quali alcuni internazionali. Più di duemila persone partecipano ogni mese alle varie attività.

Alcune brevi testimonianze, tra le migliaia che abbiamo raccolto in questi anni di lavoro, ci assicurano di essere sulla strada giusta (leggile in Allegati).
Infine è importante condividere l’ultima esperienza che stiamo realizzando nella riserva indigena Pitaguary di Maracanau.
Abbiamo iniziato un nuovo progetto di prevenzione della dipendenza chimica con i bambini e gli adolescenti di questo gruppo indigeno.
Il contatto con questa cultura ci sta aiutando a riscoprire l’importanza del rispetto della natura e della necessità di coltivare un’attitudine ecofilica con tutte le speci viventi.

Il pianeta terra ci chiama a risvegliare la coscienza che non possiamo continuare così. Secondo i calcoli degli specialisti se il ritmo di sfruttamento delle risorse naturali e dell’inquinamento continueranno con questo ritmo, nel 2050 avremo bisogno di due terre per garantire il nostro fabbisogno. I segnali sono chiari, le variazioni climatiche, l’effetto serra, l’aumento di malattie dovute all’inquinamento ambientale non lasciano più tempo per le esitazioni.
Dobbiamo iniziare oggi a ristabilire l’equilibrio spezzato dallo sfruttamento selvaggio a vantaggio di pochi, che genera un apartheid sociale sempre più grave che favorisce lo squilibrio mentale e ci invita a riflettere sull’ecologia della mente.
Nel suo meraviglioso libro: “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, il cardinal Martini invita a pregare per una Chiesa Giovane. E’ questa Chiesa che noi ci sentiamo! e... continuiamo a sognare.

p. Rino Bonvini, mccj
FOTO. Comboni Press - Caramazza
Allegati:
testimonianze
Una nuova sfida per la missione