Gesù ha l’AIDS! Ce ne preoccupiamo abbastanza?

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Vivendo e lavorando con persone affette da HIV/AIDS e con le loro famiglie in contesti di guerra e di grave povertà, alcuni di noi missionari comboniani vedono emergere un aspetto completamente nuovo del nostro carisma, indirizzato ai più poveri e ai più emarginati. TRADUZIONE Elena Scaramuzza. ALLEGATI: Una_storia_vera_IT Statistiche_su_HivAids_dei_Paesi_Africani_IT

                 Gesù disse: “Ero malato e non siete venuti a visitarmi.”
Gli individui affetti da HIV/AIDS sono fra i più poveri e fra i più discriminati. Nella Ratio Missionis predisposta in preparazione al prossimo Capitolo Generale si spiega come un appassionato amore per i poveri rappresenti tuttora una parte importante della nostra spiritualità e del nostro carisma. In essa si afferma che “dobbiamo riprendere gli aspetti fondamentali della nostra spiritualità e identità comboniane: il cuore trafitto di Cristo, il Buon Pastore, la Missione, il Carisma Comboniano, la Croce e un amore appassionato per i più poveri e i più abbandonati, e farne una causa comune” (Ratio Missionis, Seconda Fase, N. 71.)

Sì, nel nostro prossimo Capitolo Generale speriamo e chiediamo davvero di poter riprendere gli aspetti fondamentali della nostra spiritualità comboniana con tutte le sue sfide odierne. Abbiamo l’obbligo morale di compiere un’analisi e di identificare con chiarezza i più poveri e i più emarginati di oggi. E, nel contesto africano, le persone affette da HIV/AIDS rappresentano senza dubbio uno dei gruppi più numerosi.
I Paesi in cui operiamo noi missionari comboniani non fanno eccezione. Alcuni di essi sono addirittura i peggiori del continente. Un numero molto limitato di missionari partecipa alla campagna contro questa pandemia. I pochi che vi sono coinvolti lo fanno esclusivamente su base volontaria, oppure affidandosi ai programmi della chiesa e del governo locali.

Secondo le statistiche dell’UNAIDS e dell’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), alla fine del 2007 l’Africa risultava essere il continente più colpito. Su 33 milioni di persone affette da HIV/AIDS nel mondo, oltre 22 milioni si trovano nell’Africa sub-sahariana. Nello stesso continente vivono 11,6 milioni di “orfani dell’AIDS” (vedi statistiche allegate).
In Africa, nonostante la devastante presenza della pandemia di cui sopra, le limitate ricerche da noi effettuate indicano che nessuna provincia comboniana è attivamente coinvolta in una linea d’azione concreta e unificata. Ancor meno viene fatto a livello di amministrazione generale per combattere una pandemia che spinge incessantemente la parte più indigente della popolazione verso la povertà totale, con scarse possibilità di recupero.


Il prossimo Capitolo Generale sarà un tempo di Kairos. Per usare le parole di San Daniel Comboni, verrà riesaminata l’ora dell’Africa. E’ giunto il momento che noi missionari comboniani elaboriamo una politica comune a livello sia di congregazione che di continenti. Il motivo per cui è necessario coinvolgere l’intero Istituto va ricercato nel fatto che sia le cause ultime di questa epidemia in rapida diffusione che le sue possibili soluzioni non sono sempre limitate a un unico continente, ma scaturiscono dalle politiche distorte dei mercati globali, dagli squilibri commerciali, dall’immorale concorrenza politica ed economica esercitata dalle nazioni ricche del mondo e dai loro loschi affari con i dittatori dei Paesi in via di sviluppo, assetati di petrolio e altre materie prime. In Sudan, ad esempio, il governo ha agito con lo scopo di ripulire la zona per avere mano libera nella produzione petrolifera, affidata a diverse compagnie internazionali come la CNPC (cinese), la MPCO (malese), la TEI (canadese), la Lundin Oil AB (svedese), la Petronas (malese), la OMV (australiana), la Weir e la Rolls Royce (entrambe britanniche). (Vedi www.sudan-forall, No. 1, novembre 2005).

Un altro motivo che rende urgente una strategia comune per l’intero Istituto è rappresentato dall’immensità dell’aiuto necessario per addestrare i responsabili delle comunità a gestire centri mobili o locali per gli esami del sangue, la distribuzione di farmaci retrovirali, l’istruzione degli orfani e numerose altre forme di assistenza spirituale ed economica.
L’HIV e l’AIDS sono le malattie dei poveri. Ovunque vi sia povertà, esse fanno quasi infallibilmente la loro comparsa. Soprattutto in Africa e in qualsiasi altra nazione in via di sviluppo, HIV e AIDS sembrano essere la piaga del secolo.
Il Buon Pastore cammina davanti alle sue pecore per assicurarsi che non vi siano lupi in agguato pronti ad attaccare il gregge quando arriverà. Egli affronta i lupi anche a rischio di essere ucciso. Il motivo per cui è necessario stabilire una politica comune per la congregazione va ricercato nel fatto che, come seguaci spirituali del cuore del Buon Pastore, non dobbiamo aspettare che altre pecore vengano attaccate. Come dice il proverbio, prevenire è meglio che curare. Oltre a collaborare con tutti i gruppi che operano sul campo, dobbiamo agire in modo proattivo e profetico dando ai poveri i mezzi per proteggersi.

Le circostanze attuali mettono a repentaglio il sogno stesso che Comboni aveva per l’Africa. Comboni affermava che l’Africa sarebbe stata salvata da leader africani. Oggi quegli stessi leader sono le prime vittime dell’HIV e dell’AIDS, spietati nemici della vita che attaccano chi in ambito famigliare produce reddito e distruggono l’individuo proprio nell’età in cui dovrebbe costituire una famiglia propria e prendere la guida della società. La piaga dell’HIV e dell’AIDS è troppo pericolosa per poterla ignorare. In alcune delle nostre missioni, la maggior parte della popolazione per cui abbiamo lavorato duramente e con immensi sacrifici corre il rischio di essere completamente annientata dalla malattia.
Soprattutto, vengono messi in discussione la profondità e il dinamismo profetico della nostra fede. Crediamo veramente che le persone affette da HIV o AIDS siano il corpo di Gesù Cristo? La nostra fede è abbastanza viva da permetterci di vedere che Gesù ha l’HIV o l’AIDS? Ci sentiamo toccati nel vedere come Egli venga discriminato ed emarginato nella persona di ogni malato di HIV/AIDS dalla società, dalla chiesa, dalla sua stessa famiglia, dal suo stesso governo? Gesù si identifica con gli ammalati: “Ero malato e mi avete visitato… In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questo al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me.” (Matteo 25: 36-40) Siamo pronti a visitare e ad abbracciare Gesù malato di AIDS? Prepariamo un piano unificato e continuativo che permetta di proteggere i poveri e di far visita a infetti ed ammalati.


Raccomandiamo che i missionari comboniani, quali buoni pastori che seguono le orme di Gesù Cristo, diano seguito alle proposte riportate qui di seguito per il presente e soprattutto per il futuro dell’Africa.

  • 1-. Dovrà essere elaborata una politica proattiva e unificata mirante a combattere la pandemia dell’HIV/AIDS in Africa.
  • 2-. Il problema dell’HIV/AIDS dovrà essere considerato uno degli obiettivi prioritari della Missione in Africa.
  • 3-. Poiché le loro cause ultime risiedono principalmente nella povertà e nelle numerose guerre che devastano il continente, HIV e AIDS dovranno essere visti in un contesto che abbracci le problematiche di pace e giustizia.
  • 4-. Le attività che puntano a combattere l’HIV e l’AIDS si incentrano soprattutto su tre aspetti: finanziario, psicologico e spirituale. Molte ONG e governi locali impegnati attivamente sul campo ammettono di essere impotenti davanti a questa immane sfida, e soprattutto di non essere attrezzati per affrontare i bisogni spirituali delle famiglie. Come missionari, abbiamo l’obbligo morale di offrire un’assistenza e una protezione olistica ai poveri. Non possiamo accampare scuse e affermare che non ci sono abbastanza persone impegnate in quest’area: non si farà mai abbastanza contro l’HIV e l’AIDS se non si affronta la complicata natura della malattia nella sua interezza e soprattutto se non si prende in considerazione il mistero della sofferenza, della vita e della morte da un lato, e la necessità di un cambiamento morale per una migliore prevenzione dall’altro. La piaga dell’HIV/AIDS non può essere fermata senza un radicale cambiamento di vita. E un radicale cambiamento di vita e del modo di vivere non può esistere senza l’aspetto della fede, che viene offerto e sostenuto dai missionari e dalla chiesa locale. L’esperienza della compassione divina insegnata e vissuta dalla Chiesa è essenziale per poter cambiare cuore e vita.
  • 5-. La natura della pandemia ci obbliga a una collaborazione continuativa con le strutture diocesane, con le altre Chiese (ecumenismo), le altre religioni (dialogo), i governi, le ONG ed altri gruppi. La nostra politica unificata dovrà essere caratterizzata dalla capacità di lavorare insieme ad altri.
  • 6-. Le cause ultime della malattia, così come le sue soluzioni, non risiedono unicamente nell’Africa stessa. Come la povertà e la guerra civile, hanno in parte origine fuori del continente e richiedono una ferma presa di posizione a livello internazionale. HIV e AIDS esigono anch’essi la creazione di una rete internazionale, sia nell’ambito dei Comboniani che fra essi e gli altri gruppi attivamente coinvolti nella campagna.
  • 7-. Dovrà essere costituito con urgenza nell’ambito dell’Istituto comboniano un fondo per la lotta ad HIV/AIDS in Africa (CAFFA - Comboni HIV/AIDS Fund For Africa).

    Fr. Abraham Hailu
    FOTO. Comboni Press: Centri e educazione alla prevenzione HivAids
  • Fr. Abraham Hailu