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Dove porta la criminalizzazione dell’illegale. In Spagna esiste un "decreto del Ministero degli Interni" ai commissariati del paese perché realizzino determinate quote di arresti d’immigranti sprovvisti di documenti; questo provvedimento fa sì che molti peruviani si trovino oggi detenuti nei Centri d’Internamento per Stranieri, CIEs, con processi aperti di espulsione.

Roma, 19.05.2009


"Questa persecuzione contro gli emigranti è stata denunciata da comunicati e concentrazioni e da numerose organizzazioni sociali in Spagna; è stata condannata nel Congresso dei Deputati e nel Senato; è stata criticata e denunciata in modo chiaro dai principali sindacati della polizia spagnola; hanno manifestato, inoltre, la loro protesta varie ambasciate come quella della Bolivia e del Marocco, e denunciata, davanti alla Procura Generale dello Stato spagnolo, da quasi 200 organizzazioni ", ha dichiarato Wilbert Bendezú Carpio, primo vicepresidente del Parlamento Andino.

Sono stati gli stessi poliziotti spagnoli, per il pericolo di essere denunciati giudizialmente, che, documenti in mano, hanno messo alla luce del giorno l'inumano ed incostituzionale ordine del Ministro dell'Interno della Spagna, Alfredo Pérez Rubalcaba, di realizzare detenzioni selettive di emigranti come se si trattasse di persone che hanno commesso fatti delinquenziali.

Nello stato spagnolo esistono guantánamo.

Li chiamano Centri di Internamento per Stranieri (CIEs). Come Guantánamo sono posti chiusi, oscuri, invisibili, limbi giuridici dove non si sa quello che passa. Le persone lì rinchiuse, fino alla sua espulsione, lo sono per la loro situazione irregolare, concetto previamente creato per i governi. Il loro delitto è di non avere documenti, una colpa amministrativa, equivalente all'insolvenza di una multa di traffico. La cosa terribile di questi centri è, precisamente, che sono prigioni senza delinquenti. Poco o niente importa la condotta di quanti sono lì rinchiusi: si puniscono sistematicamente, con strumenti provenienti dal Diritto Penale, persone che stanno contribuendo con il loro sforzo alla creazione della ricchezza nazionale, per mancanze come il mancato rinnovamento a tempo del permesso di soggiorno o di lavoro. Sono le uniche istituzioni degli Stati Europei create esclusivamente per persone straniere.

Da anni nei CIEs si producono sistematiche violazioni dei diritti umani, messe sotto silenzio dai mezzi di comunicazione sociale, dalle istituzioni e dai partiti, e ignorate dalla popolazione.
Solo per le testimonianze di persone rinchiuse nei CIEs si è potuto conoscere in parte la realtà che si vive in questi centri: bastonate, umiliazioni psicologiche, mancanza di attenzione medica, aborti indotti per le cattive condizioni, insalubrità, ammucchiamento, e carenza di tutela giudiziale effettiva. In una recente relazione del Parlamento Europeo i CIEs spagnoli sono indicati tra i peggiori dell'Unione Europea.

Il passato 27 di novembre, trenta interne del CIE di Madrid -che si trova ubicato significativamente nei terreni dell'antica prigione di Carabanchel-, scrissero una lettera per denunciare la situazione: “Nelle celle del centro alle prime ore dell'alba abbiamo ascoltato come maltrattano agli interni; non contenti col maltrattamento non danno loro da mangiare durante la loro permanenza. Ci hanno anche minacciate che se denunciassimo, potremmo finire in prigione o essere più rapidamente espulse”, scrivevano.

Analoghe violazioni, e anche peggiori, sono state denunciate nel passato - e continuano a prodursi - nei CIEs delle Canarie, Barcellona, Valencia e Algeciras. A Malaga, si scoprì perfino una rete di schiavitù sessuale, di cui erano protagonisti i poliziotti del centro. Non sono mai arrivati a essere condannati perché vittime e testimoni furono espulsi prima che potessero dichiarare davanti al giudice. Una situazione simile si diede nel mese di febbraio nel CIE di Carabanchel, dove un giovane boliviano fu espulso il giorno dopo che la sua famiglia aveva interposto una denuncia per tortura, senza che si fosse potuto portare a termine un rapporto medico forense alternativo a quello del CIE e prima che potesse dichiarare davanti al giudice.

I CIEs non hanno un regime interno legalmente strutturato né contano con protezione giudiziale alcuna, oltre al regolamento che detta lo stesso CIE. Il monitoraggio dei diritti degli interni ricade esclusivamente sulla Direzione Generale della Polizia, fatto insolito se si tiene in conto la natura delle colpe amministrative, e questo da’ spazio a gravi situazioni di abbandono e arbitrio. Solo la polizia e gli interni vi hanno accesso e si ostacola l'entrata ai collettivi che possano difendervi i diritti delle persone accusate. Il regime di visite è molto ridotto, solo 5 minuti in presenza fisica di un poliziotto, violando così la più minima intimità del preso e della sua famiglia.

Questa situazione é il risultato della criminalizzazione dell’immigrazione da parte delle istituzioni politiche europee, decisione che si inquadra nella strategia di normalizzazione delle procedure di reclusione come tecnica per gestire i movimenti di popolazione. Si puniscono i flussi di persone, per regolarli come variabile di accomodamento al mercato di lavoro e al livello di domanda di manodopera, strumentalizzando e cosificando le persone degli immigranti al servizio del capitalismo globale che venera la libera circolazione del capitale e le merci e reprime quella delle persone.

In questo momento, si trova in tramite per la sua approvazione una Direttiva Europea che pretende prolungare la detenzione nei Centri di Internamento fino a 18 mesi: è la Direttiva della Vergogna. Nell'UE proliferano i centri d’internamento e la sua 'politica di vicinanza' si orienta a fomentare l'installazione di questi centri nei paesi terzi limitrofi, un ostacolo ancora maggiore alla garanzia dei diritti umani fondamentali. Gli Stati membri stanno costruendo un sistema globale di reclusione che mette a nudo l'ipocrisia dei sempre più timidi discorsi sulla cittadinanza europea, al tempo che rinverdisce la terribile memoria dei campi di concentrazione nazi.
L'esistenza dei centri d’internamento evidenzia la brutalità e violenza strutturale del sistema di frontiere e delle sue leggi sugli stranieri, leggi di uno schiavismo moderno occulto al servizio del mercato.


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Centri d’internamento per immigranti in Spagna