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Il Tribunale di Giustizia dell'Unione Europea, TUE, il giovedì 14 di maggio, condannò il governo spagnolo per non applicare la norma di aiuto ad immigranti vittime di traffico di persone per fini sessuali. Il termine stipolato per i cambiamenti nella legge spirò il 6 di agosto di 2006.

Roma, 22.05.2009

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La legge spagnola attuale prevede, per quanto riguarda il traffico di persone per fini sessuali, solamente punizione ai trafficanti, senza fare menzione dei diritti delle vittime di questo traffico.

Il TUE esige dallo stato spagnolo il compimento degli obblighi che il paese ha assunto in virtù della direttiva comunitaria 2004/81/CE, approvata dal Consiglio Europeo in 29/4/2004. La direttiva garantisce la concessione di un permesso temporale di residenza agli stranieri, uomini e donne, vittime del traffico di persone.

Assicurare assistenza alle vittime del traffico di persone è parte del Protocollo di Palermo, del quale il governo spagnolo è firmatario. Il protocollo fu approvato nel 2000 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

Il cambio nella legge spagnola è anche una vecchia richiesta delle entità spagnole e brasiliane che lavorano contro il traffico di persone create a tal fine dai due paesi.

In aprile, una tavola rotonda riunì, in Spagna, ad entità civili spagnole e brasiliane per discutere il traffico di persone che, di modo generale, colloca al paese latinoamericano come luogo di partenza e all'europeo come destino di centinaia di vittime del traffico di persone.

La "Spagna ha un problema serio, perché ratificò il Protocollo di Palermo, ma non modificò le sue leggi. Si sforza, ha pure elaborato un piano [contro questo traffico], ma senza leggi non sa come applicarlo", valuta Jaqueline Leite, che partecipò alla tavola rotonda in Spagna ed è coordinatrice del Centro Umanitario di Appoggio alla Donna (Chame), gruppo brasiliano che agisce in questo campo e ha la sua sede in Salvatore, BA.

La principale conclusione alla quale arrivò il gruppo durante l'incontro di aprile è che tanto il governo spagnolo come il brasiliano necessitano adottare leggi che prevedano l’assistenza alle vittime del traffico di esseri umani. Neanche il Brasile compie con le esigenze del protocollo, benché abbia firmato il documento.

“Non possiamo assicurare niente [in relazione ai diritti delle vittime], perché il Brasile non ha ancora una legge che garantisca i diritti delle vittime ed allora non ha come proporzionare un'attenzione adeguata alle persone, vittime del traffico, che ritornano al paese", pensa Jaqueline.

La tavola rotonda fu organizzata dall'entità spagnola “Associazione per la Prevenzione, Reinserimento e Attenzione della Donna Prostituita” (Apramp). L'obiettivo dell'incontro era elaborare programmi di attenzione integrale ed implementare una collaborazione pratica, strutturata ed effettiva tra organizzazioni di paesi di origine e destino di vittime di questo traffico.
Dal dicembre dell'anno scorso, Apramp e Chame realizzano il progetto "Meccanismi di Comunicazione e intervento in paesi di origine e Spagna in materia di prostituzione forzata e traffico di persone per fini di sfruttamento", finanziato per l'Agenzia Spagnola di Cooperazione con lo Sviluppo. Le entità che fanno parte del meccanismo di cooperazione sono organizzazioni membri della Rete Spagnola contro il Traffico di Persone e della GAATW - Brasile (Alleanza Globale contro il Traffico di Persone).

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Per gentile concessione
Foto. Caramazza. Brasile, Campagna di Fraternità
La Spagna è condannata per non compiere