Il vangelo di Marco in questa XVI Domenica del Tempo Ordinario ci insegna i tre verbi della carità, secondo Gesù di Nazareth.

L’Acse –Associazione Comboniani Servizio Emigranti- deve prendere più coscienza della sua missionarietà e deve sentirsi sempre più vicina ai fratelli immigrati e suoi fondatori i padri Comboniani Renato Bresciani e Paolo Serra.

 

Per questo l’incontro del 18 luglio 2009, attorno alla mensa eucaristica prima e a quella della convivialità poi, è stata anche l’occasione per ricordare la morte di p. Renato Bresciani avvenuta il 22 luglio 1966 e del p. Paolo Serra del 15 luglio del 2005, i due primi animatori dell’Acse.

 

L’eucaristia è stata presieduta da p. Teresino Serra, superiore generale dei Missionari comboniani che ha commentato con brevi parole i testi della liturgia, lasciando poi un denso messaggio scritto.

 

“Marco ci parla dei tre verbi della carità: Vedere, cioè stare attenti; compatire, e quuindi fare nostro il problema dell’altro; insegnare, e questo vuol dire fare almeno qualcosa per lanciarci verso gli altri, aprirci alla loro sofferenza, uscire dalla nostra isola.

 

Guarda, vedi, renditi conto di quello che succede accanto a te, delle lacrime che si versano ogni giorno, di tanti che nel mondo soffrono.

Senti compassione: la preoccupazione del fratello deve essere la tua, è così che accogli l’altro. Gesù se ne andava in disparte a riposare con il gruppetto dei suoi, però si rende conto della folla che è senza pastore.

E allora si apparta dal gruppetto e sta con la folla, le parla, fa qualcosa per tutti quelli che risvegliano nel suo cuore la misericordia di Dio.

 

Sono i tre verbi dell’amore che troviamo in tante parabole: quella del Buon Samaritano, del Padre del Figlio Prodigo, per esempio.

 

Sono i te verbi che il profeta Geremia ci fa vedere com’è facile tradire da parte dei pastori; e pastore è chiunque abbia anche un pizzico di leadership, una qualsiasi responsabilità nella società.

In questi giorni, con certe leggi che chiamano della sicurezza, abbiamo visto come li tradiamo anche noi facilmente. Troppi silenzi, prima e anche dopo aver parlato. Le proteste sono come gli starnuti: durano poco e servono solo a scacciare qualche microbo per non pensarci più.

 

Il cristiano è chi obbedisce sempre, però obbedisce alla verità, alla giustizia, alla fraternità. Ogni norma che va contro questi tre valori non viene da Dio e non rientra nell’obbedienza. Prima, con e dopo la norma, sta l’impegno di salvare la persona e la persona si salva ad ogni costo, con coraggio, disposti a pagare di persona.

 

Ad ognuno di noi è stata affidata una lacrima da asciugare, una sofferenza dell’altro da assumere, una solitudine da riempire, un vuoto da colmare, un gesto di bontà da compiere. Alla fine Dio non ti chiederà: quali peccati hai fatto? Ma quali lacrime hai asciugato, quanti cuori hai riempito di coraggio, quanti menti ha fatto crescere nella sapienza, quante angosce hai calmato. Dovevi essere l’angelo custode di tanti che soffrono, ti dirà Dio: non guardo alle tue debolezze, ma alle tue mani… vuote…”.

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ACSE
Comboni Press