Terza Pasqua di dom Franco, come viene chiamata questa ricorrenza fin dal primo anniversario, nella diocesi di Balsas: celebrazioni di affetto e di preghiera.

 

In questo giorno, sono molte le celebrazioni di affetto e di preghiera per l'occasione della terza Pasqua di dom Franco, come abbiamo chiamato questa ricorrenza fin dal primo anniversario, nella diocesi di Balsas.

Tutti i mesi, il giorno 17, un gruppo la mattina presto ed un altro nel pomeriggio si reca al luogo dell'incidente per pregare, portando fiori, candele, lasciando foto, ricordini e molti dei viaggiatori si fermano per un saluto al caro dom Franco.

Carico di emozione e di sentimento non è il luogo della Cattedrale dove dom Franco è stato seppellito, ma il posto dell'incidente dove il suo sangue è stato versato ed è rimasto sparso sulla terra perché la fecondasse. La terra ha raccolto il suo sangue, quella terra per cui dom Franco si era impegnato perché fosse “ Uma terra sem males”, espressione dei popoli indigeni, per indicare la costruzione di una terra senza peccato, senza mali, senza egoismi, dove l'umanità vive in armonia con tutti gli esseri viventi del pianeta ed in pace con Dio. Ricordo lo scorso anno, dopo aver camminato 14 Km durante la notte, pregando e cantando, arrivati la mattina presto al luogo dell'incidente, eravamo più di mille persone, ci siamo inginocchiati e immediatamente un profondo silenzio avvolse tutto il gruppo, un silenzio spontaneo, di adorazione e di rispetto, di preghiera e di affetto.

Sono passati tre anni, e alcuni ancora increduli per l'accaduto chiedono al Signore: perché?

Morto su una strada federale, come dice un poema di dom Pedro Casaldalinga “Pelos caminhos de América”. Ci sono croci piantate ai cigli delle strade, pietre macchiate di sangue, indicando come frecce che la libertà sta ancora più in là (Hà cruzes beirando estradas, pedras manchadas de sangue, apontando como setas que ha liberdade è prà là!). Rimasto lì inchiodato sull'asfalto rovente, indica a tutti quelli che si fermano d’andare oltre, di non fermarsi, perché vede avanzare l'amore.

Di dom Franco sono rimasti i progetti a servizio delle vittime di questo sistema economico, però quello che lo rende grande, vivo, presente in mezzo a noi, sono i suoi ideali. Dom Franco era un sognatore e la sua grandezza non è in ciò che ha realizzato, ma in quello in cui ha creduto e per cui ha speso tutta la sua vita e le sue energie. Diventato vescovo, era rimasto fedele a quello in cui aveva creduto, non permettendo che il mondo, gli altri e il potere cambiassero lui.

Prima di essere uomo di azione, aveva fretta dom Franco, come quella domenica pomeriggio, era un uomo di fede. Aveva fede negli altri, anche se ingiustamente si sentiva strumentalizzato. Dura era la realtà in cui s’imbatteva quotidianamente, però questa, non ha mai scosso la fede in ciò che credeva.

Credeva in un Dio dalle viscere misericordiose, che aveva scelto i poveri perché sensibile al dolore dell'umanità, soprattutto quando la sofferenza gli veniva provocata dall'egoismo che genera l'ingiustizia.

Credeva nella forza di Gesù Eucarestia, alimento solidale e di unione con coloro che sono torturati, perseguitati e incarcerati “Por uma terra sem males”.

Credeva nella forza di trasformazione dei poveri e in una chiesa Samaritana, sempre pronta sull'asse Gerusalemme Gerico per caricare tutti i derubati di turno.

Era grato alle comunità ecclesiali di base per il loro impegno che aveva dato origine a una santità politica, come amava affermare, costruita sulla comprensione della fede, capace di discernere gli appelli di Dio nell'oggi della storia; della speranza, che ti permette di individuare i segni di vita ancora in germe; e della carità, prassi di un impegno a favore della giustizia e della pace.

A tre anni dalla sua morte, volge a termine il processo sulle circostanze della sua morte. Appare chiaro alla giustizia e a tutti noi che è stato vittima “di una negligenza o imprudenza” di chi gli è andato contro. Ma rimane anche la certezza della sua vita: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”(Mt. 10,8).

                                                                                  P. Antonio Guglielmi, comboniano

 

P. Antonio Guglielmi, comboniano