Da lunedì 21 a sabato 26 settembre, si sono ritrovati nel Centro Mondo Migliore una trentina di animatori di GPIC per la prima sessione della Scuola di Formazione all’animazione in GPIC.

Da lunedì 21 a sabato 26 settembre, si sono ritrovati nel Centro Mondo Migliore di Rocca di Papa una trentina di animatori di Giustizia, Pace, Integrità del Creato (GPIC) per dar inizio, con una prima sessione, alla Scuola di Formazione all’animazione in GPIC.

Nel contesto attuale della società e della Chiesa italiana in rapido cambiamento, in cui gli animatori missionari sono sempre più interpellati a dare attenzione, nei contenuti e negli approcci del loro servizio, ai valori di GPIC, quest’iniziativa si propone di creare una pastorale missionaria continuativa e di comunione; promuovere una rete di interlocutori in GPIC, tra animatori missionari in Italia; sviluppare una spiritualità per il mondo di oggi; offrire strumenti di metodo di lettura critico-profetica della realtà.

La sessione è frutto di un impegno congiunto tra CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari Italiani), Commissione Giustizia e Pace del CIMI, Movimento Giovanile Missionario (MGM) e Fondazione Missio. Con l’ambizione di raggiungere in futuro le iniziative di GPIC sul territorio regionale, questa prima sessione era diretta a quanti già sono impegnati in questi campi di lavori.

Lo studio della realtà socio-politico-economica in Italia e in Europa dal Concilio Vat. II, per quanto concerne metodologia di analisi, criteri di lettura e identificazione di piste da seguire, è stato affidato prima  ad una tavola rotonda che ha messo a confronto Raniero La Valle e Riccardo Moro con la moderazione di Giulio Albanese; e poi alla conferenza magistrale del professor Sergio Tanzarella.

AssembleaCon l’entusiasmo e l’incisività che lo caratterizza nonostante l’età, Raniero La Valle ha ricreato l’ambiente di frattura e sfiducia reciproca fra Mondo e Chiesa che caratterizzavano gli ultimi anni del pontificato di Pio XII. Poi apparve Giovanni XXIII con la sua carica di entusiasmo e il suo messaggio di speranza. La Pacem in terris non fu solo un documento solido ma aprì un’epoca nuova nei rapporti fra Chiesa e società: un epoca oggi offuscata per la mancanza di operatori politici che sappiano incarnare i valori del Vangelo.

L’analisi, apparentemente fredda dei numeri, condita, però d’umorismo e punzecchiature, di Ricardo Moro ha permesso di ricostruire le cause dell’attuale crisi economica, riportandola agli inizi, voluti dalla politica monetarista di Reagan e Thatcher; separata dal sociale, l’attività economica diventa egonomica, cessa di essere produttiva e decade nel finanziarismo, i beni diventano carta, arricchiscono pochi e affamano il mondo.  

In questa prospettiva si è posto con una dotta analisi Tanzanella: “La Chiesa non sarà missionaria rilanciando comandamenti morali ai vari popoli, né celebrando grandi liturgie templari, ma diventando solidale e provvidenziale con i prossimi nel bisogno”. Un’affermazione di Nogaro che riporta al III Sinodo dei Vescovi: “L’agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo ci appaiono chiaramente come dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo, cioè della missione della Chiesa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni stato di cose oppressivo”. Non si tratta di ricostruire la cristiandad ma di vivere il Vangelo anche in politica. I grandi nemici diventano allora la cultura che assorbe la fede e la massoneria che comanda l’economia di destra e di sinistra. La prova più evidente è che nella politica economica italiana l’unica industria mai in crisi è quella delle armi. Riscoprire l’insegnamento di Paolo VI e del III Sinodo dei Vescovi sulla Giustizia nel Mondo diventa imprescindibile. 

Di questa complessa realtà attuale, sono stati scelti tre ambiti considerati prioritari per il lavoro di GPIC nella pastorale missionaria: Nuovi Stili di Vita, pianeta Giovani e Migrazione. Le piste di riflessione apportate da suor Tiziana Longhitano, Don Vittorio Nozza e Don Nicolò Anselmi sono stati poi approfonditi in laboratori di gruppo sulla prassi, provocazioni, prospettive che essi offrono.

I metodi e gli strumenti per una pastorale di GPIC sono stati invece colti nell’esperienza vissuta con le testimonianza dell’Editrice Missionaria Italiana (EMI), dei Paolini e dei Scalabriniani, delle Pontificie Opere Missionarie e del Centro Multimediale Comboni, di CIPAX e di Famiglia Cristiana nella persona del suo direttore Don Antonio Sciortino.

Ripercorrere il fenomeno dell’emigrazione italiana è stato una lettura dell’attualità con la sola sostituzione del soggetto: stesse cause, stesse contrapposizioni, stesso disprezzo, stesse mistificazioni dell’opinione pubblica odierna contro chi viene dal di fuori. Stessa assenza anche dei governi e delle istituzioni chiamate a difendere i propri cittadini che emigrano?

La rilettura fatta insieme a don Antonio sulle vicende degli editoriali di Famiglia Cristiana e del direttore Boffo dell’Avvenire è stata illuminante ma anche amara. Il dubbio è strisciante e consistente che sulle vicende della stampa cattolica planino ombre dal nome: 8 per mille, ICI, testamento biologico, scuole cattoliche, pillola abortiva RU486.

La settimana di studio è stata inquadrata dallo scambio iniziale di vita dei 30 partecipanti,  dall’esperienza di una lettura comunitaria della Parola per discernere i segni sulle orme missionarie del Gesù storico, dalle testimonianze dell’etiopico p. Tesfaye Tadese sul prossimo Sinodo dei Vescovi per l’Africa e dall’incontro con il senatore Mantica sulla politica italiana in Africa.

Il senatore ha riconosciuto i fallimento della politica nostrana in Eritrea e nel Corno d’Africa, della sua inconsistenza in Congo e in Uganda. I tentativi di scaricare responsabilità ha lasciato un sapore a ipocrisia d’una politica miope basata su conoscenze fattuali limitate e senza prospettive valide per il futuro della convivenza fra i popoli.

Il lavoro di gruppo per individuare indicazioni e suggerimenti per una rete di Giustizia e Pace ha concluso una settimana che a giusto titolo può essere chiamata “Scuola di Formazione”.

 

Gian Paolo Pezzi, mccj

Gian Paolo Pezzi