VI Domenica di Pasqua Anno B Atti 10,25-26.34-35.44-48 Salmo 97 1Giovanni 4,7-10 Giovanni 15,9-17

Riflessioni Due domande di sempre: quale è l’amore più grande? Dove trovare la gioia piena? La risposta di Gesù è chiara e definitiva (Vangelo): nell’essere fedele a Dio e nel dare la vita per gli altri (v. 11.13). Sono parole di Gesù nella sua Pasqua grande, che, secondo il Vangelo di Giovanni, si apre con la “lavanda del piedi” (13,1ss), gesto che ha un significato sacramentale ed eucaristico. Siamo all’inizio del ‘Libro dell’Addio’, che comprende i capitoli 13-17 di Giovanni, nei quali l’evangelista condensa temi molto cari alla sua teologia: parla con insistenza del servizio e del comandamento dell’amore, spiega il senso pasquale ed escatologico dell’esodo di Gesù, rivela i rapporti di Gesù all’interno della vita trinitaria, mostra il volto del Padre e dello Spirito Consolatore, raccoglie l’intensa preghiera di Gesù al Padre… Per Gesù sono ore dense di confidenze e di sfogo con i suoi amici (v. 15), ai quali si rivela come ‘via-verità-vita’, offre la sua pace, li invita ad avere fiducia, perché “io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). In tale contesto di addio, ricco di significato e di emozioni, acquista uno speciale rilievo l’insegnamento di Gesù sull’amore in tutte le dimensioni. - Parla anzitutto della sorgente primaria dell’amore in seno alla Trinità, l’amore del Padre, l’amore fontale (come afferma il decreto conciliare Ad Gentes 2): “come il Padre ha amato me...”; - dal Padre l’amore si riversa nel Figlio, con la sovrabbondanza dello Spirito Santo; - dal Figlio, nei discepoli: “anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (v. 9); - dai discepoli l’amore si irradia verso tutti: “che vi amiate gli uni gli altri” (v. 12.17). Gesù stesso si offre come misura, modello, ispirazione per l’amore più grande: lava i piedi dei suoi discepoli, dà “la sua vita per i propri amici” (v. 13). (*) L’amore di cui parla Gesù ha chiare dimensioni missionarie, come si vede in due frasi che occorre leggere in parallelo: - “come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi; rimanete nel mio amore” (v. 9); - “come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi... ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,21-22). Amore e missione vanno strettamente insieme: la missione nasce dall’amore, l’amore porta alla missione. Tutto ciò nel segno e con la forza dello Spirito d’amore. Giovanni (II lettura) rafforza lo stesso insegnamento, facendo leva sull’origine divina dell’amore: “amiamoci... perché l’amore è da Dio:… perché Dio è amore…. È Lui che ha amato noi” (v. 7.8.10). Amare fino a dare la vita per gli altri! È l’amore più grande, è l’amore dei martiri. E di tanti altri cristiani, missionari e non. Uno dei 7 monaci trappisti, uccisi a Tibhirine (Algeria, maggio 1996) da alcuni fondamentalisti islamici, lasciò scritta questa testimonianza: “Se arriverà un giorno –e potrebbe essere oggi stesso- in cui cadrò vittima del terrorismo, che sembra voler ingoiare tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita è donata a Dio e a questo Paese” (Christian de Chergé). L’amore di Dio è per tutti; quindi la Missione dei cristiani deve essere aperta a tutti i popoli. Questa universalità dell’azione missionaria della Chiesa emerge in tutta la vicenda della conversione del centurione pagano Cornelio (I lettura), come spiega molto bene Augusto Barbi, teologo biblista di Verona. Con fatica la Chiesa si è aperta ad accogliere i pagani. Nel libro degli Atti, l’episodio di Cornelio costituisce un tornante decisivo in tale apertura. Lo spazio dedicato a questo episodio (ben 66 versetti!) e la ripetitività di alcune parti del racconto testimoniano della sua importanza, ma anche della fatica con cui avviene la progressiva integrazione dei pagani nella Chiesa. Pietro sviluppa riflessioni basilari proprie della teologia missionaria sul tema della salvezza per qualsiasi persona: “Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga” (v. 34-35). Al di là delle belle riflessioni di Pietro e compagni, colui che risolve veramente il problema è lo Spirito Santo, che scende su tutti i presenti: fedeli e pagani (v. 44-45), aprendo in tal modo anche per questi ultimi la porta del battesimo (v. 47-48). Le resistenze della prima comunità cristiana -e le esitazioni dello stesso Pietro- sono dovute alla differenza culturale-religiosa degli interlocutori e alla cristallizzazione di pregiudizi legati a paure del nuovo e del diverso. Non è difficile vedere nei personaggi e nelle vicende della storia di Cornelio un paradigma e un orientamento significativo per l’oggi della Chiesa, che si trova con frequenza ad affrontare le sfide della diversità etnica-culturale-religiosa dei popoli e al compito di aprirsi continuamente all’universalità e alla missione, con l’impegno dell’accoglienza, integrazione ed evangelizzazione di nuovi gruppi umani. Migranti e non. Accettati, o rifiutati e respinti! Parola del Papa (*) “Tutta l'attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell'uomo: cerca la sua evangelizzazione mediante la Parola e i Sacramenti, impresa tante volte eroica nelle sue realizzazioni storiche; e cerca la sua promozione nei vari ambiti della vita e dell'attività umana. Amore è pertanto il servizio che la Chiesa svolge per venire costantemente incontro alle sofferenze e ai bisogni, anche materiali, degli uomini”. Benedetto XVI Enciclica Deus Caritas est (25.12.2005) n. 19 Sui passi dei Missionari - 17/5: S. Pasquale Baylón (1540-1592), francescano spagnolo; per il suo speciale amore e dottrina sull’Eucaristia, Leone XIII lo proclamò Patrono dei Congressi Eucaristici. - 17/5: B. Ivan Ziatyk (1899-1952), sacerdote ucraino, della Congregazione dei Redentoristi; fu incarcerato, condannato ai lavori forzati nel campo di Oserlag, vicino a Irkutsk (Siberia), ove morì. - 19/5: S. Maria Bernarda Bütler (1848-1924), religiosa, nata in Svizzera e missionaria in Ecuador e Colombia, fondatrice. - 20/5: S. Bernardino da Siena (1380-1444), sacerdote francescano, infaticabile missionario itinerante e predicatore popolare. - 20/5:: B. Jozefa Stenmanns: assieme a S. Arnoldo Janssen (15/1) e alla B. Maria E. Stollenwerk (3/2) fondò a Steyl (Olanda) la congregazione delle Missionarie Serve dello Spirito Santo. - 21/5 S. Zeno (+372 ca.): di origine nordafricana, 8° vescovo di Verona; combatté il paganesimo, l’arianesimo e altre eresie, e “condusse la città al battesimo di Cristo”. - 21/5: S. Carlo Eugenio di Mazenod (1782-1861), vescovo di Marsiglia (Francia) e fondatore dei missionari Oblati di Maria Immacolata. - 21/5: SS. Cristoforo Magallanes e 24 compagni, sacerdoti e laici, martiri nella persecuzione messicana (+1927), uccisi in diversi luoghi e date, mentre perseveravano nella lode a Cristo Re. - 21/5: Memoria di 7 monaci trappisti francesi, uccisi (+1996) da fondamentalisti islamici a Tibhirine (Algeria). +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona) Sito Web: www.euntes.net “Parola per la Missione” +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++