Domenica 25, la Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa, si chiuderà con una solenne eucaristia. I contenuti sono ancora in cantiere ma il cammino è già tracciato.

Con una prima solenne Eucaristia celebrata nella basilica di san Pietro in Roma, il 4 ottobre 2009, papa Benedetto XVI ha dato inizio al 2° Sinodo Africano, un’espressione entrata nell’uso perché più maneggevole che quella ufficiale: Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa.

I lavori veri e propri hanno avuto inizio il lunedì 5 nell’Aula Sinodale Paolo VI, costruita al piano superiore e a ridosso dell’immenso spazio dedicato alle udienze conosciuto con il nome di Sala Nervi dall’architetto che l’ha ideata.


Il significato di questo Sinodo

Non è possibile abbordare un discorso su questo 2° Sinodo Africano senza rifarsi al 1° Sinodo del 1994, alla conseguente Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II “Ecclesia in Africa” e alla data del 15 giugno 2004, quando papa Giovanni Paolo II esprimeva il desiderio di convocare questa Seconda Assemblea Sinodale per l’Africa annunciata poi ufficialmente il 13 novembre dello stesso anno.

Benedetto XVI confermerà il progetto il 22 giugno 2005 davanti al Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. E in realtà, come dice chiaramente Mons. Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, e come hanno percepito chiaramente i Padri Sinodali, questo 2° Sinodo si pone come una verifica del cammino compiuto per realizzare i propositi e per approfondire alcuni temi specifici già annunciati dal 1° Sinodo.

Il tema stesso di queste seconde assise riprendono l’ispirazione dell’Esortazione Apostolica e del 1° Sinodo, che riassumeva il tema “La Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice alle soglie del 2000” nella citazione di Atti 1, 8: “Sarete miei testimoni”. E ne riprendono alcuni temi che alla luce degli avvenimenti del Ruanda –iniziati crudelmente proprio all’inizio del Sinodo nel 1994-, del Congo –ancora in corso da ormai 13 anni-, della Somalia –per citarne solo alcuni- si sono mostrati di urgente e tragica attualità: “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo (Mt5, 13. 14)”.

La preparazione di questo 2° Sinodo è quindi cominciata già cinque anni fa, quando gli organi vaticani addetti ai lavori hanno accolto il desiderio di Giovanni Paolo II e hanno cominciato a redigerne i documenti. Ufficialmente si considera che quest’Assemblea Speciale è iniziata con la pubblicazione dei Lineamenta il 27 giugno del 2006. Seguendo la prassi abituale, i Lineamenta - pubblicati in 4 lingue: francese, inglese, portoghese e italiano-, avevano lo scopo di favorire un’ampia discussione sul tema sinodale, con l’aiuto di un Questionario annesso al documento. Rimaneva compito delle Conferenze Episcopali curare la traduzione del testo nelle rispettive lingue locali per favorire una maggiore partecipazione comunitaria alla preparazione sinodale. Le risposte degli organismi interessati dovevano pervenire entro la fine del mese d’ottobre del 2008, in vista dell’elaborazione di un Instrumentum laboris.

In questo Instrumentum laboris sono confluite le risposte sollecitate dai Lineamenta e pervenute da 36 Conferenze Episcopali e 2 Chiese Orientali Cattoliche sui iuris presenti nel continente africano, dai 25 Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali, a cui si sono aggiunte riflessioni di varie istituzioni ecclesiali e di fedeli, impegnati nell’evangelizzazione e nella promozione umana nel continente africano.

Dalla sessione iniziale, aperta con la preghiera in comune di terza e con una catechesi del Papa sulla Confessio, i lavori del Sinodo si sono poi svolti secondo un tracciato ormai convalidato dalla dozzina di Sinodi celebrati dalla loro istituzione permanente, decisa dal Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del Vaticano II di conservare vivo lo spirito nato dall'esperienza conciliare.

 

Le tre tappe del Sinodo

Tre tappe caratterizzano le sessioni di lavoro di ogni Sinodo.

Nella prima, un relatore presenta la situazione della Chiesa o del tema al centro degli interessi del Sinodo in corso.

La relazione del Segretario Generale, Nikola Eterovic si centrò quindi sul significato della visita di Benedetto XVI in Africa, sul confortante sviluppo numerico della Chiesa nel Continente africano e sull’organizzazione di queste seconde assise. Le statistiche indicano una proiezione di crescita che va dal 16% per le circoscrizioni ecclesiastiche al 78% del clero diocesano, dal 22% dei sacerdoti non religiosi al 94% dei missionari laici. Gli agenti pastorali che dal 1994 al 2008 hanno sigillato con il sangue il loro servizio pastorale sono 521. Significativi anche i dati relativi alla presenza della Chiesa cattolica nel campo dell’istruzione e della salute.

Il 14 febbraio 2009 papa Benedetto scelse i tre Presidenti delegati di questo Sinodo: i cardinali Arinze, emerito della Congregazione per il Culto divino e i Sacramenti, Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal) e Fox Wilfrid Napier, arcivescovo di Durban (Sud Africa). Il Relatore Generale del Sinodo è il  cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, arcivescovo di Cape Coast (Ghana) e i due Segretari Speciali sono i vescovi António Damião Franklin di Luanda (Angola) e Edmond Djitangar di Sarh (Ciad).

Alla fine del primo giorno, i tempi furono allargati per ascoltare e discutere la relazione si Mons. Laurent Monsegwo Pasinya sull’applicazione dell’Ecclesia in Africa, per rilevarne i risultati positivi e gli aspetti non sufficientemente messi in pratica.

La seconda fase del Sinodo si centra sulla discussione in gruppi –i cosiddetti Circuli minores- delle questioni redatte dal Relatore Generale. I rapporti di ogni gruppo sono poi letti in assemblee o Congregazioni Generali durante le quali i Padri Generali possono chiedere chiarimenti e fare commenti ai temi esposti. In questo Sinodo, per dare spazio ai numerosi interventi previsti e alla molteplicità dei temi sussidiari attesi per capire le dinamiche della riconciliazione, giustizia e pace in Africa, sono state predisposte 20 Congregazioni Generali e 9 sessioni dei Circuli minores. Ogni Padre Sinodale ha avuto a sua disposizione per gli interventi cinque soli minuti contro gli otto abituali. In conseguenza, molti oratori –che avevano già preparato e consegnato il loro testo- si sono lanciati in letture accelerate e spasmodiche alla fine incomprensibili, mentre altri si sono limitati a presentare in sala un breve riassunto.

Seguendo un’abitudine instaurata proprio da papa Benedetto, alla fine della giornata, dalle 18 alle 19, c’è stata un’ora di libera discussione. Anche qui gli interventi, limitati a tre minuti, dovevano essere iscritti con anteriorità in segreteria e questo ha tolto spontaneità e soprattutto la dimensione di libera discussione. Questa, pare sia così rimasta circoscritta ai circoli minori. Interessante notare che nelle Conferenze Stampa, negli incontri organizzati dall’Osservatorio, nei dibattiti suscitati a diversi livelli, i Padri Sinodali hanno dato mostra di molta libertà seguendo una trilogia che il teologo congolese Léonard Santedi ha identificato con i termini: Annunciare, Denunciare, Rinunciare. L’unico spazio rimasto “riservato” è stato proprio il contenuto dei dibattiti nei Circoli minori. Relazioni, interventi, domande, tutto il resto è stato disponibile fin dall’inizio con cortesia ed efficienza sia in carta stampata nella sala stampa del Vaticano sia in internet nella sezione del sito vaticano riservata ai Sinodi. Unico vuoto: i Circoli minores.

Nella terza fase i lavori procedono in piccoli gruppi per formulare suggerimenti e osservazioni che il Relatore Generale e i Segretari speciali riunisco in una lista votata poi dall’assemblea, negli ultimi giorni, come proposte da presentare al Papa che le userà per stendere la sua Esortazione Apostolica.

Quattro sono dunque le boe che scandiscono i lavori di questo Sinodo: la cosiddetta Relatio ante disceptationem del Lunedì 5 ottobre, la Relatio post disceptationem de Mercoledì 14 ottobre, il chiamato Nuntius di venerdì 23 ottobre, quando si presenta il cammino percorso e l’Elenchus finalis propositionum di Sabato 24 ottobre.

 

Curiosità da cronaca

Le lingue usate nelle assemblee, nelle discussione e nelle proposte sono sempre francese, inglese, italiano e portoghese. Il ritmo dei lavori è intenso, organizzatissimo ed occupa i Padri Sinodali dalle 9h00 alle 19h00. Alcuni interventi speciali sono stati predisposti sia per dare respiro alla visione ecclesiale dei problemi e forse anche per alleggerire l’ascolto degli interventi che, ridotti a cinque minati, una mattina sono arrivati a 27.

Oltre la partecipazione del Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo Etiope, sua Santità Abuna Paulos, sono stati presenti in Aula Sinodale Jacques Diouf –dal nome cristiano ma musulmano-, Direttore Generale della Fao per informare sugli sforzi per garantire la sicurezza alimentare in Africa, e Rudolf Adada, già membro delle missioni di pace in Darfur, per riferire sul cammino di pace in questa regione.

Una macchina efficiente e funzionale, quella di questa Seconda Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa! Vi partecipano di diritto tutti i 14 cardinali africani senza limiti di età, i presidenti delle 36 Conferenze episcopali e i Capi delle due Chiese Orientali Cattoliche, gli 8 presidenti delle Unioni Internazionali delle Conferenze Episcopali, i 114 vescovi rappresentanti, uno ogni 5 vescovi scelti in modo che ogni Paese africano sia rappresentato, 8 superiori generali, 25 Capi dei diversi Dicasteri della Curia Romana, 36 membri di nomina pontificia diretta – 3 cardinali 30 vescovi e sei sacerdoti-, 29 collaboratori del Segretario Speciale chiamati anche esperti, 49 fra auditori e auditrici, 11 membri della Segreteria Generale del Sinodo dei vescovi, 38 fra assistenti e responsabili per la divulgazione delle notizie: un insieme di 370 persone cui vanno aggiunti traduttori e personale per gli altri servizi per un totale di circa 400 presenze.

Dando per scontato che non ci sono donne fra cardinali, vescovi, e membri di nomina pontificia, sono 11 fra gli esperti, 20 le auditrici e solo 3 fra gli assistenti e comunicatori sociali: 34 in tutto salvo errori. E che dire dei laici comprese le donne? Solo 46 : non per nulla è un Sinodo dei vescovi.

Alla domanda indiscreta di un giornalista: e quanto verrà a costare il Sinodo, Mons. Eterovic afferma che non ci sono stati preventivi. P Lombardi aggiunge che sarà comunque difficile fare la contabilità esatta: molti lavorano già in Vaticano e i loro costi sono assorbiti dall’amministrazione corrente, diversi Padri Sinodali si assumono le spese dei loro viaggi abbinando la presenza al Sinodo ad altre attività. Insomma è meglio non rispondere o limitare la portata della domanda: il Sinodo in fondo è un evento di natura ecclesiale e quindi strutturalmente spirituale.

 Gian Paolo

Gian Paolo Pezzi