La persona, per il suo valore trascendente, vale più di strutture e istituzioni

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Si è concluso, passato già il mezzogiorno e con l’Angelus, il VI Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati, con il discorso di Mons. Antonio Maira Vegliò.

 Il discorso breve, semplice, ma simpatico e arricchito da alcune arguzie estemporanee, è stato pronunciato da S.E. Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, istituzione organizzatrice dell’evento.

 “Questo VI Congresso mondiale della pastorale per i migranti e i rifugiati si è aperto nel giorno anniversario della Beatificazione del Vescovo Giovanni Battista Scalabrini, che il Servo di Dio Giovanni Paolo II definì “Padre dei Migranti”, nella cerimonia solenne del 9 novembre 1997. Egli disse che “dov’è il popolo che lavora e che soffre, ivi è la Chiesa, perché la Chiesa è la madre, l’amica, la protettrice del popolo e per esso avrà sempre una parola di conforto, un sorriso, una benedizione”.

Il Santo Padre Benedetto XVI, nell’Udienza che ci ha concesso, ci ha sollecitati a considerare che “vero sviluppo è solo quello integrale, quello cioè che interessa ogni uomo e tutto l’uomo”. Al Santo Padre rivolgiamo un ringraziamento corale e sincero per averci ricevuto in Udienza e per aver ribadito che “la Chiesa invita i fedeli ad aprire il cuore ai migranti e alle loro famiglie, sapendo che essi non sono solo un "problema", ma costituiscono una "risorsa" da saper valorizzare opportunamente per il cammino dell’umanità e per il suo autentico sviluppo”.

Il Senatore Renato Giuseppe Schifani, poi, tenendo in considerazione le questioni etiche e culturali connesse al fenomeno migratorio, ha detto in quest’aula che nel migrante e nel rifugiato siamo interpellati a riconoscere “non un viandante, ma un compagno di viaggio, al quale si deve una parola sincera e di verità”.

In effetti, noi vi abbiamo aggiunto, nei nostri lavori del Congresso, una particolare attenzione alla dimensione ampia e articolata della nostra sollecitudine per i migranti e i rifugiati, intendendo così ribadire la prioritaria importanza della centralità della persona umana, tutelandone sempre la dignità, a prescindere dal suo status giuridico – nella regolarità o nella irregolarità –, e promuovendo il suo sviluppo integrale. La persona, orientata a valori trascendenti, vale più di tutte le strutture e le istituzioni.

Così, non possiamo tacere di fronte a chi specula sulle vite dei migranti e dei rifugiati, soprattutto alimentando il deplorevole traffico degli esseri umani, la tratta e il sequestro di chi si trova, suo malgrado, in condizioni di vulnerabilità. Queste nostre assise prestano la loro voce, con coraggio e determinazione, a chi non ha la possibilità di farsi sentire, affinché gli Stati e i loro Governanti, le istituzioni civili, sociali e formative, in stretta collaborazione con le comunità cristiane e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, siano sensibili ai fenomeni delle migrazioni e del rifugio, anche sollecitando l’adozione e la ratifica delle normative internazionali che tutelano e promuovono la persona umana, creata ad immagine di Dio e redenta dal sangue di Gesù Cristo”.

S.E. Mons. Vegliò, dopo i ringraziamenti di rito, ha confermato che il Documento Finale del Congresso sarà reso pubblico quanto prima. La mattinata intera è stata in effetti dedicata all’approvazione del documento finale, dopo discussione coordinata dall’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Dicastero. Il documento, di una ventina di pagine in inglese, resta sotto embargo per permettere alla Segreteria del Congresso di accogliere le osservazioni e correzioni emerse dall’assemblea e farne la traduzione nelle altre tre lingue ufficiali dell’evento: francese, italiano, spagnolo.

Diviso in tre parti racconterà l’evento, esprimerà le conclusioni e apporterà raccomandazioni. A giudicare dagli interventi, in maggioranza riguardanti questioni di forma e di stile, la Segreteria del Congresso ha incontrato la soddisfazione dei sei relatori e dei partecipanti alle tre Tavole rotonde. Conclusioni e raccomandazioni, scaturite dai lavori di gruppo dell’assemblea, costituiscono una sintesi notevole del grande cumulo di esperienze condivise nelle tre dense giornate del Convegno. Per queste due parti del documento finale la soddisfazione dell’assemblea è stata totale, sottolineando con gli interventi la fedeltà della sintesi dei lavori di gruppo anche se, per sua natura, è stato notato dallo stesso Mons. Marchetto, ogni sintesi lascia sul cammino l’entusiasmo e il fervore degli interventi, le sfumature del pensiero, la radicalità e forza delle critiche e denuncie fatte.

Gian Paolo Pezzi    

Gian Paolo Pezzi