Aerei da guerra o terremoto? Tutti hanno la propria responsabilità

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Pax Christi ha fatto conoscere una nota interessante per capire l’ipocrisia dei politici di ogni sponda alla vigilia delle elezioni europee.

 

Roma, 31.05.2009

 “Mentre da ogni parte giungevano appelli a reperire fondi per la ricostruzione –“Ci vorranno 12 miliardi”, ha detto il ministro degli Interni- e venivano avanzate varie strade da percorrere (5x1000, tassa sui redditi alti, donazioni, sms, collette, ecc..), le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno discusso (poco) e approvato l’acquisto di aerei da guerra F35. “Il programma prevede una spesa di oltre 14 miliardi per aerei da guerra, in grado anche di trasportare bombe nucleari. Folli! Non vi è altro termine per definire i programmi di sviluppo che il nostro Paese persegue”.

Così scrive "Mosaico di pace", nell’editoriale del mese di maggio. E prosegue: “Quale sicurezza vogliamo perseguire? Siamo certi che questi aerei daranno più tranquillità e garanzie? Con ronde, militari per le strade, aree sottratte ai parchi naturali, presumiamo di sentirci più sicuri? Le scuole crollano, ma siamo bombardati da richiami alla sicurezza, alla difesa, con il risultato che davanti alle nostre paure, in profondità, ci sentiamo ancora più fragili, indifesi. E s’invoca la forza, forse anche la guerra, per fugare ogni ansia”.

La Redazione di "Mosaico di pace" richiama tutti alla propria responsabilità: politica, informazione, Chiesa e società civile. E ricorda l’appello del gennaio 2007 di mons. Charrier -presidente della Commissione Giustizia e Pace del Piemonte e vescovo di Alessandria-, e mons. Valentinetti -vescovo di Pescara-Penne e presidente di Pax Christi-: “Desideriamo riaffermare, come comunità cristiana, la necessità di opporsi alla produzione e alla commercializzazione di strumenti concepiti per la guerra. Ci riferiamo, in particolare [...] all’avvio dell’assemblaggio finale di velivoli da combattimento da effettuarsi nel sito aeronautico di Cameri (Novara). [...] Riteniamo che la produzione di armamenti non sia da considerare alla stregua di quella di beni economici qualsiasi”.

 

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Purtroppo stavolta non si tratta dei soliti pacifisti che, dietro ideali di bene comune portano avanti un discorso ideologico sinistroide e anti istituzionale per partito preso. Tanto è vero che Il Manifesto se la prende proprio con i partiti di sinistra -22 aprile 09, pagina 20-.

 

“Novara non è in Abruzzo. Ecco dove lo Stato preferisce spendere 15 miliardi di euro per finanziare le industrie belliche e per infilarsi in un affare tutto americano. Alla faccia della crisi e della ricostruzione delle zone terremotate. L'opposizione, sull'attenti, risponde «Signorsì»”.


Giorgio Salvetti inviato a Cameri (Novara), scrive : “Cameri oscura. Nella base dove saranno assemblati i caccia f-35 un affare di guerra”.

“È la risposta definitiva? Sì. Le commissioni di camera e senato l'8 aprile scorso hanno dato parere favorevole al progetto Jsf. 15 miliardi di euro per assemblare e acquistare caccia bombardieri americani. Altro che terremotati e fondi per uscire dalla crisi. L'Italia preferisce finanziare l'industria bellica e prepararsi a bombardare paesi stranieri alla faccia dell'articolo 11 della Costituzione. L'opposizione? Non esiste. Il Pd in commissione si è limitato a non partecipare al voto e solo la senatrice Negri (Pd) ha optato per l'astensione. Contrari? Nessuno. Il Pd si agita per risparmiare qualche milione di euro e far votare il referendum lo stesso giorno delle europee, ma non dice una parola contro l'acquisto miliardario di aerei da guerra. Non c'è da stupirsi: furono propri i governi del centrosinistra a infilare l'Italia nell'affare militare più grande del secolo, e ora, cornuti e mazziati, è il centrodestra a concludere con successo la partita”.

 

L’articolo continua: “Nel 1996 fu il ministro della difesa del Governo Prodi, l'ex democristiano Andreatta, a far valere i propri contatti oltreoceano per inserire l'Italia nel progetto Jsf. L'Italia in cambio del proprio appoggio politico e economico avrebbe avuto commesse sostanziose per le proprie industrie militari, Alenia-Finmeccanica su tutte. E si sarebbe presa l'onere e l'onore di ospitare nell'aeroporto militare di Cameri (Novara), la linea di montaggio finale (Faco) più grande al di fuori degli Usa, in pratica uno stabilimento per l'assemblaggio delle parti del F-35. Con un indotto che coinvolge 40 siti industriali in tutto lo stivale. Solo per entrare nell'affare, l'Italia ha sborsato un miliardo di euro, 600 milioni servono per costruire il Faco a Cameri e 12,8 miliardi saranno spesi in rate da un miliardo all'anno fino al 2026 per acquistare 131 F-35 che dovrebbero sostituire i «vecchi» Tornado. I lavori a Cameri inizieranno entro la fine del 2009, lo stabilimento entrerà in funzione nel 2012, e i primi aerei dovrebbero essere pronti a decollare nel 2013. All'inizio un singolo F-35 costava 45 milioni di euro, già oggi il costo è di 91 milioni (+45%) e nei prossimi anni è destinato a decollare. La scelta italiana è stata ratificata dal parlamento nel 1998 sotto il governo D'Alema e nel 2002 con Berlusconi, si è conclusa con la firma a Washington del sottosegretario alla difesa Forcieri (Ds). Dopo il parere favorevole della commissione difesa dell'8 aprile scorso non ci sono più ostacoli”.

 

“Affari di guerra. Alenia Aeronautica (Finmeccanica) incasserà dallo Stato per gli F-35 722 milioni di euro, Piaggio 88 milioni, l'Oto Melara 141 milioni, la Aermacchi 11 milioni e mezzo. In tutto le ditte italiane che parteciperanno al banchetto sono 29. Un settore, quello bellico, non certo in crisi che non richiede di ulteriori aiutini miliardari dello Stato. Se nel 1995 le armi non tiravano, ora è un vero boom, la riconversione è al contrario. Le industrie belliche italiane nel 2008 hanno guadagnano 4,3 miliardi di euro (+222%) e lo stato italiano è l'ottavo al mondo per spesa in armamenti”.

 

E conclude: “Novara è tappezzata da manifesti enormi. Accanto alla scritta leghistoide c'è il faccione del presidente uscente della provincia di Novara, Sergio Vedovato (Pd). Un signore che si ricandida alla Provincia dopo aver revocato la delega alla pace all'assessore Marina Fiore (Pdci), colpevole di essersi pronunciata contro gli F-35. I vendoliani del Prc appoggiano il presidente, i ferreriani li seguono. La Cgil traccheggia, qualche singolo dice no ma le segreterie non si pronunciano: il lavoro prima di tutto, anche se è una promessa che non verrà mantenuta e anche se si producono armi micidiali. La regione della presidente Bresso (Pd) tace e acconsente, il comune di Novara a guida Lega-Pdl è entusiasta”.

A cura della Comboni Press