Le catacombe, segno di una Chiesa del Vangelo

Immagine

L’importanza dei segni, per il cammino verso il Regno, è fondata sull’azione e le parole del Gesù storico. Un missionario comboniano chiese di passare il suo tempo di rinnovamento spirituale come eremita nelle catacombe. Accolta con entusiasmo la proposta fu poi archiviata per certe intransigenze. Rimane però come segno e inspirazione.

Appunti per una riflessione ecclesiale sulle catacombe

 L’importanza dei segni, per il cammino verso il Regno, è fondata sull’azione e le parole del Gesù storico. Fin dall’inizio, la comunità dei credenti vi scoprì e sottolineò tre valenze:

-          quella eclatante:  “Da molti uscirono in quel momento dei demoni che gridavano : Tu sei il Figlio di Dio” (Lc 4, 41). Gesù è “un profeta potente in opere e parole” (Lc 24, 19). 

-          quella silenziosa: “Le due sorelle mandarono a dirgli : Vedi, Signore, colui che tu ami è ammalato” (Gv 11, 3). Gesù è colui che “passò facendo il bene”.

-          quella provocatoria: “Era sabato il giorno in cui Gesù fece il fango e gli aprì gli occhi” (Gn 9, 14). Gesù “non è da Dio, perché non osserva il sabato”.

La comunità cristiana primitiva non volle scostarsi da questa linea e assunse tutte e tre le valenze:

-          “Ma Pietro gli disse: Argento e oro io non ho, ma quel che possiedo te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina! ” (At 3, 6).

-          “Essi partecipavano assiduamente alle istruzioni degli apostoli, alla vita comune, allo spezzare del pane e alle preghiere. In tutti si diffondeva un senso di religioso timore” (At 2, 42-43a).

-          “Quando Barnaba e Paolo vennero a sapere di ciò, stracciando le loro vesti si precipitarono in mezzo alla folla gridando: Uomini, perché fate queste cose? ” (At 14, 14-15a).

La lettera a Diogneto riassumerà queste tre valenze dei segni ecclesiali per il Regno dicendo che “i cristiani non si differenziano del resto degli uomini né per il territorio, né per la lingua, né per consuetudini di vita […]. Si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. […] Vivono nella carne, ma non secondo la carne”. E, con questa forma di vita “amano tutti”, ma proprio per questi segni “da tutti sono perseguitati”.

Il meraviglioso lascia posto al silenzioso senza cessare di essere una sfida, una provocazione. Le opere buone che danno gloria al Padre sono luce che splende sul mondo ma, di preferenza, lievito che feconda la massa, senza mai cessare di essere sale che purifica e da sapore.

Chiesa delle catacombe

Uno dei segni, che nella storia della Chiesa hanno avuto attenzione e riguardo perché Gesù stesso ne aprì il cammino alla lettura è quello delle catacombe.

Le catacombe erano cimiteri anche se, qualche volta o spesso non sappiamo, furono pure luoghi di rifugio per i cristiani che cercavano di sfuggire alle persecuzioni. Questi cimiteri divennero luoghi sacri quando i cristiani cominciarono a seppellirvi i Martiri e, per godere il privilegio della loro intercessione, i cristiani vicini a morire chiedevano di esservi seppelliti per essere
accanto alle loro tombe: le catacombe divennero così cimiteri dei martiri cristiani e dei cristiani in genere.

Venerare i Martiri, e celebrarvi funerali, furono agli inizi i due motivi principali perchè i cristiani frequentassero le catacombe. Poi, durante le nuove persecuzioni in corso, i battezzati, martiri potenziali a loro volta, sentirono il bisogno di recarvisi per invocare aiuto e coraggio ai Martiri. In alcune vi costruirono perfino cappelle dove si radunavano a celebrare l’Eucaristia.

Nelle catacombe dei Martiri, i cristiani ne rivivevano lo spirito e ne facevano memoria, nella preghiera ne invocavano l’aiuto e la forza, e come primizia del loro stesso martirio deponevano sull'Altare la loro vita minacciata, l’ansia e le paure di essere ad ogni momento presi e uccisi. In queste circostanze, i cristiani vivevano intensamente il senso della presenza di Dio e la solidarietà tra loro. Fede, speranza e carità erano il cibo che li nutriva e che si scambiavano, dandosi coraggio l’un l’altro, guardando all’imminente incontro finale col Cristo Risorto.

Per questi martiri potenziali, le catacombe divennero un simbolo e lo lasciarono come segno ai cristiani di ogni tempo: un segno che ricorda con profonda emozione, l’unica fede e l’unico Dio, al quale tendiamo giorno dopo giorno con la fiducia e l'abbandono che s’impara dai martiri. E’ il segno della Chiesa delle catacombe.

Le catacombe segno della chiesa

Le catacombe, segno della Chiesa, hanno un contenuto squisitamente evangelico. La Chiesa vuole essere a immagine del suo Signore: qui exinanivit semetipsum, si abbassò, si umiliò, si annientò, si dissolse come purificante nell'acqua per renderla potabile; come ingrediente che da amaro rende dolce la bevanda; come antibiotico che si esaurisce nell'attaccare il male, lo distrugge e vi sparisce dentro.

Per far star bene l'uomo, Dio si fece bimbo, per suscitare tenerezza e non paura gli si accostò arrivando nella notte, senza disturbare nessuno, come per nascondersi, senza scampanii né trombe, luci o arazzi, lontano dagli incensi. Così lo vediamo in Luca. Questo Dio non frantuma il silenzio delle coscienze, viene nella  povertà, come un nessuno, una minoranza, una insignificanza; nella incuranza delle genti, dei ricchi, dei potenti è accolto da poveri pastori. E morirà nudo su di una croce.

Cominciò e finì così l’evento più grande e più misterioso della storia di tutti i tempi: l'incarnazione, la vita e la morte del Figlio di un Dio, che è “la stella del mattino”, ma viene annunciato da una cometa passeggera, segno dei nuovi tempi religiosi quando l'uomo "adorerà Dio in spirito e verità" (Gv 4, ).

La Chiesa, nata da questo mistero, evento-modello, è chiamata ad avere il senso della nascita, vita, passione e morte del suo Signore: una Chiesa lievito, nascosta, che non fa rumore, non diventa potenza; una Chiesa che non appare, esistente e operante silenziosa, mai in vista; una Chiesa che non compete con i potenti, rinuncia ai beni della terra e si distacca, già che per lei sono “spazzatura” (Paolo), dai valori perseguiti dal mondo; non perché rinneghi la vita o rinunci a vivere essa stessa, ma perché rispetta fino all’esasperazione la libertà di ognuno che voglia  aderire o no alla fede che annuncia: così è chiamata ad essere, e deve  continuare ad essere, la Chiesa di Cristo.

     Tutto questo significano le catacombe e “il loro tempo”: il Signore condusse la Chiesa degli inizi ad essere, e lo fu, la Chiesa dei Martiri, genitrice di testimoni, bella e gradita a Dio. Le catacombe ne furono il segno e possono tornare a essere il segno di una Chiesa che nutre il desiderio di quanti sognano di vivere realmente il Vangelo: una Chiesa appunto delle catacombe, in un “tempo delle catacombe” non più imposto da persecuzioni, ma scelto per l’amore a un mondo che si perde nell’apparire senza essere.

Un segno da rileggere

Le catacombe furono sempre considerate dai credenti come un luogo teologico per leggere il senso della chiesa: le ricerche archeologiche trassero da esse numerosi simboli cristiani; pellegrini di ogni angolo della terra si sono soffermati in esse pregando a lungo; fedeli in ricerca vi hanno implorato luce e conforto; gruppi desiderosi di nuova spiritualità nel loro silenzio e raccoglimento vi hanno celebrato l’iniziazione. Per i sacerdoti lavoratori francesi erano il simbolo della cattedrale del nuovo culto, quello del lievito, che nascosto fa fermentare nel mondo una nuova società. E quanto è vero che senza quel lievito il mondo si è buttato sempre più nelle braccia del potere e della concupiscenza della carne!

Non sappiamo esattamente come sia avvenuto che poi questo segno ha cessato di essere eloquente e fecondo. In parte si deve alla fine delle persecuzioni, alla traslazione delle reliquie dei martiri in basiliche e chiese in superficie, alle invasioni dei barbari. Ma questo non era sufficiente a farle dimenticare: avevano avuto troppo impatto sulla vita dei cristiani! L'euforia della pace costantiniana li portò ad abbandonare le catacombe come luogo fisico, ma non bastava a cancellarne il ricordo spirituale!

Eppure successe, la memoria delle catacombe, che era un bene da conservare, cadde invece nell’oblio. Come spiegare questo? Quale il messaggio nascosto?

La Chiesa ha conservato tanti altri segni e simboli. Croce, il cenacolo, l'orto degli ulivi, il tabor, il calvario, i cimiteri con il culto dei morti e perfino segni più ridotti come candele, la mitra dei vescovi, il pastorale, la stola, il sale e l’alito nel rito del battesimo e i tempi liturgici: Avvento, Quaresima, Pasqua. Perché no allora, le catacombe e il tempo delle catacombe? Perfino il Colosseo si è ridotto a un luogo archeologico per turisti.

Negligenza o rifiuto, scelta esplicita o da subconscio? Facilmente fu un rifiuto del subconscio, dettato dal fatto che la Chiesa costantiniana percepiva istintivamente il contenuto simbolico di quel segno come scomodo e perciò da rigettare. Non si spiega altrimenti come mai la Chiesa abbia messo in sordina proprio questo segno mentre si è premurata di conservare tutti gli altri.

Scomodo il segno e il tempo delle catacombe! Perché richiama l'identità evangelica della Chiesa, come l'ha concepita Gesù: lievito del mondo; perché esige una maniera di operare misurata sull’invio del Maestro: "Vi mando come agnelli tra i lupi, non portate sacco né bastone, dovunque andate dite Pace, perché il Figlio dell'uomo non ha un sasso su cui poggiare la testa”.

Le catacombe entrarono nel campo visivo dei credenti, e vi sono rimaste, come “terreno delle battaglie di Dio”, come “segno di Dio” e “richiamo alla Chiesa” perché cerchi il tesoro nascosto che può perdersi: quello di essere una Chiesa - lievito, che esiste e opera senza causare violenza, che, in ogni caso, opera ma non fa sentire a chi l’accoglie l'umiliazione di doverle riconoscenza, di essere indotto a cambiare. Il Gesù del Vangelo si propone non s’impone con violenza, né fisica né psicologica né con condizionamenti morali. Gesù è oggi e sempre il "si vis", il "vieni e vedi": dopo deciderai da te.

Il contenuto di questo messaggio

E cosa vedeva chi andava da Gesù? Potenza e gloria? No di certo. Vedeva valori eterni inconsueti: la tenerezza di Dio, la comunione trinitaria, il rapporto interiore fra uomo e Dio -che Lui testimoniava con la sua vita-, la tensione all'unione intima con il Padre, la povertà in cerca della ricchezza di Dio.

I valori nuovi dell'uomo nuovo il cui modello si realizza in Cristo Gesù era la proposta che Egli faceva a chi voleva seguirlo: le Beatitudini come nuovo codice di condotta o ideale di vita, l'amore al nemico, la misericordia, la pietà, la comprensione, la solidarietà della vera fraternità, il distacco dai beni della terra, la passione, la croce, la morte e risurrezione. Gesù invitava a scegliere l'ultimo posto, a seguire la strada stretta, a imitare il Buon Samaritano, a divenire Buon Pastore, a essere altri cristi che si donano per la redenzione del mondo.

Lo Spirito del Risorto ha richiamato più volte i suoi fedeli perché ritornino a essere Chiesa-Lievito. Furono segni scomodi che la Chiesa ebbe la tentazione di eludere e a volte lo fece. Ecco Paolo, segno che agiva nella scia di Gesù, di segno opposto a quello della Chiesa ufficiale: convertito, gravido di Cristo, itinerante come il Cristo, in semplicità, preoccupato solo di predicare e nemmeno di battezzare; andava fondando comunità  chiese-lievito basate sulla fede (Atti, 13) e sull'amore, con cristiani indirizzati verso i valori eterni annunciati dal Vangelo. Paolo non si preoccupò di una Chiesa “istituzione” o vistosa. L'unica volta che si coinvolse in termini di potenza, fu quando organizzò la colletta d'aiuto alla comunità di Gerusalemme e fallì: ebbe poca e faticosa corrispondenza e arrivò a Gerusalemme quando la carestia era già finita. Sembra quasi che lo Spirito del Risorto intervenisse subito anche contro Paolo quando deviava per richiamarlo a vivere una Chiesa-solo-lievito.

Paolo predicava contenuti di una profondità che ancora oggi mette i peli di punta a noi, cristiani vecchi di 2000 anni. E lui li proponeva a cristiani appena nati, ancora "lattanti" bisognosi di “alimenti teneri”, perché provenienti dal mondo pagano; e lo faceva con disinvoltura mentre noi teniamo oggi ancorati, con disistima a formule brevi e sempliciotte, cristiani con duemila anni di tradizione.

La Chiesa evitò di leggere il segno Paolo alla luce di quanto le insegnava il Signore: lo mise sotto accusa, ci fu bisogno di un Concilio per arrivare a capire che lo “stile di Paolo” poteva essere accettato e che questo stile era solo un dettaglio del vero segno.

Poi venne un altro segno della portata di quello delle catacombe: San Benedetto e gli ordini monastici, le certose, le clausure. Cristiani che si ritiravano in solitudine per contemplare, pregare e lavorare: ora et labora e basta. Nel nascondimento, nel silenzio, proprio come in catacombe. Cristiani simbolo di quel desiderio comune di Chiesa-Lievito, che rendevano presente con la loro vita monacale.

E venne il segno Francesco d’Assisi, nuvola luminosa per guidare il nuovo Israele nella sua notte di deserto. Il suo discorso era chiaramente quello del Signore Gesù, dell'abbassamento, della povertà spirituale e materiale, dell'umiltà. Del lievito, appunto, di una Chiesa-Lievito, nascosta, madre povera e depotenziata, non in concorrenza. Il Poverello d'Assisi fu come una reincarnazione del Figlio di Dio che ancora una volta viene personalmente a dire alla Chiesa: "Ritorna a me Israele"  (Joele), perché "oportet illum crescere".

C’è qualcosa che impressiona in questo segno: mentre tanti carismi nella Chiesa (eremiti, stiliti, cenobiti, ordini guerrieri), si sono estinti, quello del Poverello d'Assisi s’impose come refrigerio stimolante e continua nell'ammirazione di tutti, anche di non cristiani, come quello originale di Gesù, quasi a significare l’intensità del volere divino di riportare la Chiesa alla qualifica di lievito.

Il segno dei cristiani nelle catacombe

Era al tempo delle persecuzioni romane. Con il martirio di tanti fedeli, il Signore gettò letteralmente la Chiesa nelle catacombe. Con una certa mancanza di rispetto, si potrebbe perfino dire che il Signore Gesù mise il naso della Chiesa nel suo rifiuto ad essere come Lui la voleva, la costrinse a scendere realmente nel nascondimento delle catacombe.

Fu per seppellirci i Martiri, certo, fu per i funerali, ma di fatto la Chiesa si ritrovò nel buio fisico, nel nascondimento fisico e divenne in realtà e per vocazione lievito nascosto, perseguitata ma non distrutta, condannata ma non uccisa, operante e forte più che mai seppure nascosta e non alla vista.

Di certo, il sangue dei martiri divenne rugiada che irrorò la chiesa per un nuovo futuro come “Chiesa delle catacombe”, Chiesa nascosta, Chiesa in preghiera ormai più nelle catacombe che non nelle chiese e nelle case. I cristiani divennero comunità nascoste, di fede e di abbandono in Dio. A prezzo di apparire crudeli, si potrebbe dire che la Chiesa si trovò a pagare con vero prezzo
di sangue, l'errore di non aver saputo vivere con fedeltà l’invito del suo Signore.

Era un segno dei tempi che si riproponeva ancora, tanto era importante. La Chiesa non capì o non volle dare importanza a questo segno; difatti con l'imperatore Costantino abbandonò le catacombe pensando in una liberazione, s’istituzionalizzò definitivamente e si diede con amplia condiscendenza alle facilitazioni imperiali: fu così trascinata ad una specie di vera e propria deflagrazione di visibilità, di affermazione, di potenza.

Ma ogni segno lascia la sua traccia e la chiesa di fronte ai nuovi avvenimenti ritrova la capacità di vedervi nuovi appelli, da capire e accettare: ecco il segno della Breccia di Porta Pia. La Chiesa capì che non era una potenza materiale, ma spirituale, che doveva ritornare ad essere Chiesa delle catacombe appunto; povera e perseguitata o perlomeno combattuta, ostacolata, forte del suo nascondimento, come lo è ancora adesso in tante parti del mondo. Il segno fu rafforzato da un fatto: lo Stato italiano affidò alla Chiesa le catacombe, riconoscendole non come monumenti di storia da mantenere, ma come reliquie religiose da venerare e che per questo appartengono alla Chiesa.

Emerge allora un discorso che si completa da sé. L'arrivo delle catacombe come reliquie nelle mani della Chiesa a opera del potere civile, racconta il lungo ed efficace lavorio dello Spirito del Risorto che pone davanti alla sua Chiesa un punto chiaro di riferimento, altrettanto valido quanto la croce, affinché la Chiesa trovi in esso sempre nuova ispirazione per mantenersi lievito che lievita, seno materno che gestisce continuamente nuovi semi di vita –i nuovi martiri.

Per partorire “cristi-ani” la Chiesa rinunciò allora al potere temporale, si rinvigorì contro la tentazione di imporsi come potenza umana, si prese gran cura di quel segno che l’ispira essa stessa e al quale invita i cristiani, che le arrivano da ogni parte del mondo, sì per venerare i martiri, ma anche per far memoria di quei tempi in cui i cristiani vivevano intensamente il rapporto col Cristo Risorto.

Un segno preziosissimo sono dunque le catacombe. Un segno che come tutti i segni dei tempi deve dare lezioni di fede e di vita. Un segno che va giustamente ricuperato.

Conclusione

La Chiesa delle Catacombe è stato ed è ancora il desiderio del Signore Risorto per la sua Chiesa. La Chiesa, in realtà, continua a esser tentata di abbandonare "l'ultimo posto" ed ergersi a potenza umana; ha coscienza di aver pagato un pesante prezzo di sangue, ogni volta che è caduta in questa tentazione; ha riconosciuto da tempo i segni dello Spirito che la richiama ad essere Chiesa-Lievito; "In spe salvi sumus", sta avverandosi di fatto grazie ad una Chiesa più credibile e che si nasconde, che non si uccide e non uccide; una Chiesa visibilmente gravida di Cristo che si aggira per le vie del mondo itinerante come il Cristo, vera speranza di vita nuova per tutto il mondo.

La Chiesa vuole oggi essere come Maria che gestiva Gesù e Lo portava lungo i sentieri del mondo; Chiesa che cammina con l'uomo, accanto all'uomo senza pretese, senza privilegi, in semplicità, in umiltà, in povertà, in nascondimento. Chiesa che sceglie di essere diversa dal mondo perché persegue valori diversi, che sa e apprezza il nascondimento come radice del suo essere, midollo spinale della sua ossatura, struttura totale del suo corpo umano e storico.

Questa Chiesa sa che, dopo momenti di applausi e consensi è e sarà sempre perseguitata e che perciò accetta di vivere i valori della Chiesa delle Catacombe. La Chiesa impara in continuità dai segni dei tempi. Essa non condanna più i Giudei, non brucia più gli eretici, non fa più crociate, non consulta più la Bibbia come manuale di storia e scienza, non combatte più le altre religioni; si prende cura dei divorziati, promuove i laici e la donna.

Questa Chiesa si è data una dottrina sociale per far avanzare la giustizia e la pace, lancia ponti di comunione e dialogo con tutti, e a tutti propone cammini di riconciliazione e perdono. Non è forse allora arrivato il tempo di costruire una vera e propria spiritualità delle catacombe?

In questa luce possiamo oggi leggere un segno nuovo: l’ispirazione e la chiamata del Signore Risorto ad entrare come eremiti nelle catacombe e farvi nascere una Comunità, gli “Eremiti contemplativi delle Catacombe”.

Non sorprende quindi che molti abbiano percepito come un segno dei tempi, il fatto che un comboniano si sia sentito chiamato a un periodo di eremitaggio nelle catacombe per riscoprire come nuovo il segno del lievito, espressione di vita religiosa nella Chiesa e di metodologia missionaria. E questo con il Capitolo Speciale dei Comboniani ormai alle porte.

Che questo segno fosse autentico, lo si dedusse anche dal fatto che la richiesta inoltrata alla Commissione Vaticana di Archeologia Sacra per il permesso, fosse accolta con entusiasmo dai membri della commissione. La commissione stessa si è poi prodigata per far accettare il missionario in una delle catacombe di Roma.

La cosa non si realizzò per mancanza di un alloggio adeguato allo scopo davanti anche alle esigenze di sicurezza ormai divenute asfissianti in Europa. Ma perché non si può iniziare a organizzare un piccolo, modesto eremo in qualcuno dei cortili più ampi delle catacombe? Le difficoltà potrebbero essere vagliate con l’apporto dell’esperienza per arrivare a eremo ed eremiti che non disturbino le visite di pellegrini. I pellegrini stessi potrebbero trovare ulteriori motivazioni per disporsi con fede alla visita di questi luoghi sacri, dove si recherebbero per attingere la forza dei martiri e il senso di appartenenza ad una Chiesa meravigliosa, piuttosto che con i sentimenti di chi visita un museo qualunque.

Che si arrivi poi ad un vero ordine di eremiti contemplativi nelle catacombe rimane un affare dello Spirito della Pentecoste.

Antonio La Braca e Gian Paolo Pezzi

Antonio La Braca - Gian Paolo Pezzi