P. Ottavio Raimondo

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio

Siamo ancora in cammino, come domenica scorsa quando il samaritano aveva preso l’iniziativa. Oggi l’iniziativa la prende una donna. Sa che Gesù sta passando e non se lo lascia scappare: lo invita in casa. Non le importa infrangere le usanze e le regole dell’ospitalità che doveva essere offerta dall’uomo. Grazie a questa iniziativa condita di entusiasmo Marta, il cui nome non a caso significa “signora”, offre alla sorella Maria l’opportunità di sedersi ad ascoltare come discepola. Forse è proprio l’impegno fattivo che apre la strada alla contemplazione. In ogni caso le due sorelle rappresentano l’umanità e la chiesa stessa. Grazie a queste due sorelle scopriamo che per essere una chiesa di discepoli, una chiesa che gioisce nella contemplazione e nell’ascolto, abbiamo bisogno di essere una chiesa che accoglie, che fa spazio, che si mette a disposizione di chi è in cammino.  

Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola

Maria compie un gesto che era permesso solo agli uomini: sedersi per ascoltare. Maria sceglie di essere discepola.
Ambedue infrangono regole e usanze: Marta rivendica il diritto di essere “signora”, Maria rivendica il diritto di essere persona e di essere discepola.

Nelle due sorelle viene superata quella distinzione di genere causa di tante discriminazioni ed emarginazioni.
In Maria la donna passa da essere serva ad essere discepola. Ed è proprio questa la cosa più importante, la parte migliore. Maria aveva capito che Gesù non cerca tanto servitori ma amici desiderosi di ascolto, vicini.

Ricordate che Gesù era entrato in un’altra casa mentre stava nascendo una nuova famiglia: a Cana? E anche lì si parla di “migliore”, del vino migliore. Ciò che molti giudicano “il migliore” di fatto non è il vino migliore. Marta con il suo impegno di servizio se si ferma lì non giunge dove è giunta Maria, alla parte migliore..

 “Dille dunque che mi aiuti”

Solo chi si siede ai piedi per ascoltare vince la tentazione in cui Marta è caduta: la tentazione di suggerire a Gesù quello che deve dire.

Marta e Maria non si contrappongono, si prendono per mano, si completano a vicenda.
Gesù ha qualcosa da dire a ciascuna delle due sorelle.

Gesù in questi pochi versetti viene chiamato per ben tre volte “Signore”, una da Marta e due dall’autore: ci troviamo di fronte a un testo pasquale, a una catechesi per la prima comunità cristiana.

Il “Signore” è all’origine delle scelte delle due sorelle: scelta dell’invitare e scelta del sedersi. Lo stesso “Signore” è colui che porta le due sorelle a un nuovo incontro dove servizio e ascolto sono intimamente uniti e dove il centro , il cuore di tutto è Lui: il Signore.

Barbara, l’ho incontrata alla stazione Anagnina. È stata lei a riconoscermi e con il suo sorriso grande mi ringraziava per l’esperienza GIM che aveva fatto dai Comboniani a Pesaro: “Un giorno ho invitato nella mia vita Gesù che mi ha portato a farmi carico dei problemi del nostro mondo; poi mi sono seduta ai suoi piedi nel mio cammino di formazione per ascoltare. Ed ora da due anni, come religiosa, mi sta “unificando” in un impegno di servizio che di totalità e in un impegno di ascolto che permette alla mia vita di rimanere giovane e di cantare: “Grandi cose ha fatto in me, Colui che tutto può”.