p. Ottavio Raimondo

“Accresci in noi la fede!”

Di fronte a Gesù che chiede di non scandalizzare i piccoli e di perdonare sempre, ai discepoli non rimane altro che dirgli: “Accresci in noi la fede”. Non scandalizzare implica assumere pazientemente una pedagogia di accompagnamento dei “piccoli” nella fede e non proporre loro cose che non possono assimilare. Forse oggi i “piccoli” nelle nostre comunità sono coloro che si sono appena avvicinati o ne fanno parte da poco tempo.
Perdonare significa non lasciare all’odio l’ultima parola; significa superare l’amarezza, l’istinto della vendetta e lanciare un ponte per ricostruire la relazione distrutta dall’offesa.
Nel nostro cammino abbiamo bisogno di una fede sempre più profonda nel Dio di Gesù che ha il potere di liberarci dalle opposizioni e da ogni altra forza distruttiva. E lo vuole fare ogni giorno!
Se c’è vera fede si fanno meraviglie per l’altro perché la vera fede è legata all’amore, un amore che mai si dà per vinto e che sempre è fecondo. 

“Sradicati e vai a piantarti nel mare”

Il gelso è una pianta con un esteso sistema di radici difficile da sradicare e da trapiantare.
In un ritiro spirituale, all’inizio di un anno di attività pastorali, mi sono avvicinato a un piccolo gruppo che rifletteva su questo brano del vangelo.
“Io sono il gelso – diceva un membro del gruppo – che è chiamato a essere piantato nel mare in quel mare che per gli ebrei era il regno del nemico e che per noi può essere il mondo di oggi con tutti i suoi valori, con tutti i suoi idoli e le sue contraddizioni”. “Ognuno di noi e ogni membro della comunità cristiana è chiamato a fare questa esperienza” – aggiunse un altro. “Evangelizzare è sradicare e piantare ma anche lasciarci sradicare e lasciarci piantare” – concludeva un terzo.
Ma la sorpresa più bella l’ho avuta quando il gruppo ha formulato queste quattro domande:
Quanti gelsi la nostra comunità ha sradicato e piantati nel mare grazie alla profondità della nostra fede?
Quante scelte che sembravano impossibili sono diventate possibili?
Quanti ponti sono stati costruiti dove c’erano solo fossati?
Quante lontananze si sono trasformate in prossimità? 

“Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

Non desistere mai, non ci si può riposare ritenendo di aver lavorato già a sufficienza. La caratteristica del servo è servire e nella vita cristiana tutto è gratuità e dono.
La nostra responsabilità è servire. Siamo semplicemente servi che non accampano diritti né di fronte a Dio né di fronte alla comunità, né di fronte a qualsiasi persona. Dire “servi inutili” equivale a dire “servi che non accampano diritti”.
Ti sei reso disponibile e hai fatto l’impossibile? Hai fatto ciò che dovevi fare; ciò che devi fare oggi e ciò che devi continuare a fare domani.
Ti viene detto che per te non c’è posto a tavola ma che devi continuare a spenderti? Non gridare all’ingratitudine: continua a servire.
Gesù lo ha detto di sé stesso: sono venuto per servire. Noi lo diciamo di noi stessi con la certezza che gli unici minuti persi nella nostra vita sono quelli in cui non serviamo.
“Non siamo chiamati a vivere in pace ma per la pace”, ha scritto un giovane sul suo quaderno durante un campo di lavoro.
È Dio che fissa gli appuntamenti con le persone e con i popoli. Noi diamo una mano a Dio a realizzare questi appuntamenti attraverso il servire gratuitamente.
Questa è la missione della chiesa missionaria nel mondo.