ANNUNCIARE UN DIO ECOLOGISTA, “AMANTE DELLA VITA”

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P. Romeo Ballan

Riflessioni

Onnipotenza che crea e misericordia che risana e ri-crea: sono due fra i titoli divini che l’autore del libro della Sapienza (I lettura) mette in risalto. L’autore è, insieme, teologo e poeta: con abilità ed eleganza stilistica, approfondisce e rende accessibile il mistero di Dio, creatore e padre, “amante della vita” (v. 26). Un Signore davanti al quale “tutto il mondo è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina” (v. 22); un Dio che dà sussistenza, esistenza, conservazione e vita ad ogni sua creatura (v. 25-26). Accanto a questi titoli di grandezza e onore, l’autore mette in evidenza il volto di questo Dio: ama tutte le cose esistenti, ha un cuore tenero, ha “compassione di tutti”, usa il suo immenso potere per perdonare chi si pente dei suoi peccati (v. 23-24).
Oltre ad essere compassionevole e misericordioso, Dio è innamorato della sua creazione, deciso a proteggere tutte le cose, perché le ha fatte Lui. Oggi diremmo che Dio è il primo ecologista, perché è “amante della vita” (v. 26). Quindi è definitivamente superata, anzi senza senso, l’idea di un Dio geloso della felicità e del potere dell’uomo, quasi fosse un suo rivale o concorrente. Anzi! Quanto più l’uomo è felice e coronato di frutti, tanto più Dio sarà orgoglioso della sua creatura più bella.
Confluiscono in questo brano, scritto in ambiente ellenista nell’imminenza del Nuovo Testamento (s. I av. C.), le grandi esperienze spirituali vissute da Abramo, Mosè, Elia, Isaia, Geremia… che pregustarono la rivelazione del Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore”, un Dio buono e tenero verso tutti, che “rialza chiunque è caduto”. Lo canta molto bene il salmo, al quale fanno eco le parole di S. Ireneo: “la gloria di Dio è l’uomo vivente”. Veramente, la gloria di Dio trova la sua pienezza nella vita dell’uomo.
Dentro un drammatico gioco di contrasti, ritroviamo la stessa pienezza di vita nella storia di Zaccheo (Vangelo), la cui conversione è narrata da Luca con straordinaria immediatezza di dettagli. La narrazione è ricca di verbi di movimento: correre, salire e scendere da un albero, sguardi che si incrociano, parole che si scambiano, porte che si aprono per una festa (v. 4-6), e soprattutto… scrigni che si aprono per la restituzione e la condivisione (v. 8). La salvezza è entrata pienamente nella casa di Zaccheo (v. 9), “capo dei pubblicani e ricco” (v. 2). Ma ancor più è entrata nel suo cuore ormai trasformato: si è realizzato, infatti, l’incontro fra il suo desiderio di vedere Gesù (v. 3) e l’auto-invito di Gesù che deve (cioè, vuole) fermarsi a far festa in casa di un peccatore, che lo accoglie “pieno di gioia” (v. 6). Non è una conversione intimista, ma totale, aperta agli altri, condivisa nella festa; una conversione autentica fino al punto che Zaccheo restituisce e distribuisce i soldi, diventando così un esempio di condivisione, che è sempre un campo molto difficile. (*)
Fissiamo ora lo sguardo sul movimento degli occhi dei protagonisti. Zaccheo cerca strategicamente un posto elevato per vedere Gesù. Quando giunge sul luogo, Gesù alza lo sguardo, vede Zaccheo sull’albero e lo invita a scendere subito… “Dall’alto Zaccheo cercava di vedere Gesù, ma ora è Gesù che, dal basso, lo vede per primo. Di fronte al peccatore Gesù alza sempre lo sguardo, perché la sua posizione è quella del servo che si è umiliato… Anche quando rimane solo con l’adultera Gesù alza il capo verso di lei (Gv 8,10), la guarda dal basso, perché chi ama non si atteggia mai a giudice, si abbassa, sceglie l’ultimo posto, si inchina davanti alla persona amata per lavarle i piedi” (F. Armellini).
Zaccheo vuole vedere Gesù e viene esaudito; allo stesso modo dei pellegrini Greci giunti a Gerusalemme con il desiderio di vedere Gesù (Gv 12,21). Si tratta di un desiderio sacro, che aspira a essere soddisfatto. Gesù lo soddisfa sempre, direttamente o attraverso l’annuncio-testimonianza di coloro che possono dire ad altri: abbiamo visto il Signore e ve lo annunciamo (Gv 20,25; Atti 3,6; 1Gv 1,1-4). Questi sono i Santi, i missionari, la gente di buon cuore; in una parola, i testimoni che, con la vita e la parola, aiutano altre persone nel cammino del Vangelo, mostrando loro il volto di Dio. La missione è annuncio del Dio “amante della vita”, Creatore di cose belle, Signore che accoglie e sana, Padre che manda suo Figlio Gesù, Salvatore che perdona e rinnova, Maestro che cammina con i peccatori, Amico che fa causa comune con i poveri, gli esclusi, gli ultimi. L’annuncio del Vangelo è sempre una scelta per la vita. Ogni scelta per la vita è un servizio missionario alla famiglia umana.

Parola del Papa

(*) “La grazia di quell’incontro imprevedibile fu tale da cambiare completamente la vita di Zaccheo… Ancora una volta il Vangelo ci dice che l’amore, partendo dal cuore di Dio e operando attraverso il cuore dell’uomo, è la forza che rinnova il mondo. Nessuno è troppo piccolo per Dio e ognuno può accogliere il Signore e lasciarsi trasformare da Lui”.

Benedetto XVI
Messaggio all’Angelus del 4.11.2007

Sui passi dei Missionari

- 1/11: “Solennità di Tutti i Santi che con Cristo sono nella gloria”, ove continuano ad esercitare il servizio missionario dell’intercessione in favore dell’intera umanità.
- 2/11: Giorno di preghiera per tutti i defunti.- Giornata degli antenati.
- 3/11: S. Ermengaudio, vescovo di Seu d’Urgell, Catalogna (+1035), uno dei grandi evangelizzatori spagnoli nelle terre ricuperate dopo le invasioni degli arabi musulmani.
- 3/11: S. Martino de Porres (1579-1639), mulatto vissuto a Lima (Perù), nel Convento di S. Domenico come fratello coadiutore, portinaio e infermiere; era uomo di fervente preghiera, austerità e carità.
- 4/11: S. Carlo Borromeo (1538-1584), arcivescovo di Milano; uomo di dottrina e carità, organizzò sinodi e seminari per la formazione del clero, promosse la vita cristiana mediante assidue visite pastorali.
- 5/11: B. Guido Maria Conforti (1865-1931), vescovo di Parma, animatore dello spirito missionario nella comunità ecclesiale, fondatore dei Missionari Saveriani.