P. Romeo Ballan

Riflessioni

Ci sono le “Sette Parole di Gesù in croce”. Ma ci sono anche le “sette parole rivolte a Gesù in croce”. Le prime sono tema di abbondanti predicazioni e scritti spirituali. Ma anche le seconde si prestano per commenti e riflessioni feconde. Nel Vangelo lucano di oggi troviamo quattro parole pronunciate verso Gesù: dai capi (v. 35), dai soldati (v. 36-37) e dai due malfattori crocifissi accanto a Gesù (v. 39-42). Queste quattro parole hanno in comune, sia pur con sfumature diverse, la sfida rivolta a Gesù: “dimostra chi sei (il Cristo, il re…), salva te stesso, scendi dalla croce… Le parole dei capi, dei soldati e di uno dei malfattori sono ingiuriose, sprezzanti, senza pietà. Il cliché si ripete secondo una logica umana di totale incomprensione e stravolgimento dell’identità del Cristo.
La scritta sopra il capo di Gesù parla da sola: “Costui è il re dei Giudei” (v. 38). Dice tutto di quella condanna. Ma come decifrarla? chi la capisce nella sua verità? Per i capi religiosi e politici sono parole da burla; ma per Dio e per il cristiano dal cuore sincero sono parole vere, che centrano in pieno l’identità di quello strano condannato! Quella lapide è una sfida che attraversa i secoli: o la si accetta o la si rifiuta. Con alterne conseguenze! “Il popolo stava a vedere” (v. 35): muto e perplesso, fra curiosità e impotenza, non capisce cosa sta succedendo, non sa cosa fare… Poco dopo, però, quando lo spettacolo si concluse in orrenda tragedia, le folle “se ne tornavano percuotendosi il petto” (v. 48).
È possibile cogliere il significato di quella morte dalle parole del secondo dei malfattori, il famoso ‘buon ladrone’, l’unico che coglie il senso di quella scritta e l’identità di Gesù. Non gli chiede una clamorosa liberazione, ma solo di stare accanto a lui: “Ricordati di me…” (v. 42). Richiesta subito esaudita: “Oggi con me sarai nel paradiso” (v. 43). È la prima sentenza del nuovo Re! Gesù ha solo parole di salvezza piena: oggi, con me, in paradiso! Il silenzio di Gesù, le parole di perdono, le poche parole (con il Padre, la madre, gli amici…) svelano il mistero di un re splendido e potente, ma che finisce su una croce, per amore. La sua è una regalità unica: ha mandato in tilt Erode, Pilato, Tiberio, i capi, il popolo… Una regalità difficile da comprendere e ancor più da accettare. Una regalità spesso incompresa, travisata!  Ma per chi l’accetta, è regalità vera, capace di dar senso pieno alla vita. (*)
La chiave del mistero di quella morte sta nella risposta alle domande ‘logiche’ di tutti: “Perché non scendi dalla croce? Perché non chiarisci tutto facendo il miracolo? Ne hai fatti tanti di strepitosi, per gli altri… Se tu scendessi dalla croce, tutti ti crederebbero”. Ma in che cosa crederebbero? “Nel Dio forte e potente, nel Dio che sconfigge e umilia i nemici, che risponde colpo su colpo alle provocazioni degli empi, che incute timore e rispetto, che non scherza… Questo non è il Dio di Gesù. Se scendesse dalla croce, svuoterebbe il suo messaggio anteriore, tradirebbe la sua missione: avallerebbe l’idea falsa di Dio che le guide spirituali del popolo hanno in mente. Confermerebbe che il vero Dio è quello che i potenti di questo mondo hanno sempre adorato perché è simile a loro: forte, arrogante, oppressore, vendicativo, umano. Questo Dio forte è incompatibile con quello che ci è rivelato da Gesù in croce: il Dio che ama tutti, anche chi lo combatte, che perdona sempre, che salva, che si lascia sconfiggere per amore” (F. Armellini).
Tale riflessione ha ricadute immediate sul terreno della missione: Quale Dio annunciamo? Quale volto di Dio rivela la missione che portiamo avanti: un Dio dalla povertà e debolezza o un dio alla ricerca di riconoscimenti e di potere? Se così, sarebbe in sintonia con la logica umana e con i re di questo mondo. A volte, nel modo di far missione ci sono concessioni, c’è timore nell’annunciare con le parole e con i fatti un Dio che perde, perdona, soffre, è sconfitto… E quindi non si favorisce la crescita di una Chiesa povera, umile, disposta a perdere… L’abbondanza di mezzi umani rischia di togliere trasparenza all’annuncio. È più evangelica una missione che si realizza con mezzi deboli, che annuncia Dio dalla povertà, umiltà, espulsione, persecuzione, distruzione… Perché è nella logica del Re che vince e regna dalla croce! Un re così disturba i nostri piani, perché esige un cambio di vita, capacità di perdono, accoglienza di chiunque, tempi lunghi, prospettive scomode… Le condizioni sono esigenti, ma con Lui l’esito della missione è assicurato!

Parola del Papa

(*)  “Non è il potere che redime, ma l’amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte… Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini”.

Benedetto XVI
Omelia all’inizio del Pontificato, 24 aprile 2005

Sui passi dei Missionari

- 21/11: Solennità di nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo.
- 21/11: Presentazione della Beata Vergine Maria al tempio. – (Oggi o in altra data): Giornata Pro Orantibus, per i monaci e le religiose claustrali di vita contemplativa.
- 22/11: S. Cecilia, martire romana. - Giornata Internazionale della Musica.
- 23/11: S. Colombano, abate (+615), nato in Irlanda, missionario itinerante in Francia, Svizzera e Italia, fondatore di numerosi monasteri.
- 23/11: B. Michele Agostino Pro (1891-1927), gesuita messicano, martirizzato durante la persecuzione contro la Chiesa. Assieme a lui, si ricordano tanti altri martiri dello stesso periodo.
- 24/11: S. Andrea Dung Lac (+1839), sacerdote, e vari altri compagni martiri in Vietnam. Giovanni Paolo II nel 1988 ne canonizzò 117: vescovi, sacerdoti e laici uccisi in vari luoghi, modi e tempi.
- 24/11: BB. Pietro Kibe Kasui (1587-1639), gesuita giapponese, e 187 compagni martiri, uccisi fra il 1603 e il 1639; di essi, quattro erano sacerdoti e tutti gli altri laici, fra i quali anche donne e bambini. Questo è 3° gruppo di martiri giapponesi (dopo quelli del 1597 e 1622) furono beatificati a Nagasaki (2008).
- 26/11: S. Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), sacerdote francescano, itinerante, dedicato alle missioni popolari. È l’ideatore della Via Crucis.
- 26/11: B. Giacomo Alberione (1884-1971), fondatore della Famiglia Paolina (con una decina di istituzioni), per diffondere il Vangelo con i mezzi di comunicazione sociale e promuovere le vocazioni.
- 26/11: Ricordo del Card. Charles Lavigerie (1825-1892), vescovo francese di Algeri, fondatore dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi).