AVVENTO: TEMPO D’ATTESA DELL’UMANITÀ E DI MISSIONE

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P. Romeo Ballan

Riflessioni

All’inizio del tempo liturgico dell’Avvento, ritorna con forza l’imperativo della vigilanza (Vangelo): “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo… tenetevi pronti” (v. 42-44). Gli esempi che Gesù usa  -l’esperienza della gente nei giorni di Noè ai tempi del diluvio (v. 37-39) e l’arrivo del ladro nell’ora più impensata (v. 43)-  non hanno lo scopo di incutere terrore, ma solo di stimolare alla vigilanza e animare la speranza all’incontro del Salvatore. La vigilanza non è qualcosa di speculativo, ma la capacità spirituale di cogliere i segni della salvezza di Dio presente nella storia umana. Vigilare è rimanere fermi nella Parola del Signore, senza esitazioni e impazienze, senza cedere ad illusioni e a falsi segni. La vigilanza è un atteggiamento concreto, fatto d'attesa e d'impegno. È un modo di essere, di vivere, di guardare e affrontare la realtà.
Tutti siamo ugualmente immersi negli eventi della storia umana, eppure cambia radicalmente la comprensione della stessa, secondo il modo di guardarla. La fede, infatti, è una chiave di lettura degli eventi umani, capace di cogliere e mettere in luce un piano d’amore e di salvezza che altri, che non hanno questo dono, non colgono e non si accorgono di nulla (v. 39). Le azioni possono essere le stesse, ma il credente e il non credente le guardano e le vivono in modo differente, addirittura opposto. Gesù lo spiega parlando della gente nei giorni di Noè prima del diluvio: mangiare, bere, sposarsi, lavorare nei campi o in casa… (v. 38-41), sono attività ordinarie per tutti nella vita quotidiana, ma sono suscettibili di essere vissute o distrattamente e rimanendone prigionieri, oppure come luogo di salvezza.
“La differenza tra il credente e il non credente non sta tanto (o soltanto) in comportamenti esteriori particolari, ma in un’attitudine interiore diversa. Il non credente vive come se Dio non esistesse. Come se Dio non dovesse arrivare in modo definitivo per lui. Vive da insipiente, da stolto… Il credente invece vigila, sa che il Signore non potrà tardare. Non vive alla giornata, come viene viene. Non si appiattisce nella quotidiana alienazione… Il credente non sfugge certo al presente  -anzi si impegna come gli altri-  ma non si lascia imprigionare dalle cose” (Orazio Petrosillo).
San Paolo (II lettura) usa un linguaggio drastico per descrivere i due opposti modi di vivere: opere delle tenebre o armi della luce; vita godereccia e rissosa o comportamenti onesti ad imitazione del Signore Gesù (12-14). Il cristiano deve scegliere, senza indugi, perché il tempo è un dono prezioso per la salvezza (v. 11). Su questo famoso testo paolino è andata maturando la conversione del giovane Agostino. E scoprì la vita vera!
Fin dall’inizio del tempo dell’Avvento, appare il tema forte della pace e del disarmo (I lettura). Il piccolo regno di Giuda era minacciato e coinvolto in una guerra temeraria contro l’Assiria. Il re è terrorizzato e cerca alleanze militari. Solo il profeta “vede oltre, lontano”, invita alla fiducia in Dio, unico arbitro fra i popoli; e lancia uno sconvolgente oracolo di pace: trasformare le armi in strumenti di produzione e sviluppo, spezzare le spade per farne degli aratri, trasformare le lance in falci. Non più armi di morte, non più l’arte della guerra! (v. 4). L’utopia sarà realtà, dice il profeta, se tutti “camminiamo nella luce del Signore” (v. 5). Noi cristiani abbiamo qui una motivazione forte per la scelta definitiva, totale per la pace e per il disarmo. La riduzione-elimininazione delle armi, prima di essere una scelta politica, è un imperativo che nasce dalla fede in Cristo. In nome di questa fede, è doveroso protestare e denunciare i governi (l’Italia compresa!) per gli incrementi nelle spese militari e nella costruzione e commercio di nuove armi di morte.
Isaia è anche il profeta dell'universalità della salvezza di Dio, che è offerta a “tutte le genti” (v. 2-3). Noi cristiani sappiamo chi è il Salvatore che è venuto, che viene e che verrà; mentre i non cristiani  –che sono la maggior parte della famiglia umana (circa due terzi)–  attendono ancora il primo annuncio di Cristo Salvatore. Perciò l’Avvento è un tempo liturgico propizio per risvegliare nei cristiani la coscienza della responsabilità missionaria. Lo raccomandava già il Papa Pio XII,  (*) invitando all’impegno missionario e alla preghiera, specialmente in Avvento, tempo dell’attesa dell’umanità.

Parola del Papa

(*)  “Desideriamo che per questa intenzione (missionaria) si preghi di più e con un più illuminato fervore… Soprattutto pensiamo al tempo d’Avvento, che è quello dell’attesa dell’umanità e delle vie provvidenziali di preparazione alla salvezza… Pregate dunque, pregate di più. Ricordatevi degli immensi bisogni spirituali di tanti popoli ancora così lontani dalla vera fede, oppure così privi di soccorsi per perseverarvi”.

Pio XII
Enciclica Fidei Donum, 21 aprile 1957) 

Sui passi dei Missionari

- 29/11 (e giorni vicini): BB. Edoardo Burden (+1588), Giorgio Errington (+1596) e compagni; S. Cutberto Mayne (+1577), SS. Edmondo Campion (+1581) e compagni; B. Riccardo Langley (+1586) e tanti altri sacerdoti e laici martirizzati in Inghilterra sotto la regina Elisabetta I.
- 29/11: BB. Dionigi Berthelot e Redento Rodríguez, religiosi carmelitani, fatti schiavi e poi martirizzati da musulmani (+1638) ad Aceh (Sumatra, Indonesia).
- 30/11: S. Andrea, apostolo, fratello di Simon Pietro. Predicò il Vangelo in Grecia e morì crocifisso.
- 1/12: B. Carlo de Foucauld (1858-1916), sacerdote francese, ucciso a Tamanrasset, nel deserto algerino, da una banda di predoni; è testimone di amore all’Eucaristia, missione e di dialogo.
- 1/12: B. Clementina Anuarite Nengapeta (1940-1964), religiosa della Rep. Dem. del Congo, uccisa a Isiro durante la ribellione dei Simba. È martire della castità e del perdono.
- 1/12: Giornata Internazionale della lotta contro l’AIDS-SIDA (istituita dall’ONU-OMS, 1988).
- 2/12: B. Liduina Meneguzzi (1901-1941), religiosa delle Salesie di Padova, missionaria in Etiopia.
- 2/12: Ricordo del primo lancio dell’agenzia di stampa missionaria Misna (1997).
- 3/12: S. Francesco Saverio (1506-1552), sacerdote gesuita spagnolo, missionario in India e in Giappone, morto nell’isola di Sancián, alle porte della Cina. È Patrono principale delle Missioni.
- 3/12: Il Papa Gregorio XVI promulgò (1839) una bolla in cui condannava la tratta degli schiavi e scomunicava coloro che vi partecipano.
- 4/12: B. Adolfo Kolping (1813-1865), sacerdote tedesco, “padre dei lavoratori artigiani”; promosse la formazione e le associazioni di giovani lavoratori.