P. Ottavio Raimondo

Il  vangelo di Matteo: La Parola di Dio

Nessun libro della Bibbia è opera di un solo individuo. Quelli che noi chiamiamo autori sarebbe più giusto chiamarli redattori.
Nessun libro della Bibbia è un libro storico, così come lo intendiamo noi oggi, quasi una cronaca di fatti del passato.
La comunità e il redattore ci trasmettono come loro vivono quella storia così che spesso ci risulta difficile o impossibile distinguere tra ciò che di fatto è accaduto o è stato detto e ciò che la comunità sta vivendo.
Lasceremo che le comunità di Matteo ci parlino; le interrogheremo anche. E lasceremo che ci parlino le comunità di oggi, quelle comunità sparse in tutto il mondo e nelle quali milioni di donne e uomini vivono il loro essere discepoli e inviati.
Protagonista è lo Spirito Santo presente nella nascita del testo biblico e presente oggi in chi il testo lo legge, presente in noi soprattutto quando il testo lo leggiamo come comunità

La comunità di Matteo: Il discorso sulla fine dei tempi.

Noi comunità di Matteo ci siamo rifugiati sulle alture del Golan nel sud della Siria. Lì ci siamo resi conto che ci troviamo in un mondo ostile, nemico. Coscienti di questo abbiamo dedicato i capitoli 24 e 25 al tema della manifestazione del regno di Dio.
Non sarà facile per voi che vivete nel terzo millennio individuare le parole che Gesù ha pronunciato di fronte ai capi a Gerusalemme e quelle che noi, negli anni 80, abbiamo ascoltato dallo stesso Gesù risorto come risposta ai problemi del nostro tempo.
Tra di noi c’erano due tipi di cristiani: quelli che credevano che il regno si sarebbe manifestato subito e quelli che vivevano senza preoccuparsi più di tanto del regno e della sua venuta.
Abbiamo riunito le parole di Gesù in un genere letterario che gli ebrei chiamano apocalittico e che è una visione simbolica della venuta di Gesù e degli ultimi tempi.
Questi due capitoli li abbiamo ambientati sul monte degli ulivi da dove si godeva un bel panorama su Gerusalemme.
Gesù disse che di quelle meraviglie non sarebbe rimasto nulla e allora noi gli abbiamo chiesto: - Quando avverrà questo?
Gesù ci rispose: il giorno del Signore non si può prevedere, bisogna stare all’erta.

Le comunità cristiane oggi: Vegliare per non essere sorpresi.

Preghiamo sempre “venga il tuo regno”. Forse anche oggi nelle nostre comunità ci sono due tipi di cristiani. Quelli che vedono come segni dell’urgenza della venuta del regno di Dio le ingiustizie che opprimono l’umanità, le devastazioni ecologiche, le esclusioni e i fondamentalismi, la mancanza di una vera responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Ci sono poi i cristiani per i quali i segni della venuta del regno sono il cammino di liberazione dei popoli, la ricerca di una vita migliore per tutti, i progressi della scienza e della comunicazione.
Chi appartiene al primo gruppo pensa alla fine come distruzione del mondo attuale che viene sostituito, come un qualcosa andato a male, che viene gettato.
Chi appartiene al secondo gruppo pensa alla fine come un rinnovamento, una crescita che giungerà alla pienezza, al Dio tutto in tutti.
Chi appartiene al primo gruppo lotta perché il vecchio sia eliminato, chi appartiene al secondo s’impegna perché il nuovo cresca. E in quest’impegno si accorge che non è solo, che lo Spirito del Signore soffia anche al di là delle nostre realtà ecclesiali in tante persone e gruppi ai quali vogliamo dire il nostro grazie accogliendoli e collaborando con loro.
Amiamo il mondo che il nostro Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio e lo sogniamo in cammino verso la pienezza. Per questo siamo qui, per questo diciamo grazie alle comunità di Matteo e ci auguriamo che, allo stesso modo, le comunità di domani ringrazino quelle di oggi, le nostre.
Anche questo è vivere l’Avvento del Dio che è venuto, che viene e che verrà.
Il vangelo che le comunità di  Matteo ci hanno lasciato è nato in un’epoca di forti polemiche e di scomuniche reciproche tra giudei e cristiani. Il vangelo che le nostre comunità lasceranno sia il vangelo che nasce a partire dall’amicizia e dalla complementarietà.
Suggerimento: valorizza il 4 dicembre Giornata di mobilitazione mondiale per la giustizia sociale e ambientale.