P. Romeo Ballan

Riflessioni

Tre sono i personaggi principali che nel tempo di Avvento ci preparano all’incontro con Cristo: il profeta Isaia, Giovanni Battista e Maria. Ciascuno dei tre ha un rapporto missionario tutto particolare con il Messia-Salvatore che viene: Isaia lo preannuncia, Giovanni lo addita già presente, Maria lo possiede e lo dona. Anche altri “poveri di Yahweh” del Primo Testamento vivevano in attesa di un Messia, anche se per molta gente l’attesa era confusa e mescolata a speranze umane.
Anche oggi la speranza è un valore in crisi di contenuti, perché molti non sanno bene ciò di cui hanno maggior bisogno per la crescita integrale della loro vita. In un’opera teatrale emblematica del nostro tempo, lo scrittore irlandese Samuel Beckett, Premio Nobel di letteratura (1969), denuncia l’assurdità della condizione umana: tutta l’opera Aspettando Godot è costruita sulla lunga attesa di un personaggio importante ma sconosciuto, dal profilo e i contorni nebulosi. Quando ormai si dice che quel personaggio è in arrivo, l’ultima battuta degli attori è un poco convinto “Andiamo!”, ma l’indicazione scenografica annota: “Nessuno si muove”. Non si aprono all’incontro. Non è avvenuto nulla. La lunga attesa è stata vuota. Soltanto un’illusione!
Non così la speranza cristiana, che è un dinamismo di apertura e di incontro verso una Persona conosciuta e dalla quale ci si sente amati profondamente: è il Salvatore di tutti, con un nome e un volto ben definiti. Si chiama Gesù Cristo. Egli è il centro dell’annuncio missionario della Chiesa. Alla “speranza cristiana” il Papa Benedetto XVI ha dedicato la sua seconda enciclica Spe Salvi (nella speranza siamo stati salvati – Rm 8,24). Se la carità è il cuore della fede cristiana  -perché Dio è amore!-  la speranza ne è il dinamismo che la mantiene viva nel tempo e nello spazio; l’anima che sostiene l’annuncio missionario del Vangelo in ogni epoca e presso tutti i popoli. Il Papa lo dimostra anche con la storia emblematica di Santa Giuseppina Bakhita (1869-1947), che da schiava nel Darfur, “rapita, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan”, divenne pienamente libera e salvata: nel corpo e nella sua dignità come persona, ma più tardi anche come battezzata e come religiosa. Ella si sentiva conosciuta, “definitivamente amata” ed attesa dal suo Signore, che lei chiamava il suo nuovo e unico Parón supremo. Da questa esperienza nasceva in lei l’ardore missionario: era convinta che “la speranza, che era nata per lei e l'aveva «redenta», non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti, raggiungere tutti” (Spe Salvi, n. 3). (Cronologicamente, la sudanese Bakhita era del territorio e dell’epoca in cui S. Daniele Comboni era vescovo, anche se i due non si sono incontrati). (*)
Il profeta Isaia (I lettura), otto secoli prima della nascita di Cristo, in tempi di violenza e desolazione era capace di cantare la speranza in un futuro di vita, di riconciliazione e prosperità per il suo popolo. In analoghe situazioni di sofferenza, anche un altro giovane profeta, Geremia, era capace di vedere il mandorlo in fiore (Ger 1,11). Dove tutti vedono soltanto negatività, i profeti vedono oltre, lontano, una storia ed una speranza diversa: la storia del Dio che conduce tutti a salvezza. Isaia vedeva spuntare un germoglio, subito ripieno del multiforme spirito del Signore (v. 1-3). E descrive lo stupendo giardino della convivenza pacifica dei viventi (animali e persone) tra di loro e con la creazione (v. 5-9). Soltanto un popolo che vive così, nella giustizia e nell’armonia dei rapporti, ha qualcosa di positivo da dire agli altri, può diventare un “vessillo per i popoli” (v. 10). Solo così avrà qualcosa di vero e di bello da condividere nel concerto delle nazioni. E così diventa comunità missionaria! Tra le note di tale popolo rappacificato all’interno e all’esterno, S. Paolo (II lettura) include la capacità di accogliersi “gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi” (v. 7), per la sua misericordia (v. 9).
Giovanni Battista (Vangelo), profeta austero e interiormente libero, con parole di fuoco prepara la strada del Signore che viene dopo di lui, battezza “nell’acqua per la conversione”, annunciando la presenza di Uno più forte di lui, che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (v. 11). Per questo Giovanni grida: “Convertitevi” (v. 2). C’è già una creatura pienamente convertita, cioè rivolta verso Dio, ripiena di Spirito Santo: è, esemplarmente, Maria, tutta pura, senza macchia; è l’Immacolata (8 dicembre). Lei ha accolto il suo Signore e le ha dato un corpo umano; ora lo offre a tutti, anche a quelli che ancora non Lo conoscono. L’Avvento è un tempo privilegiato per vivere la missione: in Avvento e a Natale il Signore viene a noi; non mancherà all’appuntamento. Ma Egli vuole arrivare ad altri anche tramite noi.

Parola del Papa

(*) “La redenzione, la salvezza, secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino… Qui compare come elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell'insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente”.

Benedetto XVI
Enciclica Spe Salvi, 30 novembre 2007, n. 1-2

Sui passi dei Missionari

- 5/12: B. Filippo Rinaldi (1856-1931), terzo successore di S. Giovanni Bosco alla guida della Società salesiana, alla quale diede un forte impulso missionario ad gentes.
- 6/12: S. Nicola (ca. 250-326), vescovo di Mira, patrono di Bari, santo popolare per i regali natalizi; patrono dei bambini, dei ragazzi, dei farmacisti, mercanti, naviganti, pescatori, profumieri.
- 6/12: B. Pietro Pascual (ca. 1225-1300), mercedario spagnolo, vescovo di Jaén, evangelizzatore in Spagna e Portogallo; fu martirizzato da musulmani a Granada.
- 7/12: S. Ambrogio (339-397), vescovo di Milano, dottore, difensore e organizzatore della Chiesa, maestro di S. Agostino.
- 7 e 8/12: Anniversario di importanti documenti missionari: decreto conciliare Ad Gentes (7.12.1965); Evangelii Nuntiandi di Paolo VI (8.12.1975); Redemptoris Missio di Giovanni Paolo II (7.12.1990).
- 8/12: Solennità dell’Immacolata Concezione della B. V. Maria, Madre di Cristo Salvatore.
- 8/12: S. Narcisa di Gesù Martillo Morán (1832-1869), nata e vissuta in Ecuador e morta a Lima (Perù), laica, terziaria domenicana, dedita alla preghiera, alla penitenza e al servizio dei bisognosi.
- 9/12: S. Juan Diego Cuauhtlatoatzin (+1548), indigena del Messico, al quale apparve la Madonna detta di Guadalupe (1531) sul colle del Tepeyac.
- 10/12: Giornata Mondiale dei Diritti Umani (ONU, 1948).