P. Ottavio Raimondo

Il vangelo di Matteo:

Nel brano evangelico di Matteo, proposto dalla liturgia odierna, emergono ‘due’ parole essenziali: deserto (“ che cosa siete andati a vedere nel deserto”) e poveri (“ i poveri sono evangelizzati”)
Il deserto nella prospettiva biblica non è quasi mai il deserto di sabbia, ma è frutto dell’erosione del vento, dell’azione dell’acqua dovuta alle piogge rare ma violente, caratterizzato da brusche escursioni termiche fra il giorno e la notte. Il deserto è il luogo dell’iniziazione attraverso cui la massa di schiavi usciti dall’Egitto diviene popolo di Dio. E’ il luogo delle grandi rivelazioni di Dio, è il luogo dell’educazione alla conoscenza di sé. Ma il deserto è anche  il luogo delle ribellioni, delle mormorazioni, delle tentazioni. Gesù vivrà, infatti, il deserto come noviziato essenziale al suo ministero: il faccia a faccia con il potere dell’illusione satanica svelerà in Gesù un cuore attaccato alla nuda parola di Dio. Nel deserto non ci si installa, lo si traversa quarant’anni, quaranta giorni…. Quindi il deserto è anche cammino, infatti, nel deserto occorre avanzare, non è consentito ‘disertare’, tornare indietro spinti dalla paura, preferendo la sicurezza della schiavitù egiziana al rischio dell’avventura della libertà. Una libertà che non è situata al termine del cammino, ma che si vive nel cammino. Per compierlo occorre essere leggeri, con pochi bagagli. Giovanni il Battista, uomo del deserto per eccellenza, mostra che in lui tutto è essenziale, egli è esistenza che si fa cammino e ricerca per il Signore. 

Le comunità di Matteo: e i discepoli di Giovanni Battista

Il primo a dover prendere posizione di fronte a Gesù fu proprio Giovanni il Battista. A lui succede ciò che era successo a Giona. Costui dopo aver predicato la distruzione di Ninive, quando Dio decide di perdonare la città, entra in crisi e si scandalizza.
Giovanni dopo aver detto che la scure è già sulla radice degli alberi, sente parlare di Gesù che accoglie tutti, tutti perdona e a tutti annuncia “l’anno di grazia del Signore”. Sente che Gesù non parla né di scure né di pula che viene bruciata.
Allora, essendo lui in prigione, manda dei discepoli dove si trovava Gesù a porgli una domanda . Gesù invece di rispondere pone a sua volta alcune domande alle folle. Le folle non rispondono e rimane quindi spazio per continuare il dialogo e per fare scoprire che l’essenziale non è ammirare Giovanni o lo stesso Gesù ma vivere in modo da poter entrare nel regno.
Noi comunità di Matteo sentiamo tanto affetto nei confronti dei discepoli di Giovanni e abbiamo riportato questo racconto per dire loro che la missione del Battista è di portarci a Gesù. È lo stesso Giovanni che indica Gesù ai suoi discepoli: “Ecco l’agnello di Dio” e costoro “sentendolo parlare così seguirono Gesù”.

Le comunità cristiane di oggi: scelte e motivazioni

Gesù ai discepoli di Giovanni presenta ciò che sta facendo e alle folle ciò che lo motivava, i suoi sentimenti. Dopo la risurrezione presenterà ai discepoli mani e costato..
Ce la sentiamo oggi di presentare al mondo le nostre mani e il nostro cuore? Possiamo dire che dove ci siamo noi comunità cristiane i ciechi vedono, i sordi odono, i muti parlano, gli emarginati vengo accolti, chi è solo trova una famiglia che lo accoglie?
Ce la sentiamo di presentare le nostre motivazioni? Possiamo dire che in un mondo pieno di gerarchie, di differenze, di privilegi, la cosa più grande è servire, costruire il regno di Dio che è vita e futuro per tutti?
Lui era giudice, lei insegnante e i due figli studenti. Ogni domenica uscendo di chiesa si avvicinavano a un povero e lo invitavano a pranzare con loro, in casa.
Anche questa accoglienza è avvento.
Suggerimento. Partecipiamo ad un’ iniziativa di solidarietà. Puoi trovare indicazioni concrete nell’ambiente in cui vivi o puoi visitare i siti www.giovaniemissione.it oppure www.comboniani.org (entrato in quest’ultimo sito clicca su “le case” e poi su !Pesaro”.