P. Romeo Ballan

Riflessioni

Giovanni Battista e Gesù: sono in gioco due concezioni diverse circa la missione del Messia. Si confrontano  -e quasi si scontrano-  due modi di intendere il Messia: giudice severo e riformatore sociale, oppure messaggero di misericordia e accoglienza verso tutti? Un dubbio vero, più che comprensibile, assale Giovanni Battista (Vangelo), rinchiuso nel buio e solitario carcere di Macheronte. L’austero predicatore dalle parole di fuoco (vedi il Vangelo di domenica scorsa) ha le sue zone di incertezza. “Sei tu… o dobbiamo aspettare un altro?” (v. 3) Qual è l’identità vera di quel Gesù, personaggio misterioso, attraente ma sconcertante? Giovanni è forse disorientato riguardo a questo Gesù: troppo preoccupato dei poveri e degli ultimi, non sconvolge il sistema sociale, non condanna e non rifiuta nessuno, non distrugge i peccatori, accoglie tutti, va in cerca e dà speranza agli ultimi… Che tipo di Messia è questi, se fosse proprio lui? Giovanni è un modello di ricerca tenace e appassionata di Dio e del Messia; è un modello di credente: non è male avere difficoltà a credere, avere dubbi, non capire il modo di agire di Dio o il senso della vita… Il Battista insegna a non chiudersi su posizioni preconcette; è aperto a confrontarsi: non rigetta il Messia per il fatto che non lo capisce o non è secondo i suoi schemi, ma lo cerca per capire meglio…
Gesù non dà risposte teoriche ai discepoli di Giovanni: li rimanda ai fatti e li invita a saper leggere i segni. Le “opere del Cristo” (v. 2) rivelano la Sua identità: i fatti sono eloquenti per se stessi, parlano, annunciano prima, e spesso meglio, delle parole. Gesù segnala sei prodigi palesi, a favore di ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi, morti, poveri (v. 4-5). Sono segni che parlano della potenza e della misericordia di Dio, sono tutte azioni attinenti a dare vita. Vi è uguale accesso a Dio per tutti, nessuno escluso. Non c’è condanna per nessuno, c’è misericordia per tutti. Anche per i più miserabili e disperati c’è sempre una bella notizia. A chiunque, in qualunque condizione sia, si deve dire: “Anche per te c’è salvezza!
Al suo parente e amico Giovanni, prima di tesserne pubblicamente un alto elogio dichiarandolo il più grande “fra i nati di donna” (v. 7-11), Gesù rivolge anche un delicato invito a rivedere le sue posizioni, lanciandogli una beatitudine: “Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” (v. 6). L’invito era valido allora e lo è ugualmente oggi: anche oggi l’attenzione e la cura degli ultimi e dei bisognosi sono segni che da soli annunciano, prima ancora delle parole, che lì è presente il Regno di Dio. Da sempre, le opere compiute in nome e per amore di Dio fanno missione, evangelizzano, rivelano il volto del Dio che è amore. Una missione che non fosse accompagnata da opere di misericordia, di sviluppo, promozione umana, difesa dei diritti delle persone, tutela della creazione, non sarebbe la missione di Dio e della Chiesa. Non sono opere a scopo di proselitismo per attirare la gente ma risposte ai bisogni delle persone deboli; risposte date nella gratuità, ispirate dall’amore. In nome di Dio.
Il messaggio complessivo della Parola di Dio in questa domenica è che nessuno è escluso dalla gioia messianica: né gli andicappati nel corpo, né tanto meno i poveri, che sono i primi destinatari del Vangelo della vita. In tempi di massima distruzione, deportazione, squallore di rovine e morte, il coraggioso profeta (I lettura) invita alla gioia e alla speranza. Se non parlasse in nome di Dio, sarebbe un illuso, un pazzo. Ma si fida di Dio, sa che Egli ha un progetto d’amore e di liberazione per il suo popolo. Per questo c’è un duplice invito: attendere nella gioia il Signore che viene a salvarci (v. 1-4), e attenderlo con pazienza (II lettura). Come l’agricoltore operoso, che mentre attende i frutti dalla terra e dalla pioggia, non rimane inerte, bensì lavora il suo campo, lo zappa, lo semina, lo pulisce, lo irriga…
Il tema della gioia è tradizionalmente forte nella III Domenica di Avvento, detta appunto “Gaudete” (rallegratevi), fin dal canto di inizio, che dà subito la ragione di tanta gioia: perché “il Signore è vicino”. La Sua presenza nella vita di ciascuno di noi e nei rapporti sociali non ruba spazio all’uomo, anzi lo allarga.  (*)  “Chi cerca Dio trova sempre la gioia, mentre chi cerca la gioia non sempre trova Dio. Chi cerca la felicità prima che Dio e fuori di Dio non troverà che un suo vano simulacro, «cisterne screpolate che non contengono acqua» (Ger 2,13)” (R. Cantalamessa). L’ostinato invito cristiano alla speranza e alla gioia è una smentita ai predicatori di sventure: nonostante i segni contrari, il credente sa vedere, nella filigrana della storia, i segni del progetto di Dio, che si va compiendo. Sono appena tornato da un viaggio missionario in Tailandia e in Vietnam, dove, personalmente, ho visto segni evidenti di speranza e di vita, a conferma che il Regno di Dio e la Chiesa sono presenti e in crescita.

Parola del Papa

(*)  “Il cristianesimo non era soltanto una «buona notizia» – una comunicazione di contenuti fino a quel momento ignoti… Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova”.

Benedetto XVI
Enciclica Spe Salvi, 30 novembre 2007, n. 2

Sui passi dei Missionari

- 12/12: Festa di Nostra Signora di Guadalupe, apparsa sul colle del Tepeyac in Messico (1531) all’indigena San Juan Diego, con un messaggio di speranza agli inizi dell’evangelizzazione dell’America: “Non temere. Non sono qua io che sono tua madre?”
- 14/12: S. Giovanni della Croce (1542-1591), sacerdote carmelitano spagnolo, mistico e dottore della Chiesa, riformatore dell’Ordine Carmelitano assieme a S. Teresa d’Avila.
- 14/12: S. Nimatullah Youssef Kassab Al-Hardini (1808-1858), sacerdote maronita libanese, uomo ascetico, dedito allo studio e all’attività pastorale.
- 16/12: B. Filippo Siphong Onphitak (1907-1940), padre di famiglia e catechista, protomartire della Tailandia. Quando il parroco venne espulso, egli fu scelto come guida della sua comunità e più tardi fu ucciso a Mukdahan. In Tailandia si contano anche altri martiri (2 suore -vedi 26/12- e 4 laici), oltre al B. Nicola Bunkerd (12/1).
- 17/12: S. Giovanni de Matha (1154-1213), sacerdote francese, fondatore dell’Ordine dei Trinitari, per il riscatto degli schiavi.
- 18/12: Giornata Internazionale dei Lavoratori Migranti (ONU, 1990).