P. Ottavio Raimondo

Il vangelo di Matteo:

‘I sogni danno le ali a chi è privo di senno……Se non sono una visione inviata dell’Altissimo, non permettere che se ne occupi la tua mente.’ (Siracide 34, 1+)
Accade che Dio faccia conoscere il suo disegno attraverso un sogno e il segno inconfondibile della sua presenza è che non fa tardare al profugo Giacobbe, al giusto Giuseppe, ai prudenti Magi, al prigioniero Paolo e al dubbioso Pietro i segni della sua predilezione e benevolenza. In questo passaggio di Matteo, Giuseppe, il promesso sposo, dopo il sogno, conduce Maria nella propria casa, benché fosse incinta: egli ha superato tutti i suoi dubbi personali ed ha confermato la ‘sua giustizia’. Infatti, la giustizia di Giuseppe consiste nel fatto che egli non  vuole coprire con il suo nome un bambino di cui ignora il padre, ma consiste nel fatto che, pienamente convinto e coinvolto nella virtù di Maria, rifiuta di consegnare al rigore e all’infinita limitatezza  della legge questo mistero di cui non conosce né altezza, né lunghezza, né profondità. I sogni si realizzano quando coincidono con il sogno di Dio per l’umanità: giustizia e pace si abbracceranno ed un fanciullo condurrà insieme il leone e l’agnello. I have a dream…. Diceva Martin Luther King …. quanto tempo e quanta sofferenza, ma il sogno si realizza ogni volta che ad un fratello, ad una sorella, viene  riconosciuta pienamente la dignità di figli.

Le comunità di Matteo e la nascita di Gesù

Un giorno noi  abbiamo avuto una visita importante. Abbiamo offerto ospitalità a Maria che era in compagnia di Giovanni e del suo gruppo missionario. Andavano ad Efeso.
Maria ci ha raccontato qualcosa dell’infanzia di Gesù. Ci ha parlato di Giuseppe che amava tanto. In seguito abbiamo deciso di mettere per iscritto ciò che avevamo ascoltato.
Gesù fu un autentico ebreo. La sua genealogia inizia con Abramo e termina con Giuseppe. Ed è proprio Giuseppe che dà il nome a Gesù che sarà pertanto riconosciuto come il figlio di Giuseppe, il “figlio di Davide”.
Ma Gesù è anche il figlio di Maria per azione diretta dello Spirito di Dio.
Per noi comunità di Matteo Gesù è il figlio di Israele e il figlio di Dio.
Giuseppe è l’uomo giusto che riconoscendo l’azione di Dio in Maria sceglie di ritirarsi per non essere di ostacolo a un agire misterioso che non è in grado di capire.
Era luminoso il volto di Maria mentre ci raccontava la nascita di Gesù. Sentivamo la sua gioia di madre e di discepola. La sua gioia giungeva fino nel più profondo del nostro essere mentre  ci animava ad annunciare Gesù senza stancarci.
Quanta tenerezza nelle sue parole nei confronti di Giuseppe! Le abbiamo riassunte così: “destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva detto l’angelo del Signore prese con sé la sua sposa; ma non si accostò con lei, fino alla nascita del figlio; e gli pose nome Gesù” (Mt 1,24-25).

Le comunità cristiane oggi di fronte all’accoglienza

L’iniziativa l’aveva presa Dio che, nel ventre di una donna, diventa il Dio con noi, l’Emanuele. Diventa il  Dio vicino, debole, bisognoso di tutto: il Dio della quotidianità.
Anche Giuseppe, l’uomo giusto, aveva preso la sua decisione, lui libero da pregiudizi di genere, libero di fronte alle norme e tradizioni, desideroso solo di non essere mai fuori posto con il pericolo di usurpare un ruolo che non gli appartiene.
E così Giuseppe ritorna sui suoi passi, non se ne va, non fugge non perché capisce ma perché si fida.
Credo che nelle comunità cristiane oggi ci sono molti che sono capaci di prendere le proprie decisioni ma molto meno sono coloro che, come Giuseppe, hanno il coraggio di ritornare sulle proprie scelte lasciandosi guidare da una voce che mai s’impone ma risuona con semplicità e ci dice: “non temere…Non temere di indossare il grembiule del servizio, direbbe don Tonino Bello. Non temere di fare spazio all’altro, al diverso, a chi non capisci e quando non capisci. Non temere di dare la vita, anzi cento e mille vite, per l’Africa, direbbe san Daniele Comboni. Non temere di imbroccare la strada del dialogo.
Con ragione una persona affermava: “Non vi chiedo di crederci, ma vi assicuro cho ho cominciato a vivere nel preciso momento in cui mi sono svegliato, di fatto vivevo dormendo, e mi sono accorto degli altri che esistono non perché io mi serva di loro ma per condividere con loro vita e beni”.
Anche questo nuovo stile di vita è avvento.

Suggerimento: Racconta il Natale di Gesù a una famiglia non cristiana invitandola a partecipare alla tua gioia, alla gioia della tua famiglia.