P. Ottavio Raimondo

Chi teme il Signore onora i genitori (I lettura: Sir 3,2-6.12-14)

La parola di Cristo abiti in voi con tutta la sua ricchezza (II lettura: Col 2,12-21)

Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto (III lettura: Mt 2,13-15)

 Il vangelo di Matteo e migrazioni.         

“Da dove viene il Messia?” si domandavano i contemporanei di Gesù di Nazaret. Ignoravano la sua nascita a Betlemme di Giuda; perciò si stupivano che si presentasse come il messia uno che veniva dalla Galilea. Matteo ripercorre l’itinerario dell’infanzia movimentata di Gesù: il suo esodo come profugo in seguito alla minaccia di Erode, che costringe i suoi genitori a rifugiarsi in Egitto, dove Gesù rivive il destino del popolo ebraico. Questa è la linea dell’incarnazione: il Figlio di Dio non ha voluto condividere la vita dei privilegiati, ma dei poveri, dei disprezzati, degli esclusi. Il tema migrazioni merita oggi una particolare attenzione per cui ci soffermiamo con una riflessione. Da sempre, una categoria numerosa di immigrati è quella dei profughi, in fuga da Paesi dove vedono minacciati, a causa di guerre o regimi dispotici i loro diritti e la loro dignità. Attualmente l’art. 14 della Dichiarazione universale dei diritti umani garantisce il diritto a ricercare e godere di asilo dalle persecuzioni in altri Stati. Eppure diversi stati dell’Unione Europea, nonostante questa normativa, hanno introdotto misure finalizzate a impedire che i rifugiati possano avviare la procedura per il riconoscimento del proprio status. L’ultimo episodio ‘di cronaca’? : l’odissea degli eritrei nel deserto egiziano. Gli africani in catene dallo scorso 20 novembre sono 250 di cui 75 è di origine eritrea, gli altri sono sudanesi e somali. L’organizzazione di trafficanti di schiavi che li tiene prigionieri ha chiesto 8mila dollari per ciascuno di loro. Quale sarà la loro sorte? L’intervento delle autorità egiziane è stato finora ambiguo. Le autorità italiane si sono attiviate per la liberazione dei profughi molto in ritardo rispetto ai tempi della prima denuncia del loro sequestro.

Le comunità di Matteo e la storia del popolo di Israele

Le nostre comunità erano formate in maggioranza da persone che ogni sabato frequentavano la sinagoga. Nella sinagoga, studiando i libri sacri, trovavamo dei punti di contatto tra Gesù e i personaggi della nostra storia, una storia per noi grande e meravigliosa.

Presentando i Magi abbiamo voluto associare culture e religioni differenti tutte alla ricerca di Dio, aperte al riconoscimento di Gesù come re dei giudei, disposte ad accogliere il regno di Dio.

Con la fuga in Egitto abbiamo voluto mostrare Gesù che ripercorre il cammino che è all’origine della storia del nostro popolo: l’esilio in terra straniera e il ritorno alla terra promessa. Diciamo a tutti che Gesù è il nuovo Mosè di cui continua la missione di riunire il popolo di Dio  portandolo ad ascoltare e ubbidire alla Legge.

Il nostro racconto fa brillare la personalità di Giuseppe, così come ce l’ha presentato con grande tenerezza Maria quando, insieme a Giovanni, andando verso Efeso si è fermata nelle nostre comunità. Per il bambino Gesù, nella misura in cui crescerà, non sarà difficile dire che Dio è “abbà”, “papà”. La presenza vicino a lui di un uomo giusto come Giuseppe, pieno di attenzioni e di senso di responsabilità, non potrà mai essere cancellata. La parola papà accompagna Gesù durante tutta la vita, anche sulla croce. La stessa parola, noi comunità di Matteo, la ripetiamo sempre dicendo a Dio “Padre nostro”.

 Le comunità cristiane di oggi e la famiglia

Le nostre famiglie oggi soffrono e devono affrontare numerose difficoltà. La nostra forza è la certezza che Dio ama la famiglia, lui che è il Dio famiglia. Il Dio Padre, Figlio e Spirito santo.

Contemplandolo impariamo oggi che l’amore è vivere per l’altro, grazie all’altro, con l’altro e nell’altro. Ancora oggi facciamo nostro l’insegnamento di Paolo ai cristiani di Colossi sulla famiglia. Ci impressiona fortemente che Paolo trasforma la sottomissione che era dipendenza e, perché no, schiavitù, in una relazione di dono gratuito: secondo la vita cristiana non secondo la tradizione o la mentalità del tempo. Ci impressiona ugualmente come Paolo chiede all’uomo di passare da una posizione di dominio a una relazione di amore e di tenerezza. E ai figli chiede un atteggiamento di fiducia verso i genitori e ai genitori un atteggiamento di fiduciosa pazienza nei confronti dei figli.

In questi orizzonti noi, comunità cristiane di oggi, ci ritroviamo in queste parole che mi scriveva un cristiano anonimo del nostro tempo:

“Io direi che sposarsi è veramente un atto contro corrente nei confronti di una società che ti vuole isolare e schiacciare, renderti un moderno schiavo dell'era post-industriale, senza progetti di vita e senza speranza, se non quella di vivere alla giornata (chi vuol essere lieto sia... e intanto qualcuno ti programma l'esistenza, imponendoti i dogmi sul relativismo di tutto, sulla mancanza di certezze, sul vivere tutto e subito...).

E poi, come spesso dicevi tu, mettere su famiglia non deve tradursi un una chiusura a riccio verso l'esterno, altrimenti diventa un'alienazione a due. Io aggiungerei inoltre che contro i miti della bellezza/giovinezza/ricchezza per i quali tutto è lecito, sposarsi ti fa scoprire come è bello rinnovare la tenerezza, l'affetto, la solidarietà, l'intimità ogni giorno che passa, spesso sempre diversamente, anche se si invecchia insieme, se non si diventa ricchi, se la bellezza sfiorisce a poco a poco…” .

Anche questo è vangelo: vita in pienezza.

Suggerimento: questa domenica o nei prossimi giorni invitiamo a casa nostra una famiglia proveniente da altri paesi dando la precedenza a famiglie che hanno figli a scuola con i nostri figli.

 p. Ottavio Raimondo, comboniano, oraimondo@emi.it 348-2991393