P. Ottavio Raimondo

Ecco il mio servo in cui mi compiaccio ((Is 42,1-4.6-7)
Dio consacrò in Spirito Santo Gesù di Nazaret (At 10.34-38)
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire sopra di lui  (Mt. 3,13-17)

Il vangelo di Matteo

Dio penetra gli elementi della creazione e li rende santi. Nell’acqua, elemento primordiale, santifica e rinnova tutte le cose di questo mondo; nel vento rivela il suo Spirito; nel fuoco, mostra la sua forza onnipotente. Cristo, scende nell’acqua, scende fin dentro questa creazione e va a cercare i nostri limiti, i nostri peccati, per rigenerarci. Dice Matteo:‘Allora comparve Gesù dalla Galilea sul Giordano davanti a Giovanni per essere battezzato da lui.’

L’intero brano è una miniatura che contiene tutto il Vangelo e rivela il mistero più profondo di Dio: la Trinità, come Amore tra Padre e Figlio, offerto da questo a tutti i fratelli e le sorelle. Gesù è in fila con i peccatori, è la prima presentazione del Dio- con – noi. E come potrebbe essere diversamente, se vuole essere con noi? Tuttavia possiamo continuare a domandarci: perché viene anche lui? Che peccato ha il Santo? Nessuno! E per questo porta il peccato di tutti. Se peccare è abbandonare il Signore, l’abbandono lo sente non chi abbandona, ma chi è abbandonato. Il male è portato da chi ama e non lo fa. Questa scelta di Gesù, che si mette in fila con i peccatori e si immerge nel nostro male, rivela Dio come empatia piena per ogni sua creatura. E’ la rivelazione di un Dio santo, diverso da quello che tutti accettano o negano e che si manifesterà sulla croce.

Le comunità di Matteo e il battesimo

Noi, comunità di Matteo, abbiamo dato molta importanza alla relazione tra Gesù e Giovanni il Battista. Abbiamo sottolineato con chiarezza che Gesù non dipende dal Battista. Per questo abbiamo messo sulla bocca del Battista la domanda: “Sono io ad aver bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Ma abbiamo anche affermato che nel battesimo di Giovanni Gesù fu investito della missione profetica e lo stesso Padre lo designò come il Messia che risponde alle attese del popolo. Chi non riconosce la legittimità del battesimo di Giovanni non può riconoscere la missione di Gesù.

Inoltre abbiamo usato l’espressione “i cieli si aprirono” perché gli israeliti credevano che i cieli si erano chiusi perché Israele aveva rotto l’alleanza con il Signore. Nel salmo 74,9 leggiamo: “Non vediamo più i segni della tua presenza, non ci sono più profeti e nessuno sa fino a quando” E infine, i profeti avevano promesso il tempo in cui i cieli si sarebbero aperti.: Is 64,1; Ez 1,1.

E poi abbiamo rappresentato lo Spirito come colomba. La colomba è l’immagine di Israele, è l’immagine della sposa del Cantico dei Cantici.

Le comunità cristiane oggi e il battesimo

Per noi il nostro battesimo, come quello di Gesù, manifesta che Dio è in mezzo al suo popolo, a quel popolo la cui storia è storia di salvezza e di elezione ma anche storia di fraintendimenti e di rifiuti.

Come per Gesù anche per noi lo Spirito scende con dolcezza come con dolcezza “si librava sulle acque” negli inizi della creazione. Siamo abitati, tempio, dello Spirito!

Lo Spirito anche noi lo accoglierlo ascoltandolo come colui che viene attraverso la comunità, il popolo e che, sempre, ci fa figli nel Figlio così che possiamo dire a Dio: “Abbà” Padre. Siamo figli di Dio!

Come Gesù anche noi ci immergiamo – questo è il significato della parola battesimo – nella storia del mondo per assumere su di noi il male del mondo: il male-peccato e il male-sofferenza.

Né Gesù né noi siamo persone costituzionalmente inattaccabili dalla fragilità umana. Siamo fratelli di ogni uomo, di ogni donna, dell’intera umanità.

Gesù con il suo battesimo accetta di essere “uno tra gli altri”. Ma ciò non gli impedisce di sentirsi e di dichiararsi investito di un’autorità singolare. Lo stesso, lo crediamo, vale anche per ciascuno di noi. Siamo inviati, testimoni, annunciatori, missionari della Trinità.

2000 anni fa è iniziato il tempo di Cristo:, tempo in cui il battezzato è chiamato a mettere in pratica il vangelo di “giustizia, pace e allegria” (Rm 14,17) annunciato da Gesù.
Oggi ci troviamo di fronte al vangelo della globalizzazione. Se non siamo vigilanti, se non riafferriamo alla Parola di Dio e al nostro Battesimo, potremmo anche noi cadere nella trappola di credere che non c’è alternativa a questo mondo al quale, forse anche Dio, deve adeguarsi.

Qualcuno dice: che la smetta Dio di parlarci di fraternità e di giustizia, che sia un po’ più realista e meno pretenzioso, che si adegui un po’ anche lui ì, che capisca che i tempi sono cambiati!

E tu che ne pensi? E la nostra comunità come la pensa? E il nostro battesimo che ci fa dire?

suor Giuseppina Barbato -  b.giuseppina@yahoo.co.uk - p. Ottavio Raimondo – oraimondo@emi.it