P. Ottavio Raimondo

Il popolo vide una grande luce (I lettura: Is 8,23b-9,3)
Non vi siano divisioni tra di voi (II lettura: I Cor 1,10-13.17)
Lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare (III lettura: Mt 4,12-23)

 

 Il Vangelo di Matteo

‘Cominciò Gesù a proclamare e a dire: Convertitevi’

La conversione non è un gesto irrazionale, anzi nella prospettiva evangelica significa ‘volgersi alla luce, aprire gli occhi, ovvero l’unica condizione per entrare nel giorno che c’è già. E’ un cambio di mente e di cuore, di occhi e di vita. E’ l’atto massimo della nostra libertà ed ha un perché: il dono di sé che Dio ci fa. Nel testo di Matteo sono significativi i movimenti che lo stesso Gesù compie per voltarsi e vedere i pescatori. Gesù intanto ‘cammina’ e non siede in cattedra, insegna con la sua vita. ‘Vide’. L’occhio va  dove porta il cuore e l’occhio di Dio, il suo vedermi, è il mio stesso esistere. Come mi vede Dio? Mi vede nella mia quotidianità, mi conosce, sono prezioso ai suoi occhi ed io capisco la passione che ha per me, creatura tra tutte le creature: ‘Mi ha amato e ha dato se stesso per me’ dice Paolo ai Galati. ‘Dice loro’: La parola manifesta all’orecchio ciò che il suo sguardo ha fatto vedere al cuore. ‘Venite dietro di me’. Gesù non è un maestro che il discepolo sceglie. Egli è il Signore stesso, Egli è la Parola stessa. E la sua parola, seminata, germina secondo la sua specie: a quanti l’accolgono ha dato il potere di divenire ‘figli di Dio’.

La comunità di Matteo

Dopo il battesimo e la prova che ne segue, Gesù fa sua la missione di essere profeta in Galilea e in una città che è in riva al mare.

Per noi, cristiani delle comunità di Matteo, questi particolari sono molto importanti. In Galilea, ossia alle frontiere della terra promessa. In riva al mare ossia alle frontiere del regno del nemico. Nella cultura del nostro popolo il cielo apparteneva a Dio, la terra agli uomini e il mare al nemico.
Gesù accetta di essere “luce per quanti abitano nelle tenebre”.
Abbiamo capito che la sua missione consisteva nell’annunciare e nel testimoniare: “Cambiate modo di pensare! Il regno dei cieli è vicino!”. Il cambio di mentalità per noi è mettere al centro lo stesso Gesù non ognuno per conto proprio ma insieme, come persone in comunione. Proprio per questo abbiamo presentato la chiamata di due coppie di fratelli.

Inoltre, per fedeltà alle nostre radici e per rispetto a chi era ancora nell’ebraismo, noi non pronunciamo mai il nome di Dio con il quale cerchiamo intimità rispettando, nel contempo, il suo mistero. Per questo scriviamo “regno dei cieli” e non semplicemente “regno di Dio”.

Le comunità cristiane oggi

Dobbiamo chiederci dove potrebbe essere per noi oggi Cafarnao perché anche noi abbiamo bisogno di iniziare deve ha iniziato Gesù e abbiamo bisogno di invitare alla sequela quelle persone semplici, forse influenzate da una cultura pagana e straniera ma, proprio per questo, più libere di cogliere la novità di un annuncio rivolto a tutti fuori dalle strettoie dei legalismi, dei particolarismi e degli integralismi. Da qui nasce  un annuncio che sa giungere a tutti senza diventare attività proselitista o che imponga modelli culturali estranei alla vita dei destinatari.

La buona notizia è legata alla cura e alla guarigione di tutti coloro che soffrono ogni sorta di limitazioni. Ho sentito parlare una volta di una parrocchia frequentata da molte persone con difficoltà di ogni genere. Di fronte a chi aveva dubbi e criticava il fatto, ho sentito il parroco rispondere: Io mi meraviglio che le persone con problemi non si avvicinino a tutte le comunità cristiane. Se dai vangeli togliamo le persone con problemi togliamo l’80 per cento dei vangeli stessi.

Non basta che le persone in difficoltà si avvicinino: dobbiamo farle sedere nei primi posti come ci raccomanda san Giacomo: i primi posti non sono di chi porta anelli d’oro ma del povero, del figlio di Dio, fratello nostro, in difficoltà.

È una missione grande questa, una missione che non terminerà mai: “I poveri li avrete sempre con voi”. E se ci sono i poveri c’è anche bisogno di persone che continuando la missione del Gesù, diventino pescatori di uomini: persone che siano per tutti giullari dell’amore di Dio, del Dio della vita per tutti..

“La foresta è la mia cattedrale, i pigmei da tutti disprezzati, sono i miei fratelli e sorelle belli. In questa cattedrale, attorniata da questo popolo, ho fatto domenica scorsa la mia professione religiosa consacrando come missionaria la mia vita come discepola di Gesù. Sono suora missionaria grazie anche a una comunità parrocchiale, quella dove sono nata e cresciuta, che non mi trattenuto per sé”.

Con questa testimonianza di una giovane missionaria diciamo: Grazie Gesù che continui a camminare per le strade del mondo e continui a chiamare come un giorno hai chiamato quelle due coppie di fratelli.

Suggerimento. Ci impegniamo in questo 2011 a invitare nella nostra parrocchia o nel nostro ambiente un missionario o una missionaria sapendo che abbiamo bisogno della loro testimonianza perché si manifestino e giungano a maturazione tra di noi quelle nuove vocazioni missionarie che il Signore continua a suscitare nelle comunità cristiane per l’annuncio del Vangelo a tutti i popoli.

suor Giuseppina Barbato -  b.giuseppina@yahoo.co.uk - p. Ottavio Raimondo – oraimondo@emi.it