P. Ottavio Raimondo

Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero (I lettura: Sir 2,3;3,12-13)
Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo (II lettura: 1 Cor 1,26-31)
Beati i poveri in spirito (III lettura: Mt 5,1-12)

Le comunità di Matteo

Le promesse sono al passivo per indicare che chi le realizza è Dio.

Noi delle comunità di Matteo abbiamo voluto:

-collocare il discorso della montagna su una piccola collina vicino al mare di Galilea,

-sottolineare il carattere gratuito del Regno in cui Gesù destina la sua felicità a tutti ma in particolare agli esclusi del mondo e dello stesso sistema religioso.

Molti testi del primo testamento affermano: “Beato chi teme il Signore e chi lo serve senza sosta… beato chi pronuncia sentenze giuste…”. Gesù afferma la totale gratuità e dice: “beato chi ha un cuore di povero…”.

Noi delle comunità di Matteo ci siamo sentiti esclusi e ci siamo resi conto di vivere in un mondo di esclusi, da qui il bisogno di dire con forza a noi stessi e a tutti: “Gli afflitti saranno consolati, i misericordiosi riceveranno misericordia, coloro che hanno fame e sete di giustizia saranno saziati, il Regno sarà dei perseguitati” non perché noi e loro siamo necessariamente buoni e giusti, ma perché Dio ci ama e non accetta che continuiamo a soffrire.

La comunità cristiane oggi

Ci immaginiamo, noi comunità cristiane di oggi, Gesù raggiante per tutta la folla che aveva attorno, entusiasta mentre cammina con la folla e va su, su per quella collina.

Fissiamo il suo sguardo che sembra dire: oggi vi voglio stupire. Vi dirò qualcosa che nessuno mai vi ha detto. Voglio indicarvi la strada per fare della vostra vita il non plus ultra!

Sentiamo il suo cuore che canta e, parlando con il Padre, gli dice: vedrai Padre come sarà bello questo momento, sarà proprio uno sposalizio, una festa di nozze, sarà l’inizio del nuovo per tutti, per l’intera creazione. Sarà il momento in cui dirò a tutti chi sei tu

Lo vediamo mentre si siede commosso: proprio perché voglio dirvi chi è mio Padre non voglio fare con voi uno studio sulla povertà, sulle difficoltà, sull’ingiustizia, … e neppure vi parlerò di chi vive situazioni di povertà, di contrarietà, di oppressione...

“Oggi vi regalo le beatitudini - sembra dirci Gesù - la superstrada della felicità”.

E a questo punto rileggiamole di nuovo le beatitudini e condividiamo quattro riflessioni:.

- Chi accoglie la prima beatitudine vive poi tutte le altre: piangerà in un mondo i cui mali sembra non finiscano mai; avrà fame e sete di giustizia; sarà mite; misericordioso; puro di cuore, operatore di pace; perseguitato a causa della giustizia.

- Il povero che è tale per lo (grazie allo) Spirito è un pugno nello stomaco di una società che non sa piangere, che non ha fame e sete di giustizia, che non conosce la mitezza, né la misericordia, né la purezza di cuore, e tanto meno essere operatrice di pace e accettare di pagare per costruire giustizia.

- Il povero per lo Spirito dice a chiare lettere che si possiede solo ciò che si dona mentre ciò che si trattiene ci possiede. La felicità non nasce da ciò che riceviamo ma da ciò che diamo. L’infelicità è accumulare; è non piangere, non avere fame e sete di giustizia, non conoscere la mitezza né la misericordia; non vivere con purezza di cuore né essere operatori di pace, né saper essere giusti.

Giorni fa ho letto una storiella su un cristiano che muore e rimane di stucco quando, volendo entrare in paradiso, Gesù gli dice che non è pronto. Insiste dicendo: “Ma perché non sono pronto, Signore?” E Gesù gli risponde: “Perché non hai fatto tutto che era necessario per essere felice”.

Noi potremmo dire non hai imboccato la superstrada della felicità: le beatitudini.

Suggerimento: In molti posti si celebra oggi la Giornata Mondiale dei Lebbrosi instituita da Raoul Follereau e portata avanti da associazioni che si ispirano a lui in particolare da AIFO www.aifo.it

p. Ottavio Raimondo, oraimondo@emi.it – 348-2991393