P. Ottavio Raimondo

A nessuno ha comandato di essere empio (I lettura: Sir 15,16-21)
La sapienza di Dio è prima dei secoli (II lettura: 1 Cor 2,6-10)
Così fu detto agli antichi ma io vi dico… (III lettura: Mt 5,17-37)

Il vangelo di Matteo

‘Se la vostra giustizia non sarà eccessiva, più degli scribi e dei farisei…. Gli scribi insegnano la giustizia della legge; i farisei la fanno, Gesù dice che per entrare nel Regno non basta conoscere ed eseguire la legge. È necessaria una giustizia che ecceda i limiti della legge: è quella del Padre che ama, perdona e salva gratuitamente i suoi figli. È una giustizia ‘eccessiva’ perché l’amore che la muove non conosce limiti. Nel Vangelo di Matteo, nella parola di Gesù la giustizia comprende tutto l’atteggiamento ed il comportamento spirituale e morale, è soprattutto ‘fraternità’, vissuta nella ‘filialità’ di fronte a Dio. Solo così un uomo è davvero ‘giusto’ verso il fratello. Non basta non uccidere, non puoi onorare Dio se non sei in armonia con il fratello. Il vero culto è che si faccia il primo passo per riconciliarsi anche se riteniamo di essere noi gli offesi. Non esiste vera giustizia senza carità, perché l’amore è il primo debito; né vi è carità senza vera giustizia. L’una e l’altra devono concretizzarsi in fatti: rispettare e difendere i diritti di ciascuno, cercare l’autentica ‘promozione umana’, promuovere la pace.

Le comunità cristiane di Matteo

Noi comunità di Matteo eravamo a conoscenza che già da oltre trenta anni Paolo e il suo gruppo avevano detto che la legge mosaica non aveva più valore.

“Non stiamo più sotto la legge”, troviamo scritto in numerosi passi delle lettere ai Galati e ai Romani. Citiamo solo: Gal 3,25 e 5,1-4).

Forse Paolo in Asia Minore e a Roma si proponeva di liberare le comunità da un’interpretazione fondamentalista della legge.
Noi invece in una situazione diversa vogliamo aiutare i fratelli a capire che la proposta di Gesù non è di rottura anche se la sua è una lettura critica rispetto a una religione che finiva per opprimere le coscienze.

Gesù non esime nessuno dall’osservanza ma vuole interpretarla in un modo più ricco e genuino.

Noi presentiamo Gesù che riconosce quanto vi è di umano e di contingente nella formulazione che la tradizione ha trasmesso e che scopre il principio vivo che sta al di là delle formulazioni. Principio che trova la sua espressione più adeguata e l’applicazione universale nel vangelo del Regno.

Un impegno grande il nostro. Un impegno che ci auguriamo venga portato avanti dalle comunità cristiane di tutti i tempi nei confronti di tutte le culture e religioni. Vi auguriamo anche a voi cristiani del 2011 di discernere sempre tra le formulazioni contingenti (storiche) e il principio ispiratore.

 Le comunità cristiane di oggi

Noi comunità cristiane di oggi ci troviamo di fronte a sei affermazioni: quattro le leggiamo oggi e due le leggeremo la prossima domenica.

- Fu detto agli antichi: Non ucciderai… ma io vi dico…

Non ucciderai senza se e senza ma. Siamo chiamati ad amare la vita, a difenderla e farla crescere. La vita fisica e la vita affettiva, di relazione, di conoscenza, d’impegno, di valorizzazione delle caratteristiche di ognuno senza mortificare le possibilità di nessuno.

             È bello essere comunità che scelgono la nonviolenza!

- Fu detto: Non commetterai adulterio… ma io vi dico…

Gesù parla di ciò che ha visto nel Padre il suo amore. Un Dio non possessivo e mai lesivo dell’altro.

Il Padre Dio vi ama con tutto sé stesso: è fedele e il suo amore è indistruttibile. Ogni vero amore esalta la dignità dell’altro: mai l’altro è oggetto da conquistare; sempre persona da rispettare.

            È bello essere comunità che riconoscono la dignità dell’altro.

- Fu detto: Chi ripudia la propria moglie le dia l’atto del ripudio… ma io vi dico…

Vi siete mai chiesti, sembra dire Gesù, cosa significhi il tuo rifiuto dell’altro? Non puoi essere causa di male per nessuno. Non puoi esporre nessuno al vuoto. E forse anche il divorzio è frutto amaro di solitudine; di persone non accompagnate, nel cui cuore c’è tanta paura.

            È bello essere comunità che si aiutano a vivere il SI all’altro fino alla fine.

- Fu detto dagli antichi: Non giurerai il falso… ma io vi dico…

“Di lui ci si può fidare: è un cristiano”; con le mie orecchie ho sentito questa frase dalla bocca di un giovane.

E Paolo Borsellino, il giudice ucciso, scriveva a riguardo del SI, si; No, no; nei confronti della mafia e di ogni tipo di mafia: “ ...è la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza,della contiguità e quindi della complicità”.

            È bello essere comunità che vivono autenticità – sincerità – trasparenza

Suggerimenti. Richiedi all’EMI (ordini@emi.it) il libro NON UCCIDERE . Visita il sito www.unimondo.org  oppure www.redattoresociale.it e informati se sul tuo territorio ci sono associazioni di volontariato nel settore della pace, giustizia e salvaguardia del creato.

Suor Giuseppina Barbato, b.giuseppina@yahoo.co.uk  -  p. Ottavio Raimondo, oraimondo@emi.it